giovedì 16 agosto 2007

Vincenzo Cerami: perchè abbiamo bisogno del Partito Democratico

(Articolo di Vincenzo Cerami, pubblicato da Repubblica il 13 marzo 2007)
Gli esperti ci ricordano che in Italia la politica si fa per telefono e nei salotti, che ha un linguaggio autoreferenziale. E che il potere di cambiare le cose sta strettamente nelle mani di chi non ha alcun interesse a cambiarle. Probabilmente hanno ragione, e per questo è necessario un grande scossone per riportare la politica nel suo ambiente naturale, tra i cittadini. Un grande Partito Democratico è l´occasione giusta.
I politologi dicono che le belle parole sono l´abito elegante di chi invecchia. Sarà vero, ma chi non pronuncia belle parole è condannato a vivere nel brutto e nel vuoto. Questa nostra epoca ci vuole tutti uguali, nei modi di essere e nei consumi. È cattiva scuola quella che tenta di far somigliare tra loro gli alunni. Il suo compito principale è semmai l´esatto contrario: fare in modo che tutte le individualità siano differenti e irripetibili. La coabitazione di persone diverse tra loro, ognuna con la propria storia e la propria personalità, è più viva di un ricovero nel quale tutti portano il medesimo distintivo, e poco hanno da dirsi giacché, appunto, si somigliano. La politica italiana, per come sono andate le cose nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica, ha oggi necessità di aprire spazi vitali a vaste parti della popolazione, fino a ieri frazionate e circoscritte in aree chiuse, generate dal percorso della storia. Bisogna prendere atto che il sistema tradizionale dei partiti non corrisponde più alla società del nostro tempo. Vanno buttate giù le pareti che fanno da confine, e lasciare circolare, in un ambito più ampio e arioso, idee ed esperienze diverse, ma legate dal comune desiderio di un grande balzo in avanti del nostro paese, sul piano della giustizia, della civiltà e del benessere. Le giovani generazioni, che del passato non hanno responsabilità e memoria, faticano a riconoscere nei partiti attuali le loro idealità e aspettative. Li vivono come sopravvivenze, se non proprio come stanze del Palazzo. Eppure sono proprio i ragazzi e le ragazze ad avere necessità assoluta di politica, di credere nella politica. Il Partito Democratico, di cui tanto si parla negli ultimi mesi, è la grande opportunità per dare una spallata al vecchio e cominciare a costruire il futuro, per creare un clima di fiducia e di partecipazione di tutti alla crescita dell´Italia. Non hanno senso le recriminazioni, le nostalgie, le impuntature di principio, la difesa degli orticelli, la vaghezza dei progetti chimerici, e l´aridità del pragmatismo di cui sono portatori i partiti tradizionali. Così come rallenta - quando non avvelena - la crescita della politica, l´arroccamento dei quadri al dirigismo e al personalismo. Il Partito Democratico apre le porte che fino a ieri tenevano separati laici e cattolici, democratici di De Gasperi e democratici di Berlinguer, democratici di Nenni e democratici cristiani… Liberarsi di quei cancelli, mischiando le diversità sotto la stessa bandiera, svuota di senso i vecchi conflitti, vanifica ogni spirito di supremazia, fa nascere un nuovo senso di appartenenza, più esteso, ben disposto agli scambi di esperienze e di culture. Comune denominatore e collante saranno la continuità della tradizione democratica e l´unanime impegno a creare il futuro migliore che vorremmo avere, lasciando nel magazzino tutto quanto del passato, seppure glorioso, è diventato zavorra. I giovani non dovranno rimettere in piedi una macchina scassata, ma imparare a costruirne una nuova di zecca, bella e che corra a gran velocità, per affrontare le nuove sfide culturali, economiche, tecnologiche. In questo nuovo, spazioso partito si può passeggiare, bivaccare, fare festa, discutere e progettare tra amici che hanno scelto di separare l´interesse personale da quello generale, che hanno scelto di stare assieme per essere più forti e dar vita a un´Italia viva, creativa, efficiente. Il nostro paese ha potenzialità e intelligenze indiscutibili, sa produrre con estro e cultura, sa coniugare fantasia e scienza. Gli basta ritrovare fiducia in se stesso, e anche la tradizionale, straordinaria vocazione all´allegria. I giovani, che sono il nostro futuro prossimo, hanno bisogno di grandi principi, più forti della mitologia consumistica diffusa dal mercato. Cercano valori basilari in cui trovare un´identità sia personale che collettiva, una cultura ricca che li faccia crescere fuori da ogni condizionamento, nella certezza di un domani sereno. Hanno diritto a una politica che rispetti la sacralità dell´uomo e l´integrità dell´ambiente in cui vive. Chiedono già oggi che la politica ritrovi il suo ruolo di distributore di giustizia, senza porsi al servizio di interessi particolari, di lobby nazionali e internazionali. Vogliono viaggiare per il mondo con l´orgoglio di essere italiani, e non portare il loro talento all´estero perché qui da noi mancano le occasioni di lavoro. È un nuovo clima che il Partito Democratico deve far nascere in Italia, un entusiasmo che spinga all´invenzione e alla fantasia, in ogni campo, nel lavoro, nell´arte, nell´imprenditoria. Quindi liberalizzazioni, alleggerimenti burocratici, stimoli all´iniziativa, opportunità di esprimere le proprie capacità. Ottimismo. Non abitiamo il migliore dei mondi possibili, lo sappiamo benissimo. E non serve a niente chiederci perché. O lo rifiutiamo o cerchiamo di viverci. Un partito politico serve a rendere vivibile anche un mondo poco aggraziato. Il Partito Democratico non può accontentarsi della somma algebrica dei partiti dell´Ulivo. Dovrà essere un territorio aperto a tutti gli italiani che hanno a cuore la sorte del loro paese, delle loro famiglie, dei loro figli. Non importa la provenienza politica d´origine. Sarebbe da augurarsi, paradossalmente, che un giorno si decida di tirare a sorte la posizione degli schieramenti nel Parlamento. Che la destra sieda a sinistra, e viceversa. Non ha alcun senso ispirarsi a un costume passato che non ha più agganci col presente. La società di massa è una realtà definitiva e irreversibile. Le differenze non sono più ideologiche, ma fanno riferimento a un´etica generale con cui si guarda al mondo. Il Partito Democratico si fonda sulla difesa dei diritti di chi è socialmente più fragile. Coniuga realismo politico e difesa delle scelte e dei diritti di tutti. Combatte per la salvaguardia della natura. È per la laicità dello Stato e contro la pena di morte. È per l´Europa unita, e contro ogni forma di discriminazione. Opera per la libertà e il pluralismo dell´informazione. Ha nel gene il principio della concertazione. Non accetta la guerra come merce di scambio. Al contrario di chi gli si oppone, sa valutare la centralità della cultura in una società evoluta. Una sua parte consistente ha rifiutato lo statalismo. Combatte i moralismi, ed è attenta ai grandi fenomeni sociali che hanno bisogno di giustizia e di legalità. È più che mai vicino agli interessi delle aziende che creano benessere e posti di lavoro. Valorizza l´incontro delle culture e l´integrazione dei nuovi italiani, opera per la crescita e l´autonomia dei paesi poveri. Deplora e cerca di vincere l´odiosa evasione fiscale. Rispetta i poteri dello Stato. Opera affinché nel nostro paese le istituzioni assumano il proprio ruolo costituzionale super partes, agendo lontano dai partiti. Pone la scuola pubblica al centro della sua attenzione, in quanto luogo del sapere e motore del futuro, sia per gli agiati che per i meno agiati. Intorno a questa concezione del mondo può nascere un impegno "forte", capace di mobilitare l´entusiasmo di molti italiani e soprattutto dei giovani. Se vuole porsi al centro della vita italiana nei prossimi decenni, il Partito Democratico deve presentarsi sulla scena come una grande svolta, chiudendosi una porta alle spalle, e spalancandone un´altra. Sogniamo un altro panorama culturale, inedito e in stretta sintonia con i tempi, che faccia precipitosamente invecchiare tutto ciò che ancora abbiamo sotto gli occhi.

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