giovedì 20 dicembre 2007

Il PiDdì - Segretari a confronto

Paolo Sordi ha 51 anni, è nato a Fucecchio, è segretario DS di Fucecchio dal 2002 e di professione è architetto.
A che età hai iniziato a fare politica e che cosa ti ha spinto a farla?
Ho iniziato a circa sedici/diciassette anni, quando ero studente ad Empoli per rivendicare maggiori diritti per gli studenti, le donne i lavoratori e poi vi erano le lotte per la libertà dei popoli (il Vietnam, il Cile ecc.).
Qual è stato il tuo primo partito politico e perché lo hai scelto?
Ho aderito al PCI per la sua storia, per la difesa dei più deboli, per le battaglie di civiltà, per gli amici, per i compagni, non solo studenti, ma anche operai: si parlava molto, avevamo molte certezze e pochi dubbi.
Come è cambiata la politica?
Prima la politica era molto più impregnata di ideologia, di internazionalismo: l’America, l’URSS, la Cina, il Vietnam. Oggi la politica è più rivolta al nostro Paese. Allo stesso tempo noto più cinismo, perdita di valori, la difficoltà di indignarsi.
Come hai vissuto questa fase costituente?
Il Partito Democratico è una grossa opportunità per la sinistra ma soprattutto per il Paese; oggi stiamo costruendo un partito riformista capace di governare e di riassumere in sé tutta la parte migliore della tradizione socialista e cattolica italiana. Io non ho avuto dubbi sul valore di questo cambiamento e lo ho percepito anche nella passione di molti amici e compagni al dibattito congressuale.
Che cosa hai pensato la prima volta riguardo alla possibilità di un partito unico tra DS e Margherita?
All’inizio ho avuto qualche dubbio sui tempi stretti che ci eravamo dati, ma non per il progetto, il simbolo dell’Ulivo lo conosciamo ormai da un decennio.
Qual’è stata, secondo te, l’esigenza di aver costruito il PD?
L’esigenza di dare certezza, serenità e continuità all’azione riformista per trasformare l’Italia e gli italiani, riformare la macchina amministrativa, migliorare i servizi. Per questo occorre costruire un nucleo forte e trainante all’interno della coalizione di centro-sinistra, capace di parlare al Paese con un’unica voce chiara e sincera. Tutelare finalmente il cittadino comune, ridimensionare i poteri e le corporazioni più forti (banche, assicurazioni, farmacisti, tassisti, professionisti, ecc.)
Che cosa significa passare da DS a PD per te?
Se l’azione dovrà essere semplice chiara e forte, il dibattito politico dovrà vedere partecipi le molteplici sensibilità (sociali, ambientali, civili, ecc.). Un partito quindi come un grande contenitore il cui involucro è costituito dai valori della solidarietà, della giustizia sociale, delle pari opportunità non solo tra i sessi, ma tra i ceti sociali e le etnie; mi sembrerebbe un passo in avanti, o no?
Che cosa ti differenzia da un componente della Margherita?
Avevamo ed abbiamo sensibilità ed attenzioni diverse su alcune tematiche, come i contraccettivi, la lotta all’AIDS, l’aborto il testamento biologico, ecc. credo però che la laicità ed il rispetto delle opinioni altrui saranno punti fermi del nuovo soggetto politico.
Quali i punti in comune?
I valori democratici, la Costituzione, ma soprattutto la voglia di cambiare questo nostro Paese.
Durante la fase costituente del Partito Democratico abbiamo creato "l’Alfabeto del PD di Fucecchio". Quali dovranno essere, secondo te, le parole chiavi del nuovo partito?
Bene pubblico, cambiamento, coraggio, Europa, Terzo Mondo, I CARE, partecipazione, solidarietà, serenità, felicità.
Perché Veltroni?
Veltroni è stato il primo ha parlare di Partito Democratico. E’ la persona giusta, per capacità amministrativa, serietà e tenacia, inoltre ha la capacità di farci scorgere orizzonti lontani, che poi così lontani non lo sono mai.
“Vecchie” alleanze, “alleanze di nuovo conio” o “mani libere” per il PD?
Il PD dovrà essere un partito, si spera forte e coeso, ma senz’altro con le mani libere da schemi e preconcetti.
Festa de l’Unità o Festa Democratica?
Io credo che la Festa de l’Unità sia stata ed è una cosa importante per Fucecchio; essa rappresenta la voglia e la capacità di stare insieme, di ritrovarsi, di discutere di molti amici e compagni che per un mese mettono a disposizione volontariamente e disinteressatamente il proprio tempo e le proprie capacità. Il nome non è importante: festa de L’Unità, festa de Democratica, o cos’altro, saranno i volontari a deciderlo.
Cosa cambia a Fucecchio con il PD?
A livello Comunale, faremo un gruppo consiliare unico a cui tutti i DS e la Margherita hanno dichiarato di aderire: per cui l’azione amministrativa sarà ancora più coesa. Sul territorio abbiamo delle buone novità: la prima è l’affacciarsi di un gruppo giovane di ragazzi e ragazze che con capacità e passione anima il nuovo partito; la seconda è la costruzione della nuova sede in via I° settembre 43 in un fabbricato con molteplici potenzialità.
Il 25 e il 26 gennaio 2008 verrà eletto il segretario comunale del PD di Fucecchio. Ti candiderai? Pensi sia giusto lasciare spazio a facce giovani?
All’ultimo congresso DS ho detto chiaramente che non mi sarei candidato a segretario del PD perché credo nell’esigenza di rinnovare il gruppo dirigente. Non sò se vi saranno più candidati, senz’altro però auspico e lavorerò per creare le condizioni di un rinnovamento non solo politico ma anche generazionale, perché questo nuovo gruppo di ragazzi ha molte potenzialità.
Per finire, che cosa pensi di Silvia Melani?
Silvia Melani si è dimostrata capace come vicesindaco, leale e coraggiosa in politica. Credo, che insieme, stiamo facendo un buon lavoro per il PD e per Fucecchio.
Un difetto?
Un difetto? [risata] emmm, non ti so rispondere!

Il PiDdì - Segretari a confronto

Silvia Melani ha 42 anni, è nata a Pistoia, è segretaria della Margherita di Fucecchio dal 2003 e di professione è commercialista.
Ache età hai iniziato a fare politica e che cosa ti ha spinto a farla?
Il mio interesse per la politica nasce intorno ai vent’anni ed è maturato negli ambienti cattolici che da sempre frequento con lo studio della dottrina sociale della chiesa e quindi delle ragioni dell’impegno politico dei cattolici quale espressione di servizio verso il prossimo.
Qual è stato il tuo primo partito e perché lo hai scelto?
Il passo dallo studio all’azione è avvenuto con l’adesione alla Democrazia Cristiana poco prima del suo scioglimento, fondamentale perché lì ho imparato a ascoltare e interpretare le attese della comunità nella dimensione propria di un partito politico e quindi a elaborare proposte per la politica e le istituzioni.
Come è cambiata la politica?
La politica è governo della cosa pubblica ed è concetto immutato dall’epoca greco romana. Sono mutati ovviamente i partiti, non più identitari e fortemente strutturati, come i grandi partiti italiani del secolo scorso, la partecipazione e il valore che le attribuiscono i cittadini.
Come hai vissuto questa fase costituente?
La fase costituente del Partito Democratico è un’esperienza densa di novità e quindi la vivo con molto interesse e aspettative, perché stiamo costruendo un nuovo partito con nuovi compagni di viaggio che non sono solo i Democratici di Sinistra ma anche i molti che si avvicinano da strade inedite come le elezioni primarie di ottobre.
Che cosa hai pensato la prima volta riguardo alla possibilità di un partito unico tra DS e Margherita?
Non ho vissuto favorevolmente le prime discussioni sull’unire i due partiti perché pensavo che non fosse né facile né utile a creare quel valore aggiunto che era indispensabile all’Italia. Solo quando si è finalmente iniziato a parlare di un nuovo soggetto e a cosa doveva servire, allora ho pensato che poteva rappresentare un bene per il paese.
Qual’è stata, secondo te, l’esigenza di aver costruito il PD?
DS e Margherita erano le migliori voci delle riforme e provenivano dalle grandi culture socialista e cattolico democratica, che hanno assicurato democrazia e sviluppo all’Italia conducendola al terzo millennio. Vi è stato il repentino passaggio alla c.d. seconda repubblica ed è nata l’esperienza dell’Ulivo come alleanza elettorale conseguente al nuovo sistema maggioritario. Ha convinto subito partiti ed elettori che hanno capito che non bastava più né allearsi né unirsi ma costruire una nuova casa politica.
Che cosa significa passare da Margherita a PD per te?
Il “passaggio” per me vuol dire metter in campo nella nuova casa e condividere con i nuovi abitanti la cultura politica e l’esperienza istituzionale fin qui maturata per valorizzarle e costruire insieme il futuro.
Che cosa ti differenzia da un componente dei DS?
Nell’esperienza straordinaria dell’Ulivo, che ha consentito a DS e Margherita di governare insieme in ogni parte del paese, ho sempre trovato comuni vedute sui grandi temi dell’agenda politica, linfa vitale per la costruzione del PD, con l’eccezione di certi temi etici in quanto ognuno ha sensibilità diverse che deve assolutamente poter esprimere.
Quali i punti in comune su cui costruire il PD?
I punti in comune per costruire il PD sono i valori comuni, che mi paiono utili anche per darne una personale e sintetica descrizione “alfabetica”.
Durante la fase costituente del Partito Democratico abbiamo creato "l’Alfabeto del PD di Fucecchio". Quali dovranno essere, secondo te, le parole chiavi del nuovo partito?
Centralità e dignità della persona, famiglia, libertà nutrita di diritti e doveri, laicità dello Stato, europeismo, solidarietà, sussidiarietà, sviluppo sostenibile.
Perché Veltroni?
E’ stata intelligenza politica aver proposto Walter Veltroni come segretario del PD e sono contenta di averlo sostenuto perché la sua è la storia di un leader nazionale appassionato della politica che inizia a dalla sua città, credibile perché ascolta e fa quello che ha detto di fare, affronta temi come la lotta alla disuguaglianza non limitandosi a visitare con telecamera al seguito bambini africani o ragazze romane vittime di fame e violenza. Quando ha accettato di candidarsi alla guida del PD ha esposto un chiaro programma per costruire il futuro partendo dalla valorizzazione delle varie culture politiche in modo che ognuno potesse riconoscersi.
“Vecchie” alleanze, “alleanze di nuovo conio” o “mani libere” per il PD?
Ritengo che gli incontri di Veltroni con il centrodestra siano la realizzazione del percorso annunciato a Torino quando si è proposto alla guida del PD: servono le riforme, sono regole di tutti e si deve cercare di scriverle insieme, poi ognuno governa come vuole e con chi vuole quando e se trova le intese necessarie.
Festa de l’Unità o Festa Democratica?
Importante è il contenuto della festa e penso che potrebbe chiamarsi festa dell’unità democratica in omaggio al suo forte radicamento nel territorio e a chi l’ha fatta crescere.
Che cosa cambia a Fucecchio con il PD?
La costituzione del PD a Fucecchio serve a consolidare l’esperienza del centrosinistra locale che è tra le più giovani e apre le porte a tanti cittadini che non avevo visto prima impegnarsi in politica.
Il 25 e il 26 gennaio 2008 verrà eletto il segretario comunale del PD di Fucecchio. Ti candiderai? Pensi sia giusto lasciare spazio a facce giovani?
Credo che , come per le primarie di ottobre, una pluralità di candidature sia importantissima perché è segno di passione e partecipazione, così come auspico l’impegno di giovani e donne come sto facendo io. Dico altrettanto chiaramente che non condivido l’equivalenza giovane uguale nuovo: Walter Veltroni segretario del PD dimostra che la novità non è la faccia nuova o essere lontani dalla mezza età ma è essere credibili per quello che si vuol fare e apprezzati per quello che si è fatto.
Personalmente non mi candiderò a dicembre alla guida del PD di Fucecchio perché sto svolgendo l’importante ruolo di vicesindaco che mi prende tempo e cuore e mi pare serio dedicarmi a quest’esperienza, che metto a disposizione del mio nuovo partito, al quale lavoro per costruire la Fucecchio di domani.
Per finire, che cosa pensi di Paolo Sordi?
Il lungo periodo di conoscenza di Paolo Sordi, ben prima che divenisse segretario dei DS, mi consente di definirlo con consapevolezza una persona onesta che non si risparmia per ciò in cui crede.
Un difetto?
Il difetto che gli attribuisco benevolmente è di non avere pazienza necessaria a trovare nell’immediato soluzioni condivise ma debbo dire che dopo, con intelligenza, se ne accorge.

mercoledì 19 dicembre 2007

I DIRITTI CIVILI IN CUI CREDE IL PD

Lettera di Walter Veltroni - La Repubblica, 19 dicembre 2008

Caro Direttore, non so, se l'Italia odierna si possa definire meno laica rispetto a quella di quarant'anni fa. So che oggi vedo un Paese più moderno, dove i costumi e le relazioni tra le persone si informano a fondamentali principi di libertà, a un sostanziale rispetto dei diritti individuali e delle identità. So che nella vita quotidiana i rapporti tra gli individui, e non solo tra le giovani generazioni, non somigliano a quelli tipici della società italiana di quarant'anni fa, quando provincialismo, moralismo e anche una buona dose di bigottismo erano molto diffusi. Allora cominciarono avanguardie e movimenti a introdurre nell'agenda politica temi e conquiste che si imposero poi nella società. Oggi, come nel caso delle coppie di fatto richiamato dall'articolo di Mafai, è la politica ad essere chiamata a dare risposte legislative adeguate e moderne, in linea con il costume, il sentire diffuso, i cambiamenti della società. La politica deve riuscire a far questo, e il Parlamento è il luogo naturale dove confrontare i diversi convincimenti, le diverse idee e sensibilità che attraversano il Paese. Nell'unico modo possibile e in grado di condurre ad una soluzione il più possibile condivisa: in un clima di autentico rispetto, di dialogo vero, di consapevolezza che su temi come questi, che riguardano anche i dettami della coscienza, si sgomberi davvero il terreno da integralismi e fondamentalismi, e si possa serenamente affermare il basilare principio della laicità. Laicità delle istituzioni repubblicane, laicità dei comportamenti e delle posizioni individuali, tanto più preziosa quando si affrontano i complessi nodi delle questioni eticamente sensibili. E c'è l'occasione del dibattito sui CUS, che ritengo siano un'ottima base su cui insieme riflettere. A Roma, dove l'altro giorno il Consiglio Comunale non è riuscito ad approvare nessun atto sul tema delle "Unioni civili", è successo il contrario. Ma ad essere sconfitto, vorrei dire a Miriam, non è stato il Partito democratico, che anzi, tutto insieme, ha cercato di offrire, attraverso un ordine del giorno coraggioso ed equilibrato, un terreno di confronto avanzato, serio e rispettoso di tutte le sensibilità. La sconfitta è stata un'altra. Vittima di integralismi e forzature di vario genere è stata la possibilità (reale) di far sì che la città di Roma chiedesse a voce alta al Parlamento di dare una risposta adeguata e moderna alle aspettative di tanta parte della società, impegnandosi, dal canto suo, a rafforzare tutti gli strumenti già esistenti (a legislazione vigente) contro le discriminazioni e per la tutela dei diritti delle persone, con il criterio della "famiglia anagrafica". A Roma, in questi anni e senza proclami, i diritti sono stati tutelati e rafforzati (con strumenti come questo che le attuali leggi consentono ai Comuni) a favore di nuclei familiari di fatto su aspetti fondamentali nella vita delle persone: le domanda per alloggi popolari, le graduatorie per gli asili nido, alcuni servizi per anziani. Sulle due delibere di iniziativa popolare e consiliare, la cui eventuale approvazione non avrebbe avuto nient'altro che un mero valore simbolico, senza poter migliorare di una virgola la condizione di vita delle coppie di fatto, non c'era una maggioranza sicura e comunque il loro contenuto era legittimo ma discutibile e non da tutti condiviso. Per questo il gruppo del Pd aveva presentato il suo ordine del giorno, che aveva esattamente lo scopo di non lasciare afasica su questo tema l'Aula Giulio Cesare. Non mi stupisce l'atteggiamento ostile della destra, che tranne alcune eccezioni ha dimostrato poca sensibilità su temi che riguardano la vita delle persone e la lotta ad ogni discriminazione. Comprendo meno, sinceramente, gli interventi letti sul settimanale allegato al quotidiano "Avvenire", contrari alla presentazione dell'ordine del giorno. Rispetto le opinioni e le sensibilità di tutti, ritengo non solo legittimi mafecondi per la politicainterventi e pronunciamenti della Chiesa, ma l'autonomia e la laicità dello Stato e delle istituzioni non possono essere messi in discussione. E comprendoancora meno, con altrettanta sincerità, il comportamento dei gruppiconsiliaridella sinistra radicale, chefacendo mancare il loro voto favorevole, hanno impedito l'approvazione dell'ordine del giorno presentato dal Partito democratico. O forse riesco a comprenderlo in un'ottica molto più piccola rispetto ai temi in discussione, alla luce di dichiarazioni di esponenti di questa areapiù legate a questioni di politica nazionale che al merito della cosa. La questione delle Unioni civili, insomma, come una bandiera da agitare, come un pretesto per obiettivi lontani dalle esigenze di civiltà affermate. In questo senso dovrebbe far riflettere anche la scarsa partecipazione di cittadini alla manifestazione convocata dai promotori delle delibere. Per questo dico che ad essere sconfitto nonè stato il Pd, che anzi in un passaggio così delicato ha dimostrato intelligente compattezza, senso di responsabilità e autentica laicità. Quella laicitàche lacittà diRoma vuole tutelare. E che l'approvazione del documento proposto avrebbe appunto contribuito a tutelare, lungo la linea tracciata con chiarezza in questi anni. Non so se quarant'anni fa sarebbe stato possibile dedicare una via ad omosessuali vittime di violenza e pregiudizi omofobi o se un'Amministrazione Comunale si sarebbe costituita parte civile a favore di queste vittime. E non so se si sarebbero dati i patrocini dell'Assessorato alle pari opportunità all'annuale appuntamento di Piazza Farnese. Questo, a Roma, accade e continuerà ad accadere, senza bisogno di brandire le armi dell'intolleranza o dell'integralismo, procedendo con i soli strumenti possibili ed efficaci: quelli del libero ascolto, del civile dialogo, del laico confronto che nasce dal rispetto del ruolo delle istituzioni e dei convincimenti di tutti e di ciascuno.

IL MANIFESTO POLITICO DI WALTER

Intervista con Veltroni - Il Foglio, 19 dicembre 2007


Roma. Su una poltroncina gialla nell’anticamera del suo ufficio da sindaco, al primo piano del Campidoglio, Walter Veltroni discute con il Foglio per un’ora di cosa intende quando parla di rottura (rupture) democratica. In una delle settimane più importanti per il governo di Prodi, per il Partito democratico e per il destino dell’asse tra il Cav. e W (Cav + W), Veltroni usa parole nuove per definire il suo rapporto tra religione e politica, dà un’interessante interpretazione della guerra in Iraq (che anche Donald Rumsfeld, probabilmente, condividerebbe), dice qualcosa di nuovo su Romano Prodi, su Silvio Berlusconi, sulla Prima Repubblica, su Tangentopoli, sui Pacs, sui Cus, sulla maggioranza, sul fund raising e anche su Alitalia (“La cosa che mi piacerebbe di più è che le proposte di Air France e Air One si incrociassero. Per garantire la forza di un soggetto come Air France e la forza di un soggetto finanziario come banca Intesa, e al tempo stesso però il radicamento nel paese di una compagnia nazionale. Conta l’offerta che viene fatta, contano le strategie industriali, conta sapere per il paese che esito avrà la sua compagnia nazionale”). Entrando nel cuore della sua idea di Partito democratico (la cui vocazione maggioritaria più che a Botteghe Oscure si ispira sempre di più alla filosofia senza tessera e senza congressi dei democrat americani), Veltroni parla in un modo nuovo anche di referendum elettorale: quel referendum fino a ieri “sostenuto ma non firmato” e su cui oggi, invece, Veltroni ammette che, a certe condizioni, potrebbe dire di sì: intravedendo una possibile tutela della “vocazione maggioritaria” nel testo su cui la Consulta darà un giudizio di costituzionalità entro la metà di gennaio.


Due mesi fa tre milioni di elettori scelsero W come leader del Pd; due settimane fa, al quinto piano del palazzo dei gruppi parlamentari, W ha incontrato il leader dell’opposizione Silvio Berlusconi; tra poche settimane Romano Prodi dovrà affrontare quella verifica di governo di cui sabato Veltroni ha parlato con Romano Prodi: tra un’intervista alle 9.15, un matrimonio celebrato alle 11.30 e un compleanno centenario festeggiato alle 10.30 a casa della signora Broccolo. Quello che parla con il Foglio è un Veltroni un po’ meno spagnolo, sempre meno tedesco, molto americano ma pure un po’ francese. E’ un Veltroni che fa un paio di assist al Cav., che rilegge in modo curioso un aspetto dello strappo di Fausto Bertinotti con Prodi e che, quando si parla di religione e di politica, non ha nulla da ridire sulle parole di Obama (“I laici sbagliano a chiedere ai credenti che entrano in politica di lasciare da parte la religione”). W sorride leggendo la prima pagina del Foglio di sabato sui leader cristiani in corsa in America per la presidenza; e alla domanda: “Che cosa significa Cristo in politica?”, dà una risposta che farà insospettire chi crede che sia “molto difficile essere laici nel paese delle chiese” (Eugenio Scalfari, Repubblica 16 dicembre).


Spiega Veltroni: “Cristo in politica è giusto e legittimo che lo porti chi ha Cristo dentro di sé. E che lo porti e non lo lasci a casa. L’idea che qualche volta la politica ha avuto anzi, che spesso la politica ha, fa parte di una visione del mondo che io non condivido: che la laicità dello stato – che io considero come un valore assolutamente indiscutibile e indisponibile – presupponga una sorta di rinuncia alle identità di ciascuno. Qui dentro però io ci vedo una delle chiavi della possibile convivenza del nuovo millennio: il tema del rapporto tra identità e dialogo. E’ un tempo, questo, in cui di fronte alla paura delle grandi trasformazioni economiche e finanziarie, e della circolazione delle persone con la loro visione del mondo e la loro religione, sembra prevalere in ciascuno l’idea di arroccarsi in una dimensione identitaria: un po’ per conforto, un po’ per rassicurazione; ma con l’idea che questo possa essere l’antidoto al processo di melting pot in corso. Tutto questo lo si può affrontare in due modi: lo si può affrontare accettandolo passivamente. Ma il rischio dell’accettazione passiva è che si finisca con il legittimare anche le forme attraverso le quali questa identità figlia di divisioni culturali, religiose, di concezioni della comunità pubblica diversa dalle nostre, si fa integralista, fino ai rischi del fondamentalismo. Oppure lo si può accettare con l’idea che l’identità non sia uno straccio. E che l’identità sia figlia della storia, delle culture, delle radici, delle ragioni e che sia un valore. Perché se è vero che è necessario il dialogo, il dialogo ha senso se ci sono tante identità. E se qualcuno afferma e difende queste identità. La grandezza della cultura politica dovrebbe essere quella di far convivere la propria identità con la disponibilità all’apertura. Qui sta l’idea del rapporto tra stato laico e punto di vista religioso”.


Veltroni ora entra nel cuore del discorso: “Personalmente non sono credente e non avrebbe senso che io fossi considerato un christian leader, anche perché esiste una sfera che è assolutamente personale che mi dà fastidio dover usare quando c’è qualcosa che è pubblico (ho visto, a proposito del rapporto tra politica e religione, trasformazioni troppo repentine determinate dalle contingenze del momento). Però vorrei che la mia idea fosse chiara: a me ha sempre culturalmente affascinato la vocazione pastorale della chiesa mentre mi piace meno quella chiesa che ogni giorno sforna prescrizioni morali di comportamento: lo considero un po’ una riduzione della grandezza della missione e della funzione della stessa chiesa. Io sono stato molto affascinato da Giovanni Paolo II, l’ho conosciuto ho avuto modo di parlare con lui diverse volte, mi piaceva enormemente la coesistenza in lui di identità e dialogo. Mi piaceva il fatto che sulle questioni che attengono alla responsabilità della chiesa lui avesse le sue posizioni, che per altro misurava con grandissima sapienza. Ma non dimentichiamolo mai è stato il Papa delle invettive contro il capitalismo egoista, è stato il Papa che ha denunciato lo strazio dell’Africa, è stato il Papa più impegnato per la pace e il dialogo tra le religioni. Ecco: a me interessa che nel Partito democratico ci siano persone che portano il punto di vista, le esperienze, la cultura religiosa con la disponibilità a incontrarle laicamente. Come dice il Dalai Lama, ‘la religione deve in qualche misura sempre essere consapevole del carattere parziale, limitato della sua funzione’”.


Manca però, nel discorso di Veltroni, un concetto chiave: la libertà di coscienza. Quella libertà che, due settimane fa, ha portato la cattolica Paola Binetti a votare “no” alla fiducia di Romano Prodi sull’emendamento che a sinistra continuano a chiamare “antiomofobico” e in realtà riguarda l’identità di genere, cioè una formula ideologica. Omofobia è una parola che Veltroni conosce bene; e che, in un certo senso, ha affrontato anche ieri in consiglio comunale, dove è stato votato un testo presentato dal consigliere della Rosa nel Pugno Gianluca Quadrana sul tema del registro delle unioni civili. Veltroni la pensa così. “Su questo argomento, a Roma, abbiamo già fatto un grandissimo passo in avanti. Mi spiego: tutto ciò che è previsto nelle politiche sociali lo diamo attraverso la residenza anagrafica, per cui se due persone risiedono anagraficamente nello stesso posto hanno la possibilità di accedervi indipendentemente dalla natura della relazione che li ha portati a vivere sotto lo stesso tetto. Ecco, penso che quello che si sta facendo in Parlamento con i Cus sia una base abbastanza giusta; cioè l’idea di avere definizione in forma privata dell’identità di relazione che c’è e che può essere diversa da quella della famiglia tradizionale, anche se io sono perché la famiglia costituzionalmente prevista sia assolutamente garantita. Però i Cus sono una buona base su cui ragionare”. E il matrimonio tra omosessuali? “I Cus sono una buona base su cui ragionare”, ripete Veltroni. Che poi aggiunge: “Non mi piace tra i cattolici, tanto quanto non mi piace tra i laici, quando si utilizzano vicende di questa delicatezza a fini simbolici. Alla mia domanda ai presentatori della proposta del registro sulle coppie di fatto, ‘cosa cambia nella vita delle coppie di fatto delle quali parliamo’ la risposta è: ‘Nulla, ma ha un valore simbolico’. Ecco, a me piacciono le cose concrete. Mi piace costituirmi parte civile con il comune quando un omosessuale viene aggredito. Mi piace dedicare una strada a un omosessuale che è stato ucciso e che è vittima dell’omofobia. Mi piacciono le cose che abbiano una loro concretezza nella vita delle persone”.

martedì 18 dicembre 2007

"IL Dì DEL PD"

Sabato 22 dicembre verranno consegnati i certificati di socio fondatore del Partito Democratico dalle ore 10.00 alle 13.00 in Piazza Montanelli e dalle ore 17.00 alle ore 20.00 presso la Fondazione I CARE, via I° Settembre, 43.
La manifestazione è rivolta a tutti coloro che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre o che comunque si riconoscono nel Partito Democratico.

martedì 11 dicembre 2007

Il Partito Democratico e le intese

Riportiamo la lettera del coordinatore del Partito Democratico, Goffredo Bettini, al direttore Mauro


Caro direttore,

la situazione politica italiana è quanto mai difficile e confusa; tuttavia è in movimento e a certe condizioni presenta nuove possibilità. La nascita del PD ha cambiato tutto. Mantenere il bandolo della matassa non è cosa da poco e abbraccia diversi compiti. In primo luogo: mantenere in vita il governo Prodi e sostenerlo con tutte le forze. Oggi, rappresenta politicamente e socialmente il compromesso più avanzato. E’ evidente che Berlusconi continuerà a giocare la sua partita per avere le elezioni presto. Ma per ora la spallata non gli è riuscita e si trova, anzi, nel mezzo di un centro-destra terremotato e senza progetto. Dunque non è affatto impossibile serrare le fila e mettere in campo da gennaio una agenda di governo di lungo respiro e durata. Il pensare all’oggi, non ci può vedere indifferenti sulle incognite del domani. La crisi del sistema politico è sotto gli occhi di tutti.

Urge la stagione delle riforme. Veltroni ha avuto coraggio di aprirla con decisione. L’attuale maggioritario produce il massimo dell’indecisione. Spinge a coalizioni che si raggruppano per combattere qualcuno. Berlusconi. I comunisti. Si vince ma poi non si governa. Possiamo avere l’ambizione di aprire una nuova storia politica? All’odio improduttivo, si può sostituire una più «mite», ma concreta e ferma, competizione tra progetti diversi?

Un proporzionale corretto da uno sbarramento che semplifichi il sistema dei partiti e realizzi un nuovo bipolarismo, un ritorno alla possibilità di scelta dei cittadini dei propri rappresentanti, sono principi che, oggi, potrebbero trovare il consenso dei più. Anche per evitare un referendum che imporrebbe ammucchiate «coatte» e che per il PD sarebbe il massimo della contraddizione rispetto alla sua «vocazione» maggioritaria e nazionale.

La «vocazione» maggioritaria, non significa l’illusione sciocca di poter far tutto da soli. Allude ad un’analisi dello stato della Repubblica. Al tentativo del PD di intrecciare modernità e inclusione. Modernità significa far crescere il Paese e renderlo competitivo nello scenario internazionale. Inclusione significa qualcosa di molto più profondo che una semplice solidarietà a chi non ce la fa. Significa ristabilire quella misura della giustizia che motiva lo stare insieme di una comunità. Non credo ad un nuovo centro politico, che raccolga solitariamente un moderatismo tecnocratico e razionalizzatore. Sarebbe un progetto rinsecchito e senza popolo. Vedo invece un grande spazio per una inedita alleanza tra un ceto produttivo, creativo e combattivo, soprattutto di medie e piccole imprese (che ha già preso da solo le misure alla globalizzazione ed è allarmato dallo spezzarsi dell’Italia), la sinistra democratica e quella parte del mondo cattolico socialmente responsabile e impegnata.

Cementare queste convergenze è l’obiettivo del PD per competere nel mondo ricostruendo lo Stato; per crescere ritrovando nella giustizia e nelle regole la ragione profonda dell’essere nazione europea. Ma se questo è: comprendo che Rifondazione rivendichi una sua autonomia. Semplicemente perché non pensa che i due termini, modernità e inclusione, possano andare credibilmente insieme. La sua è una critica radicale alla modernità. Ingrao ha detto: ho vissuto la sconfitta del Comunismo e la fine del Leninismo. Occorre aprire una pagina nuova, riflettendo anche sul perché quelle nostre antiche parole si sono accompagnate a tante morti, uccisioni e dolori. Auguro alla nuova formazione radicale e di sinistra di imboccare questa strada di riflessione, piuttosto che quella della giustapposizione di ceti politici che vivono di rendita sulle vecchie bandiere.

Questo nuovo quadro significa che il PD si lascia mani libere? No. Significa che il PD gioca più direttamente la sua partita nel Paese. E cercherà le alleanze a partire dalle intese sui programmi. E se farà compromessi nel centro sinistra (anche con la nuova «cosa rossa»), li farà a partire dalla posizione e dalla forza che gli avranno dato gli elettori e il Paese; in modo, dunque, chiaro e compatibile con la strada maestra che oggi indica per l’Italia.

sabato 8 dicembre 2007

PERCORSI DI PARTECIPAZIONE

Lunedì 10 dicembre il Comitato promotore PD Fucecchio organizza un incontro con Giancarlo Faenzi, Coordinatore territoriale PD Empolese-Valdelsa.
L'incontro avrà inizio alle ore 21,30 presso la Fondazione I CARE, via I Settembre 43 a Fucecchio ed è aperto a tutti i cittadini. Oggetto della serata sarà la valutazione dell'attuale fase politica nazionale e locale, l'organizzazione delle primarie e l'elezione degli organismi territoriali e locali.

venerdì 7 dicembre 2007

Le riforme possibili solo se il Governo tiene

Alla riunione del coordinamento nazionale il leader del Pd conferma il sostegno al Premier. Leggi in allegato l'articolo di Bruno Miserendino - tratto da l'Unità di venerdì 7 dicembre - che ripercorre la giornata politica appena trascorsa.

mercoledì 5 dicembre 2007

A Blair rispondo: un bipolarismo nuovo

Pubblichiamo la risposta di Walter Veltroni a Tony Blair

Fa un bell'effetto ritrovare nelle parole di Tony Blair che ho letto
nell'intervista a La Stampa di domenica i toni e i contenuti di lunghe
conversazioni avute con lui, ormai dieci anni fa, a Downing Street. Mi
colpisce la schiettezza e la linearità di ragionamenti che non hanno perso attualità e freschezza, penso soprattutto alle sue frasi che guardano a cosa
deve essere la sinistra del nuovo millennio, anche se non voglio sfuggire
alla parti dell'intervista che - con qualche forzatura - hanno portato ai
titoli tutti virati sui rapporti tra Partito democratico e sinistra radicale. Ma ci arriverò in seguito. Vorrei partire da una constatazione preliminare. L'ex primo ministro britannico ha parlato ad una iniziativa promossa dalla Confindustria a Venezia. Significa che una delle più grandi organizzazioni di interessi rifugge dall'antipolitica e al contrario si misura con una delle più lunghe e innovative esperienze politiche d'Europa. La scelta di Blair indica un
interesse forte per una politica capace di produrre decisioni.
E allora entriamo nel merito di quanto ha detto l'ex premier laburista. I temi
forti sono sostanzialmente tre e vanno letti insieme. Il primo si può
sintetizzare in una frase: "I partiti progressisti vincono solo quando
controllano le chiavi del futuro". Ecco, credo che l'esperienza che sta
impegnando il Pd nasca proprio da questa considerazione: che i vecchi schemi non reggono più, che gli strumenti di un tempo non sono più adeguati. E' da
questa consapevolezza che siamo partiti, raccogliendo l'esperienza di novità
dell'Ulivo ma volendo andare più avanti. Credo che l'affermazione di Blair,
vera in tutta Europa, sia ancora più vera in Italia, dove il sistema
politico ha accumulato più ritardi ed è sembrato a lungo non trovare
risposte. Mi è capitato di dire in un altro paese europeo in cui la
sinistra è in cerca di nuove idee, la Francia, che dobbiamo tutti "uscire dal recinto delle nostre sicurezze e delle convinzioni consolidate, trattenendo ciò che di buono e di attuale in esse c'è, e cercare, con apertura e con coraggio,
ciò che di altrettanto valido c'è nelle idee degli altri, così come ciò che
di fruttuoso ci può essere in tanti terreni ancora inesplorati". Blair parla
di innovazione e ricerca, di opportunità. E' il linguaggio della sinistra
moderna, perché io credo che non cambiano, non possono cambiare, i nostri
compiti fondamentali: crescita economica unita alla coesione sociale, meno
disuguaglianze e più opportunità, possibilità per ciascuno di mettere alla
prova le proprie capacità indipendentemente dalle condizioni di partenza. La
sinistra, ma io parlerei nel nostro Paese di centrosinistra, deve non
rinunciare ai propri compiti e aggiornare le risposte all'altezza delle
nuove sfide, la prima delle quali oggi è, sul terreno sociale,
quella della precarietà: a questa domanda che viene soprattutto dai giovani
dobbiamo saper rispondere rimettendo in moto l'economia (e i primi segnali
si possono già vedere nell'azione del governo Prodi) perché se l'economia va
male, non ci può essere giustizia sociale. L'ho detto e ripetuto: è la
povertà, non la ricchezza, il nostro primo avversario.
Il secondo tema affrontato da Tony Blair è quello della forma partito. Lui
viene da un vecchia solida formazione che ha saputo trasformarsi. Noi in
Italia abbiamo appena compiuto un passo fondamentale costruendo un partito
che fin dal suo atto di nascita vuole essere nuovo e vuole cambiare la
politica. Potrei sottoscrivere le parole di Blair quando parla di "un
organismo il più possibile aperto alla società", in cui a forme tradizionali
di militanza si accompagnino modalità diverse di associazione. Un partito che sia dove vive la gente e nei luoghi, reali e virtuali, dove vivono i saperi, le competenze, i valori.
Credo sia proprio questo l'obiettivo, e credo che l'avvio del Pd abbia già dato su questo terreno segnali di discontinuità. Quello che mi preme di sottolineare
è la vocazione all'ascolto (che cosa sono le primarie se non un ascolto di
massa al più alto livello) e alla permeabilità del partito rispetto alla
società. Un ascolto che deve saper produrre decisione.
E qui arriviamo al terzo argomento, quello forse più spinoso. Blair, che
viene da una secolare tradizione politica di bipartitismo e da un sistema
elettorale super selettivo, parla con preoccupazione dei condizionamenti
delle piccole "componenti radicali" e indica nel centro "il terreno dove si
conquista il consenso nel paese". Due annotazioni: l'ex premier parla
di "centro riformista" e con questa espressione designa il corpo sociale
attorno al quale costruire politiche di riforme. Nelle sue parole non c'è, e
non potrebbe esserci, alcuna allusione a quel concetto di centro tipico
della politica italiana. Il Pd è la grande forza del campo del centro sinistra, della cultura che deve rappresentare il riformismo e la radicalità dell’innovazione economica, sociale e ambientale. Questo partito, che non pretende di racchiudere in se tutte le risorse del cambiamento, può e deve oggi coltivare la sua vocazione maggioritaria. L’Italia deve uscire dal bipolarismo forzoso che ha portato a sminuire la forza innovativa dei programmi e che oggi costringe il paese ad una navigazione difficile, esposto come è al condizionamento dei singoli che finiscono per pesare più di milioni di elettori. Ci vuole un bipolarismo nuovo, fondato sulla energia di un programma di profondo cambiamento e sulla affidabilità e omogeneità della forza, o delle forze, che lo sostengono.
Una democrazia comprensibile, trasparente e che sa decidere. E' questo il
nostro modo di essere centrosinistra. E riprendere con Blair i discorsi
avviati a Blackpool nel 1996, quando l'ho conosciuto per la prima volta
mentre l'Ulivo era già al governo e il Labour si preparava a rompere il
decennio tatcheriano, mi appare come una sfida stimolante ma anche come il
segnale di quanti passi in avanti il Pd abbia già compiuto


Walter Veltroni

Parte dalla Toscana la campagna per la costruzione del PD sui territori

Walter Veltroni venerdì a Firenze. Via alla consegna dei Certificati di Fondatore. Potrà richiederlo anche chi non ha votato alle primarie

Firenze, 5 dicembre 2007 - Parte dalla Toscana, venerdì 7 dicembre, la Campagna nazionale per la costruzione del Partito Democratico sui territori. La campagna si apre con un'iniziativa, la prima in Italia, in programma a Firenze, alle 21, all'auditorium del Palazzo dei Congressi, alla quale interverrà il segretario nazionale del PD, Walter Veltroni, insieme a quello regionale, Andrea Manciulli.

In Toscana, così come previsto dal regolamento approvato dal Coordinamento regionale del PD, fin da subito, tutti i votanti delle primarie del 14 ottobre potranno ricevere il certificato di "Fondatore del Partito Democratico". Ma potranno richiederlo anche coloro che non hanno partecipato al voto di ottobre, rivolgendosi di persona agli Utap, gli Uffici tecnico-amministrativi provinciali.

Spetterà ai Coordinamenti territoriali del PD stabilire le modalità di consegna e il calendario delle iniziative per la distribuzione dei certificati. Ai Fondatori, al ritiro, sarà chiesto un contributo volontario.

I Fondatori saranno poi chiamati a prendere parte alle assemblee dei rispettivi Circoli di base, che saranno convocate, in una data compresa tra il 12 dicembre e il 31 gennaio, dai Coordinatori territoriali provvisori eletti il 24 novembre scorso. Nel corso delle assemblee dei Circoli, i Fondatori voteranno anche per eleggere i delegati alle assemblee comunale e territoriale.

Le autocandidature a delegato per i livelli comunale e territoriale possono essere presentate all'Utap o all'inizio dei lavori dell'assemblea di Circolo. Il voto avviene in forma segreta. Ogni Fondatore riceverà due schede: una per l'elezione dei delegati all'assemblea comunale e una per eleggere quelli dell'assemblea territoriale. Per ogni scheda esprimerà un voto per un uomo e un voto per una donna.

I delegati eletti nelle assemblee comunali e provinciali, insieme agli eletti delle primarie del 14 ottobre, si riuniranno poi, entro il 10 febbraio, per eleggere il coordinatore di circolo, il segretario comunale e il segretario territoriale.

IN ALLEGATO IL REGOLAMENTO APPROVATO DAL COORDINAMENTO REGIONALE DEL PD

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(da www.pdtoscana.it)

venerdì 30 novembre 2007

Veltroni ha incontrato Berlusconi. "Le riforme le discuta il Parlamento"

Guarda il video della conferenza stampa
Oggi il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha temrinato il giro d'incontri con i leader dei partiti dell’opposizione vedendo Silvio Berlusconi. un incontro tenutosi nel pomeriggio, per poco meno di un'ora e mezza, nello studio del vicesegretario del Pd Dario Franceschini, a Montecitorio.
Al termine del confronto su legge elettorale e riforme, al quale hanno partecipato lo stesso Franceschini e Gianni Letta, i due leader hanno dato vita a conferenze stampa separate, illustrando quello che pare un primo abbozzo d'intesa: varare una legge elettorale, in senso proporzionale, per evitare lo svolgimento del referendum. Veltroni ha dichiarato: "Il Pd e il partito di Berlusconi sono forze alternative e tuttavia è significativo che queste forze abbiano cominciato a dialogare sul tema delle riforme e della legge elettorale».
«In queste settimane – spiega poi sottolineando il valore di una nuova stagione di dialogo tra maggioranza e opposizione - è accaduto qualcosa di nuovo: la fine di un clima di contrapposizione ideologica, di rissa e odio, e chi lo vorrà riproporre se ne assume la responsabilità».

Una nuova stagione smebra iniziata: "Una delle ragioni per cui il Pd può dirsi soddisfatto per quello che è successo è che un mese fa si diceva che non vi sarebbe stato dialogo possibile, che non era possibile una convergenza, oggi da parte di tutte le forze politiche consultate vi è la volontà e la disponibilità a quello che ritengo un dovere e chi si sottrarrà verrà riconosciuto dal paese».

Le riforme. «La riforma della legge elettorale e le altre riforme istituzionali sono legate. Tutto si tiene secondo una coerenza», ha detto Veltroni, specificando che sul tema delle riforme istituzionali con Berlusconi c'è una differenza: «Io sono convinto che fare una legge elettorale senza le riforme istituzionali significa lasciare a metà il grande compito di riforma che grava su tutte le forze politiche».

Rafforzare il bipolarismo. Con Silvio Berlusconi «c'è stata la condivisione che bisogna passare ad un nuovo bipolarismo, da un bipolarismo forzoso ad un bipolarismo fondato sulla coesione programmatica - ha aggiunto Veltroni - Nel merito della riforma della legge elettorale c'è un territorio su cui si può lavorare, cioè sulla necessità di un sistema proporzionale, che non rinunci al bipolarismo».

Un altro elemento positivo per il segretario del Pd è l'assenza di una pregiudiziale sulla caduta del Governo: "Tra i rilevanti punti di convergenza riscontrati c'è quello che non è stata posto, come pregiudiziale per affrontare il tema della legge elettorale, il dissolvimento della legislatura. Berlusconi non ha posto il voto come pregiudiziale per il confronto sulle riforme. Questa è la novità del giorno. Se avesse posto il voto come pregiudiziale, il nostro colloquio sarebbe durato tre minuti, invece è andato avanti per un'ora e passa proprio perché questa pregiudiziale non è stata posta». E ha aggiunto per sgomberare il campo da ogni equivoco: «C'è accordo sul merito ma non sui tempi, il dialogo è partito, chi lo farà cadere se ne assumerà la responsabilità davanti agli italiani».

giovedì 29 novembre 2007

Manciulli: qui non c'è nomenklatura

Intervista al segretario regionale di Mario Lancisi (Il Tirreno, 29.11.2007)
Scritto il 29/11/2007

Per leggere l'intervista scarica l'allegato pdf.

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(da www.pdtoscana.it)

martedì 27 novembre 2007

Veltroni: "Con Casini un altro passo avanti"

Riforme e regolamenti parlamentari al centro dell'incontro
"Oggi possiamo registrare un altro importante passo in avanti. Si è registrata infatti la disponibilità dell'Udc su due dei tre punti che a noi stanno a cuore: il pacchetto di riforme costituzionali in esame alla Camera e la modifica dei regolamenti parlamentari". Così il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, nella conferenza stampa al termine dell'incontro con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini sulle riforme. Restano, invece, alcune distanze sulla legge elettorale: "Casini ha ribadito la sua predilezione per il sistema tedesco", riferisce Veltroni che però sottolinea la disponibilità del Pd a "discutere per vedere di trovare un punto di equilibrio".
Per Veltroni "il paese ha bisogno di riforme, è importante realizzarle nei prossimi 8-12 mesi e non bisogna commettere l'errore di sovrapporre il dialogo sulle riforme al confronto politico tra gli schieramenti".

Veltroni: "Ora scelte importanti a portata di mano"

Telefonata del segretario Pd a Panorama del giorno su Canale 5
"Di gente che nel corso di questi anni ha saputo infiammare i contrasti ne abbiamo vista tanta ed e' stato lo sport piu' frequentato nella vita politica italiana. Io, invece, cerco di trovare una soluzione ad un problema che considero, non voglio dire drammatico, ma certo molto serio del nostro Paese: la crisi del sistema democratico". Cosi' il segretario del Pd, Walter Veltroni, ospite telefonico della trasmissione "Panorama del giorno". Per Veltroni ora, "abbiamo la possibilita' di fare in pochi mesi delle scelte molto importanti che sono a portata di mano e mi sforzo di spiegare a tutti che forse e' il momento di realizzarle". Cioe', riforme istituzionali per "cercare di far uscire l'Italia da una condizione di stallo che si protrae da troppo tempo, da un clima di odio e di contrapposizione che ha fatto male al Paese e che ha impedito al Paese di correre tanto veloce quanto dovrebbe per stare al Passo con gli altri grandi Paesi europei e poter avere un sistema istituzionale che consenta di governare e decidere".
(da www.lanuovastagione.it)

La lettera dei giovani democratici a Walter Veltroni

Pubblichiamo la lettera dei ragazzi delle formazioni giovanili dei ds e della margherita e delle associazione della società civile al segretario del Partito Democratico


Caro Walter,

la passione che ha spinto tre milioni e mezzo di italiani a partecipare, poco più di un mese fa, alle primarie del nostro nuovo partito, sta dando i suoi frutti. Le ragioni che animavano quel travolgente fiume di persone hanno impresso una spinta davvero innovatrice al centrosinistra, alla maggioranza di governo, all’intero sistema politico nazionale.Ci siamo dati un nome impegnativo, una nuova sede, un gruppo dirigente che racconta bene il senso della nuova stagione che vogliamo intraprendere. Abbiamo una leadership forte ed autorevole. E ora, anche un nuovo simbolo, al quale sono affidate le più profonde speranze di cambiamento di una intera generazione. Essere giovani nel 2007 non è facile. Le certezze con le quali sono cresciuti i nostri genitori non ci sono più, l’Europa è un orizzonte politico ancora incompiuto, la globalizzazione distribuisce in maniera iniqua i suoi frutti e le sue possibilità, i cambiamenti climatici minacciano il futuro del pianeta, la democrazia è un patrimonio ancora troppo poco condiviso.


Ma è più difficile essere giovani in Italia. Un Paese affaticato, stanco, incapace di investire sui suoi talenti, di valorizzare le sue infinite risorse; un Paese in cui avere meno di trentenni è un limite, che troppe volte discrimina il merito, rifiuta la competizione. Un Paese che non spinge a dare il meglio di sé e che consuma il suo futuro, un anno dopo l’altro. Che lascia in panchina o manda all’estero i suoi fuoriclasse. E, soprattutto, un Paese in cui il sacrosanto patto di solidarietà tra le generazioni è costruito sul consolidamento di tante iniquità. La precarietà avvolge le nostre vite, l’accesso al mercato del lavoro è faticoso, la ricerca sottovalutata, le ambizioni artistiche represse. In altre parole la prospettiva di costruire una famiglia e un futuro di indipendenza è il principale diritto civile negato nel nostro Paese. Ancora più difficile, inoltre, è avere voglia di politica, di buona politica, nel nostro Paese. Un sistema ingessato e bloccato, spesso totalmente autoreferenziale, incapace di rinnovarsi e di coinvolgere le giovani generazioni. Una politica ripiegata sui talk show televisivi e i lanci d’agenzia, che non frequenta i canali di comunicazione innovativi, i media utilizzati dai più giovani. Un’arte nobile ridotta spesso ad argomento per addetti ai lavori. Una politica che ha smesso di incidere sui grandi temi, ma che non sa neanche proporre ricette coraggiose e risolutive per i problemi delle persone, dei cittadini del nostro Paese. Nonostante tutto questo, in Italia, c’è una generazione pronta a farsi sentire, che vuole bene al suo paese, ma che lo vuole diverso, che è pronta a credere nel futuro, che reclama politica. Una generazione che ha, insieme, la forza dei grandi sogni e la concretezza necessaria a misurarsi con il quotidiano. Che prova a combattere insieme la precarietà sul lavoro e la fame nel mondo. Che vuole spazio, che chiede cielo e terra. La scommessa che ti proponiamo è proprio questa: ascoltare questa generazione, incontrarla, stimolarla, valorizzarla. Darle un ruolo da protagonista nel percorso che stiamo costruendo. Una grande scommessa collettiva. Tenere insieme questa generazione di nuovi italiani e costruire un filo di speranza, di condivisione con i ragazzi di tutto il pianeta. Un legame ideale che unisca i ragazzi che combattano la criminalità organizzata e reclamano legalità nel mezzogiorno ai giovani monaci birmani che sfilano per la democrazia, i nostri coetanei che si impegnano nel volontariato con i due miliardi che hanno affollato, quest’estate, i concerti di Live Earth, il grande progetto ambientalista di Al Gore in ogni parte del mondo.

Vogliamo costruire insieme i Giovani Democratici, lo spazio generazionale del nostro partito. Vogliamo farlo con modalità totalmente nuove, che permettano di mettere insieme le potenzialità che avevano i movimenti giovanili, nei quali alcuni di noi hanno fatto esperienza, ma che non si portino dietro i difetti di realtà spesso inadeguate, che garantiscano il coinvolgimento delle centinaia di migliaia di ragazzi che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre, ma che permettano di andare molto oltre.Vogliamo uno spazio comune per i tanti, tantissimi giovani, che vogliono iniziare una nuova storia. E per i quali il Partito Democratico è l’inizio di tutto, non la fine di qualcosa. Per questo dobbiamo lanciare una grande mobilitazione nel Paese, centrata sulle questioni concrete, sui temi che riguardano il futuro degli oltre quindici milioni di under 30 e, quindi, il futuro di tutto il Paese. Perché è questo il bello della nostra generazione e delle sue battaglie: nel paese delle corporazioni, saremo quelli che lottano per l’interesse generale, che si battono per la coesione sociale, per uno sviluppo davvero sostenibile.

Immaginiamo, con il tuo sostegno, di dar vita alla costruzione del movimento giovanile secondo modalità davvero innovative. Con le primarie innanzitutto, con la rete, con le infinite possibilità del web. Vogliamo andare incontro a questa generazione nei luoghi che frequenta davvero: dalle scuole alle università, dagli spazi del tempo libero a quelli del lavoro. E’ giunto il momento di sperimentare davvero. La considerazione che il vino nuovo non può essere messo negli otri vecchi vale anche per noi. Soprattutto per noi. C’è bisogno della nostra fantasia per osare una politica più lieve ma anche più ambiziosa, per usare parole che siano al contempo forti, chiare, ma anche un po’ più umili e vicine alle persone, per ripartire dalla sostanza, dal contenuto, più che dalle forme e dai contenitori. La sfida di un impegno deciso ma sorridente, faticoso e insieme spensierato. Lo dobbiamo ad una generazione che ha dimostrato tante volte che si può crescere senza avere paura del futuro, che si può diventare grandi assumendosi le proprie responsabilità, scommettendo su di sé e sulle proprie qualità.. Ad una generazione che non vuole delegare responsabilità ma vuole giocare la propria partita da protagonista. Ci sono tanti campioni fra i ragazzi di questo Paese. Diamogli la possibilità di dimostrare quanto valgono, in un’Italia che non lo fa abbastanza, sotto la bandiera del nostro bel tricolore democratico.

Gianluca Lioni
Luigi Madeo
Luciano Nobili
Pina Picierno
Michele Samoggia
Mattia Stella
Roberto Speranza
Fausto Raciti

A marzo le primarie dei giovani

La lettera di Walter Veltroni ai giovani del Partito Democratico


Care ragazze, cari ragazzi,

il Partito Democratico fin dalla sua nascita ha voluto coinvolgere i giovani ad ogni livello. Al momento di definire le regole di svolgimento delle primarie abbiamo deciso di coinvolgere anche i minorenni. Per la prima volta nella storia della politica italiana si è potuto votare a 16 anni e ancora più importante, ci si è potuti candidare.

Durante le primarie ho chiesto ai candidati impegnati nelle liste al mio fianco di distribuire davanti alle scuole una mia lettera. Per invitare i ragazzi ad andare a votare. È stato un momento importante e bello. Un lunedì mattina in cui in tutta Italia siamo andati incontro ai più giovani, confrontandoci, accogliendo anche lo scetticismo di chi fra loro pensava a una chiamata strumentale. Non è così. I giovani sono un patrimonio, una delle risorse più importanti per l’Italia, per questo credo che anche alle amministrative si possa votare a 16 anni.

Nella vostra lettera parlate d’interesse generale. Secondo un sondaggio condotto dal New York Times con la CBS e MTV, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni negli Stati Uniti voterebbe per i Democratici. Le domande condotte hanno riguardato i diritti civili, il sistema sanitario, i nuovi immigrati, i temi etici.

Sono questi i temi del Pd. Nel Partito democratico svilupperemo assieme le culture della legalità, dell'ambiente, coltiveremo un sistema di valori che include la solidarietà e il rispetto degli altri. Incontro di continuo centinaia di ragazze e ragazzi, e non condivido la rappresentazione che se ne da. Pochi episodi, a volte gravi, sono usati per mettere un marchio sulle giovani generazioni senza considerare le migliaia di ragazze e ragazzi che studiano, lavorano, hanno valori profondi, fanno volontariato e si impegnano nelle attività culturali. In questo caso vale il principio per cui fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Invece bisogna fare attenzione alla foresta che cresce.

Per fortuna, diversamente da come la pensano gli adulti, sono vive in voi le parole di Bob Dylan: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.

Penso ai vostri coetanei di Addio Pizzo: hanno scelto di fare acquisti solo presso i negozianti palermitani che rifiutano di versare denaro alla mafia. Quei ragazzi stanno restituendo a degli imprenditori la loro libertà, quella di agire lealmente sul mercato.

Il Partito Democratico ha bisogno dei vostri sogni, delle vostre speranze, della vostra voglia di futuro. Deve avvicinarsi a quelli che oggi hanno sfiducia nella politica. Dobbiamo dirgli assieme di “essere loro la politica”, come hanno fatto i loro coetanei candidatisi ed eletti alla nostra Assemblea Costituente.

Per questo spero che in primavera si possano tenere le primarie dei giovani, aperte agli italiani nuovi e ai nuovi italiani, quegli immigrati di seconda generazione a cui si devono riconoscere diritti certi. È necessario che i giovani possano da subito sperimentare il confronto, e il meccanismo delle primarie mi sembra quello ideale.

Non per descrivervi, come fanno spesso gli istituti di ricerca, né per dare di voi la rappresentazione che vogliamo, la copia in sedicesimo di altre strutture, replicandone pregi e difetti.

Vorrei definissimo assieme le regole per partecipare, poi le primarie di primavera faranno venire alla luce la ricchezza nella diversità, la capacità di portare in politica, prendendole a prestito dalla vita di tutti i giorni, le vostre esperienze di comunità: a scuola, in rete, nelle università, nelle associazioni, sui luoghi di lavoro, per poi vedervi partecipare alla vita del Pd in base alle vostre capacità e conoscenze e non per una compensazione anagrafica.

Penso alle migliaia di professionisti in maggioranza “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, alle decine di factory che portano avanti progetti culturali creati e seguiti da giovani di talento, ai ricercatori universitari che sanno benissimo come il sapere dovrebbe stare a cuore ad ogni parte politica, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non discuteremo mai di quello di cui parlano la sera a tavola: le tasse, come arrivare a fine mese, i problemi dell’assistenza sociale.

Non so ancora come sarà questo movimento. Lo decideremo assieme.

Di sicuro dovrà partire dalla Sinistra Giovanile e dai giovani della Margherita. Di sicuro dovrà coinvolgere i ragazzi che rappresentano una risorsa per il Paese e che hanno voglia di affacciarsi per la prima volta alla politica. Persone che sono nate senza conoscere i grandi partiti da cui proveniamo.

Per questo immagino una costellazione di strumenti, più cose diverse, per parlare a più ragazzi possibile. Per questo immagino un movimento nuovo, aperto, una rete fatta di nodi interscambiabili, in grado di sollecitare e valorizzare anche in politica le energie che vi contraddistinguono. Una rete che si rivolgerà ai giovani in tanti modi: dall’agorà di internet e dagli incontri sul territorio, fino a una webradio, cortometraggi, mobilitazioni via sms.

Le primarie di primavera arricchiranno il Partito Democratico dei giovani italiani, e delle loro idee rendendolo ancora di più una forza innovativa e contemporanea.

Per questo il futuro sarà soprattutto il vostro.

La scommessa è fare, insieme, un paese diverso, un’Italia nuova

Walter Veltroni

lunedì 26 novembre 2007

Riforme. Veltroni ha incontrato Fini

Regolamenti parlamentari e legge elettorale i temi dell'incontro
Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha incontrato il segretario di AN, Gianfranco Fini. "Il fatto che ci siamo riuniti per discutere delle regole del gioco è la prima vera novità", ha detto Veltroni in una conferenza stampa dopo avere incontrato Fini a Montecitorio.
"Con Fini siamo d'accordo che non esiste un problema esclusivo di legge elettorale e pertanto non ci può essere una discussione sulla legge elettorale senza che si affronti anche la modifica dell'assetto istituzionale", ha detto Veltroni.

L'incontro ha portato ad alcuni punti condivisi: la discussione sulla nuova legge elettorale va combinata con una riforma istituzionale che preveda la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento dei poteri dell'esecutivo e la fine del bicameralismo perfetto.

"Ci vogliono norme di tipo costituzionale e elementi di legge elettorale che rafforzino il bipolarismo", ha detto Veltroni. Anche Fini sostiene che la "via maestra è l'intervento sulla Costituzione", ma apre all'ipotesi di modificare il massimo possibile del sistema attraverso la legge elettorale.

"Vogliamo uscire dal bipolarismo forzoso, con alleanze coatte - ha detto Veltroni - ed entrare in un'altra stagione del bipolarismo sulla base di un sistema proporzionale. Le due cose non sono in contraddizione", ha detto Veltroni.

Il segretario del Pd ha osservato come l'adesione di An su una proposta di legge ulivista sul sistema politico c'è già stata e riguarda la modifica dei regolamenti parlamentari, in base alla quale dalla prossima legislatura i gruppi saranno ammessi in Parlamento soltanto se avranno la stessa denominazione con cui si sono presentati agli elettori.
(da www.lanuovastagione.it)

giovedì 22 novembre 2007

Elezione dei coordinatori territoriali del PD Venerdì e sabato al voto

Firenze, 21 novembre 2007 - Venerdì 23 e sabato 24 novembre saranno eletti i coordinatori del Partito Democratico delle 13 realtà territoriali in cui si è organizzato il partito in Toscana (che corrispondono alle 10 province della regione più Piombino, Versilia ed Empoli). In ognuna di queste si riunirà il coordinamento territoriale, composto dai membri dell> '> assemblea costituente nazionale e di quella regionale eletti in quel territorio alle primarie del 14 ottobre scorso. Si va dai 147 membri del coordinamento metropolitano di Firenze ai 18 componenti di Piombino.

Nella città capoluogo, Firenze, così come previsto dal dispositivo approvato dall'assemblea costituente regionale del PD, sarà eletto anche il coordinatore comunale.

Le assemblee saranno presiedute da un garante, al quale andranno presentate le candidature a coordinatore sottoscritte da non meno del 5 percento e da non più del 10 percento dei membri dell'assemblea territoriale.

Nel corso delle assemblee ogni candidato presenterà la propria dichiarazione di intenti e poi si aprirà il dibattito. Il voto si svolgerà in forma segreta. Risulterà eletto al primo turno chi ha ottenuto il voto del 50 percento più uno dei presenti. Nel caso la maggioranza assoluta non venisse raggiunta, si procederà subito dopo al ballottaggio tra i due candidati più votati.

I coordinatori eletti il prossimo fine settimana saranno provvisori. Entro gennaio, infatti, saranno chiamati di nuovo i votanti delle primarie del 14 ottobre per eleggere le assemblee comunali e provinciali del PD, che a loro volta eleggeranno i coordinatori effettivi.



IN ALLEGATO L'ELENCO DELLE 13 ASSEMBLEE IN PROGRAMMA VENERDI E SABATO IN TOSCANA CON INDICATO IL LUOGO E IL NUMERO DI COMPONENTI DI OGNUNA

Clicca qui per visualizzare l'allegato

sabato 17 novembre 2007

Legge elettorale, Vassallo: la proposta Veltroni crea un nuovo bipolarismo

La dichiarazione di Salvatore Vassallo ed in allegato l'editoriale pubblicato sul Corriere della Sera.


Roma, 12 nov – Un sistema con "due grandi partiti a vocazione maggioritaria, chiaramente antagonisti", che "non favorirebbe operazioni centriste" e che "penalizza i piccoli partiti senza cancellarli". Salvatore Vassallo, uno degli estensori della proposta di legge elettorale avanzata da Walter Veltroni, intervistato da L'Unità difende dalle critiche dei referendari il sistema suggerito dal segretario del Pd. Un sistema che crea un "nuovo bipolarismo", superando le coalizioni "forzose ed eterogenee" che hanno caratterizzato la seconda Repubblica. Dopo aver ricordato la sua partecipazione al movimento referendario, il costituzionalista bolognese spiega che i rischi paventati dai promotori del referendum "si attenuino molto, fino ad annullarsi, col sistema proposto. Il sistema tedesco ha il difetto di non produrre incentivi in senso bipolare e di dare eccessive rendite di posizione ai partiti di centro. Il nostro sistema non si limita a fotografare proporzionalmente il peso dei partiti, ma incentiva i grandi partiti a vocazione maggioritaria e penalizza i piccoli, senza per questo cancellarli di colpo con uno sbarramento fisso". E questo in virtù delle dimensioni delle circoscrizioni e del numero dei collegi al loro interno: con un esempio pratico, "un partito intorno al 5% può avere seggi anche se non supera quella soglia, ma deve sapere che difficilmente avrà più del 2% dei seggi". Quanto alla possibilità di intese tra i partiti dopo il voto, Vassallo riconosce che "potrebbe accadere che nessuna delle coalizioni identificate prima delle elezioni ottenga la maggioranza assoluta dei seggi. E' dunque possibile che sia necessario fare ulteriori accordi dopo il voto, partendo però dal riconoscimento che uno dei grandi partiti avrà vinto e sempre che non sia possibile per il vincitore dar vita a governi di minoranza". Insomma, gli elettori non sceglieranno più il governo? "Questo lo garantisce con certezza solo il premio di maggioranza o il maggioritario puro. Ma questi due sistemi hanno dato vita in Italia a un bipolarismo costrittivo, che non funziona".
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Assegnate le responsabilità per le aree tematiche ai componenti dell'esecutivo

Il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni ha assegnato le seguenti responsabilità delle Aree tematiche ai componenti dell'Esecutivo:

Cerami Vincenzo Cultura
Causin Andrea Enti locali
Della Seta Roberto Ambiente
Giangrandi Emanuela Immigrazione
Guida Maria Grazia Welfare
Merloni Maria Paola Sapere
Mogherini Federica Istituzioni
Mosca Alessia Lavoro
Orlando Andrea Organizzazione
Parente Annamaria Formazione
Pennacchi Laura Ricerca ed Innovazione
Pinotti Roberta Sicurezza
Pistelli Lapo Esteri
Realacci Ermete Comunicazione
Tonini Giorgio Economia
Villecco Calipari Rosa Mezzogiorno

Gofferdo Bettini, coordinatore della fase costituente, coordinerà un gruppo di lavoro sulla costruzione del Partito composto dal Responsabile Organizzazione e dai capi segreteria del Segretario e del Vicesegretario.
(da www.lanuovastagione.it)

lunedì 12 novembre 2007

Il dispositivo approvato dall'Assemblea Regionale

Firenze, 10 novembre 2007

Assemblea Costituente Regionale del PD toscano
(Clicca qui per visualizzare il dispositivo in versione word)

Dispositivo finale

Introduzione
Il 14 ottobre con le primarie del Partito Democratico nasce un modo nuovo di fare politica e i costituenti delle assemblee nazionale e regionali sono chiamati a rispondere a quella richiesta di buona politica fondata sulla partecipazione che ha dato vita a questo processo.
A Milano lo scorso 27 ottobre la prima convocazione dell’Assemblea Costituente nazionale è stato un momento di grande emozione per tutti quei cittadini che aspettavano un segnale di cambiamento dalla politica e l’avvio del più importante percorso di riforma dei partiti italiani mai esistito. Il discorso di apertura del Presidente Romano Prodi e la relazione del segretario nazionale Walter Veltroni, hanno aperto un nuovo capitolo nella storia della nostra democrazia e tratteggiato i fronti di impegno sia del Governo che del Partito Democratico, suo principale sostenitore.
A Milano sono state assunte decisioni importanti e votate le commissioni che dovranno redigere una proposta di Statuto, di Manifesto e di Codice Etico del nuovo partito, assieme ad un dispositivo che oltre a individuare in Franceschini il vicesegretario fissa due importanti principi di azione: la centralità delle assemblee regionali nella costruzione del partito ai livelli successivi e la necessità di richiamare gli elettori del 14 ottobre per coinvolgerli nel radicamento territoriale.
Con le primarie, per la prima volta, è stato affermato il principio della democrazia paritaria: si tratta di un fatto di straordinario valore che deve essere confermato in tutti i momenti decisionali del nuovo partito. Le elette, insieme alle candidate e a tutte le elettrici delle primarie, sono un grande potenziale che deve trovare sbocco in luoghi di iniziativa politica, di scambio di esperienze e di elaborazione autonoma.
L’Assemblea Costituente del PD toscano pone tra le sue priorità di discussione ed elaborazione, la necessità di pensare ad un partito con un forte radicamento territoriale, che individui forme nuove di adesione e partecipazione, senza che il valore e il ruolo fondamentale della militanza attiva che si concretizza attraverso l’iscrizione, contrasti con altri caratteri di partecipazione alle scelte e alle decisioni, parimenti significative. Vanno pensati e concretizzati, nuovi strumenti di partecipazione e di coinvolgimento nelle scelte degli elettori, come forum tematici, patti di consultazione con associazioni, referendum programmatici ecc. Il PD toscano sarà un partito che farà leva sulla modernità, facendo tesoro delle esperienze migliori traducendole in un linguaggio nuovo. Il PD toscano dovrà essere un luogo accogliente dove chiunque possa trovare spazio in base alle proprie capacità, disponibilità ed interessi tematici.
I passi che il Partito Democratico dovrà muovere a partire da questa assemblea costituente non potranno prescindere dal coinvolgimento di quella moltitudine di donne e uomini che hanno testimoniato anche in Toscana con il loro voto la positività del progetto e reso possibile la nascita del partito stesso. Inoltre viene ribadita dal voto del 14 ottobre il valore delle primarie come metodo di selezione delle candidature per tutti i ruoli di responsabilità politica ed istituzionale, siano essi di carattere monocratico o assembleare.
La migliore partecipazione e il più vasto coinvolgimento nella costruzione del partito democratico sarà garantita dalla capacità di far crescere il progetto politico sui territori, nelle comunità locali, nei luoghi di studio e di lavoro. In questo, una funzione fondamentale è assegnata al carattere federale che, attraverso l’elezione delle assemblee e dei segretari regionali, abbiamo voluto imprimere al Partito Democratico. Le idealità, i valori e l’iniziativa politica del nuovo partito saranno capaci di rispondere alle diverse peculiarità regionali del nostro Paese, se i caratteri organizzativi e la capacità di azione saranno rispondenti alle attese e ai modi di interpretare l’impegno politico proprio di ciascuna regione.
Un compito importante è affidato quindi in questo contesto, alla assemblea costituente regionale e alla commissione statuto eletta in quest’assemblea, che dovrà lavorare ad un testo che inserito in una cornice nazionale stringente sul piano programmatico e ideale, sia veicolo di una proposta originale sul piano organizzativo che tenga di conto delle peculiarità politiche e sociali della nostra regione, costruendo un insieme di regole che garantiscano il carattere democratico della vita del partito e rafforzino innovandolo il radicamento territoriale e tematico.
In questo contesto il coinvolgimento delle giovani generazioni rappresenta una priorità: il PD deve dotarsi di spazi e momenti nei quali siano i giovani stessi a coinvolgere altri giovani. Per avviare il dibattito intorno alle forme e ai modi con i quali andare a costruire l’organizzazione giovanile del PD e promuovere la partecipazione giovanile all’interno degli organismi dirigenti del partito, i componenti di età inferiore ai 30 anni dell’Assemblea Costituente Regionale si costituiscono in gruppo di lavoro.
L’Assemblea Costituente Regionale del PD della Toscana ritiene indispensabile che in tempi certi e ravvicinati si avvii il percorso congressuale del partito, per superare le incertezze di una fase transitoria che è piena di potenzialità ma anche con oggettivi limiti.
L’Assemblea Costituente Regionale del PD della Toscana, convocata il 10 novembre 2007, ha approvato a maggioranza con un voto contrario e tre astenuti le seguenti decisioni per la gestione della fase transitoria:

1. Vicesegretaria
Ai sensi dell’art. 2 comma 3 del Regolamento Quadro per le primarie del 14 ottobre, Caterina Bini assume l’incarico di Vicesegretaria regionale del partito.

2. Tesoriere
Ai sensi dell’art. 2 comma 3 Ilio Pasqui assume l’incarico di Tesoriere regionale del partito.
Al Tesoriere l’assemblea affida il mandato di adottare tutti gli atti giuridici necessari per la costituzione del partito nella fase transitoria sino dell’approvazione dello Statuto da parte dell’assemblea costituente. Al Tesoriere, nella fase transitoria, compete la responsabilità delle attività amministrative, patrimoniali e finanziarie del partito di cui ha la rappresentanza legale.

3. Incarichi e organi collegiali provvisori
Il Segretario regionale, ai sensi dell’Art 2, comma 3 del Regolamento quadro e del punto 5 ultimo paragrafo del Dispositivo approvato a Milano il 27 ottobre, nomina l’esecutivo provvisorio e il comitato politico provvisorio del Pd toscano. Il Segretario, fino all’approvazione definitiva dello Statuto, può organizzare l’attività del Pd toscano sulla base di forum tematici.

4. Coordinamenti territoriali: costituzione
Conformemente al punto 5, ultimo paragrafo, del Dispositivo nazionale, vengono costituiti in Toscana 13 coordinamenti territoriali: coordinamenti provinciali per gli interi territori delle province di Arezzo, Grosseto, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena; coordinamento metropolitano includente Firenze e i comuni della provincia di Firenze non inclusi nel coordinamento territoriale di Empoli; coordinamenti territoriali di Empoli (comuni di Empoli, Capraia e Limite, Castelfiorentino, Cerreto Guidi, Certaldo, Fucecchio, Gambassi Terme, Montaione, Montelupo Fiorentino, Montespertoli, Vinci), della Val di Cornia-Elba (comuni di Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Sassetta, Suvereto e comuni dell’Isola d’Elba), della Versilia (comuni di Viareggio, Camaiore, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza, Stazzema), di Livorno (tutti i comuni della provincia non inclusi nel coordinamento Val di Cornia-Elba) e di Lucca (tutti i comuni della provincia non inclusi nel coordinamento della Versilia). E’ inoltre istituito il Coordinamento comunale del Capoluogo di Regione.

5. Coordinatori territoriali provvisori
Come stabilito dal Dispositivo nazionale, entro il 24 novembre e su convocazione del Segretario Regionale, in ognuna delle 14 entità territoriali descritte nel punto 4, gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, un Coordinatore provvisorio con il mandato di convocare le iniziative sul territorio costitutive del PD descritte nei punti 7 e 8.
Come da circolare interpretativa nazionale, gli eletti in collegi riguardanti più province o più entità territoriali fanno parte del coordinamento e votano per il coordinatore del territorio in cui risiedono. Nel caso in cui l’eletto non sia residente nel collegio in cui è stato eletto, partecipa all’Assemblea della realtà territoriale che ha in quel collegio il maggior numero di aventi diritto al voto.
I Coordinatori provvisori rimangono in carica fino alla successiva elezione – da tenersi entro il febbraio 2008 – dei Coordinatori incaricati di guidare il partito fino al suo primo congresso, secondo le modalità decise congiuntamente dal Segretario nazionale e dai Segretari regionali. Tale elezione deve avvenire con il protagonismo dei Fondatori di ogni realtà che devono avere la possibilità di esprimere le proprie indicazioni attraverso un voto.
Il Segretario regionale nomina per ciascuna assemblea territoriale, un Presidente per la seduta di insediamento con il compito di sovrintendere i lavori, raccogliere le candidature e garantire il corretto svolgimento delle operazioni di voto.
Le candidature devono essere presentate al Presidente entro gli orari stabiliti dall’assemblea stessa e devono essere accompagnate da un numero di firme di componenti del Coordinamento territoriale non inferiore al 5% e non superiore al 10% dello stesso.
Il voto sul coordinatore provvisorio avviene in forma segreta. Prima di procedere al voto ogni candidato espone all’assemblea i propri intenti qualora venisse eletto Coordinatore.
Nella seduta di insediamento o comunque non oltre il 7 dicembre, il Coordinamento terririale, su proposta del Coordinatore, nomina inoltre un tesoriere territoriale del PD. Il Coordinatore può dotarsi di un organismo esecutivo che lo coadiuvi nel lavoro quotidiano.
Al termine delle Assemblee previste nel punto 8, e comunque non oltre il 13 gennaio 2008, deve essere convocato il Coordinamento territoriale per discutere dello stato di avanzamento della costruzione del PD sul territorio, attraverso un bilancio delle Assemblee dei Fondatori, un piano di lavoro per i successivi mesi e l’approvazione di un documento che offra indicazioni alle Commissioni istituite dalla Assemblea Costituente Regionale. Il coordinamento discute del radicamento e della organizzazione del PD nell’area di competenza, anche attraverso la elaborazione di una proposta di distribuzione territoriale e tematica delle realtà di base, che devono avere almeno lo stesso grado di radicamento territoriale dei seggi delle primarie del 14 ottobre, e che dovrà essere resa coerente con le disposizioni degli statuti nazionale e regionale.

6. Coordinamenti territoriali: composizione
Ogni coordinamento territoriale è composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti nazionale e regionale, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo o sede di coordinamento, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD. Il Coordinamento territoriale viene altresì allargato con le eventuali modalità decise congiuntamente dal Segretario Nazionale e dai Segretari Regionali. Ogni eventuale allargamento deve rispettare la parità tra i generi.

7. Consegna dei Certificati di “Fondatore del PD”
Vista la tempistica dettata dal Dispositivo nazionale, dal 5 dicembre 2007 è indetta una “Campagna per la costruzione del Partito Democratico del Toscana”: nei luoghi utilizzati come seggi per le primarie del 14 ottobre o in ogni altro luogo o modalità ritenuta idonea dal Coordinamento territoriale, tutti i cittadini inclusi nei registri dei votanti delle primarie del 14 ottobre possono richiedere e ricevere il Certificato di “Fondatore del Partito Democratico”. I Coordinamenti territoriali si fanno carico di informare, nelle forme che saranno ritenute idonee, tutti gli elettori delle primarie rispetto alle modalità di consegna dei Certificati. L’Esecutivo regionale promuove in tal senso una campagna di comunicazione su tutto il territorio della Toscana. All’atto della ricezione del Certificato, ad ogni Fondatore viene chiesto un contributo volontario per finanziare la fase costituente e le iniziative di costruzione del PD sul territorio.

8. Assemblee dei Fondatori
Sempre visti i tempi stabiliti dal dispositivo nazionale, dal 12 al 19 dicembre il Coordinatore territoriale provvisorio, d’intesa col Segretario regionale, convoca, nelle forme adeguate, le Assemblee dei Fondatori relativi ad ogni seggio. Il Coordinatore territoriale provvisorio indica per ogni Assemblea un Presidente/Garante che sovrintende al corretto svolgimento dei lavori. I Certificati di Fondatore del PD possono essere consegnati anche durante tali Assemblee. Il Coordinatore territoriale provvisorio può decidere di convocare l’Assemblea di più seggi insieme.
In attesa del modello organizzativo che sarà definito statutariamente, l’Assemblea, come sostituita, rappresenta la prima organizzazione di base del PD nel territorio.
L’Assemblea elegge al suo interno il proprio Coordinatore.
Le assemblee possono elaborare e suggerire indicazioni utili al lavoro delle Commissioni istituite dalla Assemblea Costituente Regionale.
Eventuali variazioni della tempistica possono essere decise dal Segretario regionale, d’intesa con i Coordinatori territoriali.

9. Coordinatori comunali
I coordinatori comunali vengono eletti per gestire la fase costituente e fino al primo congresso del PD con le modalità decise congiuntamente dal Segretario nazionale e dai Segretari regionali. In ogni caso l’elezione deve avvenire attraverso il protagonismo dei Fondatori di ogni realtà che devono avere la possibilità di esprimere le proprie indicazioni attraverso un voto.

10. Collegio di garanzia
Le funzioni di organo di garanzia del partito nella fase transitoria sono svolte dal comitato regionale dei garanti delle Primarie.

11. Costituzione commissioni
Conformemente all’art 2 comma 1 del Regolamento quadro, l’Assemblea regionale nomina due commissioni: “Statuto” per contribuire alla stesura dell’impianto federale dello Statuto nazionale e per predisporre una proposta di Statuto regionale e di Regolamento finanziario regionale; “Manifesto regionale” per redigere una proposta di documento programmatico del PD toscano. Le commissioni sono composte ciascuna da 50 componenti, metà uomini e metà donne, indicati dai candidati alla carica di segretario regionale, proporzionalmente ai componenti eletti nell’assemblea collegati a ciascun candidato. Ogni commissione elegge nel suo seno un Presidente e un Relatore, può organizzare il proprio lavoro in sottocommissioni, e deve predisporre forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte dei componenti l’assemblea costituente e di altri soggetti singoli o associati, utilizzando momenti di dibattito, focus group, forum telematici, consultazioni online ecc.
L’Assemblea Costituente regionale è riconvocata dal Presidente, sentito il Segretario, non oltre il 31 marzo 2008 per assumere le decisioni in merito allo Statuto, al Regolamento finanziario e al Manifesto Programmatico. Entro il giugno 2008 il PD della Toscana convocherà una Conferenza programmatica per confrontarsi con associazioni, forze sociali ed economiche sui contenuti del Manifesto.
Le commissioni possono elaborare documenti che rappresentano un contributo alla creazione dello Statuto e del Manifesto Nazionale durante la fase di elaborazione dei documenti stessi in sede nazionale; devono altresì discutere e definire autonomi contributi quando i documenti nazionali saranno approvati dalle rispettive commissioni.

12. Norme transitorie relative al percorso verso le Elezioni Amministrative del 2008
Ai sensi dell’Art. 2 comma 3 del Regolamento quadro, è dato mandato ai Coordinamenti territoriali competenti, d’intesa con il Segretario regionale, di stabilire le modalità di coordinamento più idonee a definire e gestire il percorso le Elezioni Amministrative 2008.
Per la definizione delle candidature a Sindaco e a Presidente di Provincia, il PD della Toscana opta per il meccanismo delle primarie di coalizione aperte a tutti i cittadini elettori interessati al voto.
Per la definizione delle candidature per i consigli comunali o provinciali i Coordinamenti territoriali possono decidere di avvalersi del meccanismo delle primarie.
I regolamenti per le primarie devono essere approvati dal Coordinamento territoriale competente e devono prevedere organi di garanzia.
Le liste dei candidati del PD per i consigli comunali e provinciali devono essere composte per metà da uomini e per metà da donne.
Salvo determinazioni diverse contenute nello Statuto nazionale o regionale, chi ha già svolto per due mandati, consecutivi e in corso, il ruolo di consigliere comunale o provinciale non può essere ricandidato, salvo deroga motivata e decisa dal Coordinamento territoriale competente.


Conclusa l'assemblea costituente toscana del PD Elette le commissioni e approvato il dispositivo

Firenze, 10 novembre 2007 - Stefania Collesei eletta presidente dell'assemblea costituente del Partito Democratico della Toscana, elette le due commissioni che si occuperanno di redigere lo statuto e il manifesto programmatico del PD toscano, approvato il dispositivo regionale con le regole transitorie per la gestione del partito nei prossimi mesi.

Si è conclusa così l'assemblea costituente regionale del Partito Democratico alla Fortezza da Basso di Firenze che ha proclamato Andrea Manciulli alla guida del partito. Caterina Bini ha assunto l'incarico di vicesegretaria. Ai lavori ha assistito una platea di un migliaio di persone: i 395 membri dell'assemblea regionale, i 211 di quella nazionale e gli ospiti.


Commissione Statuto

Bacchi Marco
Bardini Pierluigi
Barnini Brenda
Bastianini Giancarlo
Bernardo Paola
Bertocchini Valentina
Besozzi Corrado
Bezzini Simone
Billi Giacomo
Bonacchi Rosalba
Bosetti Ugo
Brogi Stefano
Brunetti Leonardo
Buiani Lisa
Casini Enrico
Ceccuzzi Franco
Cresti Daniela
De Siervo Lucia
Fabbri Graziano
Fornaciari Donatella
Gazzarri Maurizio
Ghiselli Giuseppina
Giampaoli Alice
Giorgia Beltramme
Giugni Paola
Goracci Stefano
Grassi Chiara
Grifoni Roberto
Innocenti Chiara
Leonardi Franca
Lucchesi Donata
Mecacci Patrizio
Nannipieri Luigi
Nobili Anna
Nocchi Francesco
Pachetti Giampaola
Palazzeschi Massimo
Paolini Maurizio
Papi Elena
Pellegrini Aurelio
Pietri Marilena
Politi Maria Teresa
Russo Federico
Sforzi Damiano
Squittieri Benedetta
Stellini Giovanna
Tortolini Matteo
Tusi Teresa
Valentini Daniela
Vedovato Riccardo


Commissione Manifesto programmatico

Agueci Silvana
Balata Lavinia
Baldini Paolo
Baroncelli Tiziana
Bugli Vittorio
Ceccantini Antonio
Cecchi Michela
Celli Simone
Cha Gloria
Cioni Beatrice
Crudeli Roberta
De Girolamo Alfredo
Fiorilli Stefania
Foti Claudia
Fresa Antonella
Frontera Claudio
Garigali Antonio
Gesualdi Michele
Giani Eugenio
Giovannelli Alessandro
Giuzio Antonella
Laing Simona
Lastri Daniela
Leo Simone
Malanima Cristiana
Marigolli Manuele
Martini Claudio
Meloni Elisa
Mezzetti Stefania
Mori Veronica
Moscato Piera
Noè Elisabetta
Pacini Francesca
Paini Ginevra
Papa Mauro
Pelagatti Egidio
Pighini Luca
Prontelli Francesco
Ricci Mirella
Rollino Massimo
Rossellini Pietro
Rossi Carlo
Rossi Giovanni
Salvadori Gianni
Sani Luca
Sarteschi Giovanni
Scroccaro Lisa
Settimelli Valentina
Targetti Stella
Toti Gabriele

Sintesi dell'intervento del segretario Andrea Manciulli

Firenze, 10 novembre 2007 – Questi alcuni passaggi dell'intervento di Andrea Manciulli, segretario del Partito Democratico della Toscana, davanti all'assemblea costituente regionale del PD, riunita oggi alla Fortezza da Basso di Firenze.

“Serve un partito nuovo davvero, nella forma e nei contenuti. Un partito davvero federale che trovi nei territori il suo radicamento e la sua forza. Un partito di prossimità, un partito che si incontra uscendo di casa. Un partito aperto e strutturato – ha detto Manciulli -. Le sezioni di partito non bastano più ad avvicinare le persone alla militanza. Questo significa che oltre alle sezioni, il Partito Democratico deve avere l'assillo quotidiano di organizzare momenti di incontro e di confronto con i cittadini, dove, oltre che a dire, si vada per ascoltare, dai porta a porta ai forum tematici che vogliamo aprire a tutti affinchè i cittadini non partecipino solo al momento culminate delle primarie, che comunque rimangono per noi un punto di riferimento. Le primarie vanno fatte sempre, ad ogni livello istituzionale per le cariche monocratiche e assembleari e per i dirigenti politici”.

“C'è bisogno di organismi legittimati. Oggi siamo chiamati ad operare attraverso organismi provvisori, ma spero che prima possibile si possa fare un vero congresso, perchè per prendere le decisioni importanti occorre quella legittimazione”.

“Siamo per un partito che decide. La nostra lunga esperienza di governo in Toscana ci insegna che il consenso che abbiamo consolidato ci deriva proprio dalla capacità di aver fatto delle scelte in cui i cittadini si sono riconosciuti e di averle governate”.

“Ci stiamo già organizzando – ha detto ancora Manciulli – per una conferenza programmatica del Partito Democratico della Toscana”.

Veltroni: "Ecco la riforma più adatta per un nuovo bipolarismo"

Sul Corriere della Sera Aldo Cazzullo intervista il segretario Pd. E sulla sicurezza: "chiedo rigore: è di sinistra tenere in galera chi sbaglia"


Dal Corriere della Sera dell'11 novembre

Walter Veltroni ha appena raccolto il segnale di Casini e Fini e aperto alla trattativa su una nuova legge elettorale proporzionale. Ma, più che rivendicare uno strappo, tende a ricostruire un contesto.

«Ho semplicemente ricordato i due scenari che abbiamo di fronte. Il primo porta alla crisi di governo, all'esercizio provvisorio, alle elezioni con questa legge elettorale. E non mi pare affatto uno scenario auspicabile; perché non porterebbe né stabilità né serenità. Il secondo scenario prevede l'approvazione della Finanziaria, il governo che continua il suo lavoro e l'apertura di un tavolo su tre questioni. La riforma istituzionale, con al centro una Camera con un numero dimezzato di parlamentari. La riforma del regolamento parlamentare, in modo che si possano costituire solo gruppi con lo stesso simbolo che si è presentato alle elezioni. E una nuova legge elettorale, che fa parte della proposta Vassallo-Ceccanti- Bassanini: proporzionale senza premio di maggioranza, ma con altri meccanismi tecnici, presenti in tutti i sistemi elettorali europei, che consentano di ridurre la frammentazione politica e di assicurare la stabilità di governo».

Questa sua apertura ha suscitato anche critiche da leader di piccoli partiti come Boselli e da referendari come Parisi, che vede in pericolo il bipolarismo.«Si tratta invece di creare un nuovo bipolarismo, fondato sulla coesione e non sulla coercizione, sull'alleanza e non sul programma; e sull'alternanza tra forze che riconoscano reciprocamente la propria legittimità. I modelli elettorali non sono abiti che si prendono e si indossano; vanno calibrati sulle esigenze del Paese, sull'assetto istituzionale, sulla situazione politica. È possibile trovare insieme un modello che recepisca il meglio dei sistemi elettorali vigenti in Europa».

Lei apre al dialogo con il centrodestra, proprio nei giorni in cui infuria la polemica sulla sicurezza. L'assassinio di Giovanna Reggiani. Ora, il delitto di Milano, con la donna romena trovata uccisa in una baracca incendiata.

«Un dramma che conferma quanto strumentale, quanto scorretta nei confronti del Paese sia la rappresentazione di un grande problema nazionale come un problema di Roma. Le baraccopoli esistono in molte altre città; e verrebbe voglia di sapere se altrove la questione sarebbe affrontata con i sopralluoghi, con i toni tanti duri, con i giudizi tanto aspri riservati a una città governata da persone dal colore politico diverso dal proprio».

Di questo passo diranno che è lei a strumentalizzare il delitto di Milano.

«Io sono solidale con Letizia Moratti. È triste che la politica italiana sia fondata sull'odio, sulla contrapposizione pregiudiziale, sull'uso della paura come della merce più facile da vendere. Cerco di sottrarmi a questa logica, tacendo quando avrei voglia di non tacere. Credo sia giusto reintrodurre, anche in modo unilaterale, elementi di civiltà nella politica. Per questo esprimo la mia solidarietà al sindaco di Milano, che fronteggia gli stessi problemi di Roma, di Bologna, di Palermo e di tutte le metropoli europee e mondiali».

Ma il flusso dell'immigrazione dall'Est europeo, e in particolare di rom, punta verso l'Italia.

«Sarebbe facile ricordare quando Berlusconi si definiva "l'avvocato della Romania" o quando Fini due anni fa sosteneva che "la risposta vera a questo fenomeno di dimensioni bibliche può essere solo nell'integrazione". Preferisco confermare quanto ho detto nella campagna per le primarie, attirandomi molte critiche: la sicurezza non è né di destra né di sinistra. E voglio fare un passo in avanti. Non può esistere una sinistra che non si faccia carico della sicurezza. Non può esistere una sinistra ignara che il problema riguarda innanzitutto gli strati più deboli, e attiene ai diritti fondamentali delle persone: il diritto di una donna a uscire di casa tranquilla, di un anziano a non essere aggredito, di un bambino a non essere molestato. Il centrosinistra deve salvaguardare questi diritti. E solo il centrosinistra può farlo».

Perché mai? La destra di solito è considerata più dura e più credibile in tema di sicurezza.

«Perché la sicurezza si salda al grande tema della legalità. Non ci può essere un'area in cui la legge non esiste e un'altra in cui viene invocata. La legge vale per tutti. Non possono esistere riserve di illegalità fondate su false giustificazioni sociali, come i campi rom in cui circolano armi e si alimenta il mercato della droga e della prostituzione. L'assenza della legalità ha prodotto la situazione che abbiamo sotto gli occhi: la crisi della cultura delle regole, la deviazione per cui chi sbaglia non viene punito. E il centrodestra ha una responsabilità. Il condono edilizio. Quello fiscale. Il falso in bilancio ».

L'indulto però l'ha voluto e votato il centrosinistra, insieme con Forza Italia e Udc.

«Non sto qui a giudicare. Constato che il Parlamento si è unito soltanto sull'indulto. Anziché reintrodurre i principi in base ai quali chi sbaglia paga, in questi anni si è fatto il contrario. È tempo che dalla politica venga un messaggio di rigore e di responsabilità. Non può essere che una persona arrestata 52 volte vada in giro tranquilla. Che un omicida se la cavi con qualche anno di galera. Che si possa rubare il rame dalle ferrovie e il giorno dopo essere già a spasso. E la responsabilità non è della magistratura; è del sistema giuridico, che complica le procedure. È giusto essere garantisti, fino al giudizio. Ma, in caso di condanna, la prima garanzia è quella che riconosce il diritto della vittima a vedere punito il colpevole».

È tempo di modificare in senso restrittivo la legge Gozzini?

«La mia risposta è no. Quello che dobbiamo guardare è l'assetto complessivo delle norme. I patteggiamenti. I vari benefici. Il procuratore Grasso ha lanciato l'allarme: i benefici ordinari e i benefici riservati a chi collabora con la magistratura ormai sono equiparati; il risultato è che nessuno collabora più. Il rispetto delle regole, e il rispetto delle sanzioni per chi sbaglia, è tipico di una cultura di sinistra. E poi la sinistra è la sola che può fare una politica di integrazione. Gran parte degli immigrati sono persone per bene, che non vanno relegate ai margini della società. Quanto tempo devono attendere per avere la cittadinanza? Perché ci si ostina a impedire loro di partecipare al voto? A Roma abbiamo migliaia di imprese gestite da immigrati, abbiamo fatto un grande lavoro per integrare i bambini rom».

Il centrodestra vi rimprovera di aver tentato di integrare anche chi l'integrazione rifiuta, anziché reprimere.

«Sono rimasto molto colpito dal modo in cui il centrodestra ha affrontato la questione. Sono riaffiorati vecchi riflessi, vecchie pulsioni. An ha riportato il proprio orologio indietro di quindici anni; e penso lo faccia perché qualcuno le sta creando un'alternativa a destra».

Storace usato da Berlusconi contro Fini?

«Se il capo dell'opposizione va a una manifestazione di un partito che ha sostenuto la legittimità del linciaggio e che ha avuto nei confronti del presidente della Repubblica e della senatrice Rita Levi Montalcini atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con i metodi democratici, se Berlusconi va lì lo fa per dire a Fini che c'è un'alternativa possibile. E An, anziché evolvere in una grande forza moderata di centrodestra, è condizionata da Storace. Dire in tv che la direttiva comunitaria consentirebbe di espellere 250 mila persone significa ingannare gli italiani. Perché il governo di centrodestra nel 2002 ha accettato l'abolizione del visto, senza preoccuparsi di trovare accordi per regolare i flussi dall'Est? Perché per cinque anni non hanno fatto il decreto per le espulsioni che ha fatto ora il governo Prodi?».

Il governo Prodi si è mosso sull'emozione per la morte di Giovanna Reggiani. E il decreto, che lei ha sollecitato, viene ora attenuato; tanto che proprio il suo fedele critico Sansonetti scrive su Liberazione che lei, Veltroni, dovrebbe rallegrarsi che non sia passata la sua «linea dura».

«Non solo io, tutti i sindaci, nei mesi passati, hanno sollecitato il decreto. Dopo la tragedia, ho insistito; e il governo ha fatto bene a interpretare la reazione dell'opinione pubblica e a darle una risposta. Non vedo attenuazioni al decreto. Lanciare una campagna contro il razzismo è condivisibile, così come legare l'espulsione a gravi e concreti pericoli per la sicurezza. Affidare il giudizio alla magistratura ordinaria è corretto, come ha spiegato Giuliano Amato. Il punto essenziale è che i prefetti ora possono allontanare i criminali dal nostro territorio».

Ma è il «modello Roma» che il centrodestra mette in discussione.

«Il "modello Roma" andava benissimo fino a quando non mi sono candidato alle primarie. Allora si è cominciato a raccontare Roma in modo diverso. Nella realtà, la capitale cresce il doppio della media del Paese, cresce più ancora in termini di occupazione e fino al gennaio di quest'anno — cito dati del Sole 24Ore — aveva un numero di omicidi, scippi, rapine minore anche in cifra assoluta rispetto a città amministrate dal centrodestra. Abbiamo chiuso piaghe aperte da decenni, smantellato i campi della stazione Tiburtina, della Snia Viscosa, del residence Roma, abbattuto centinaia di baracche, chiuso decine e decine di campi nomadi, spostato 15 mila persone che allora non potevamo espellere».

Fini le rimprovera di concentrarsi sulle cose che le stanno a cuore, dalla festa del cinema alle notti bianche, e tollerare il racket dei lavavetri, quello dei mendicanti e in genere il degrado urbano. Cosa risponde?

«Non è colpa mia se i giornali si occupano più della festa del cinema o delle notti bianche che delle cose fatte quotidianamente per i problemi della città. Non è colpa mia se i media danno paginate all'arrivo di Nicole Kidman e non una riga su come abbiamo illuminato le periferie, aperto campi sportivi nelle scuole, costruito biblioteche. Certo, c'è un problema, che peraltro non riguarda solo Roma: la lotta contro il degrado, per affermare la cultura del decoro. Qui sta il limite del centrodestra: l'idea che sia tutto lecito, che il bene comune non sia importante quanto l'interesse individuale. In quella frase del capo dell'opposizione, "toccate la mia mano perché è questa che ha fatto il grano", è già scritto tutto: la società del particolare; l'egoismo sociale ed etnico. La sinistra non deve avere alcun imbarazzo a mettere in campo un'idea opposta di società, a ingaggiare una grande battaglia di valori. Noi vogliamo premiare il talento e produrre ricchezza; ma vogliamo anche che la ricchezza sia distribuita in modo equo. In un mondo con piccoli fortilizi di ricchi assediati dalla povertà, neppure i ricchi vivono bene».