martedì 23 ottobre 2007

Pd: consensi al 29%

Secondo un sondaggio de la Repubblica in crescita i consensi per il nuovo partito
di MATTEO TONELLI, tratto da www.repubblica.it

ROMA - Un partito che si attesta al 29%, che è percepito come un centrosinistra che, però, guarda al centro. Con un leader che può contare su un gradimento personale che lo porterebbe a battere Silvio Berlusconi. E' questa la fotografia del Partito democratico che arriva dal sondaggio Ipr Marketing realizzato per Repubblica.it (il 19 ottobre). Un dato che, seppure inferiore alla somma dei voti dei disciolti Ds e Margherita, è in crescita rispetto ad aprile (allora era il 26,5 %). Non solo, stando alle cifre, c'è un'area dell'8% che, pur non essendo certa di votare il Pd, dice di essere pronta a prendere in considerazione l'eventualità.

Gli elettori. Lo zoccolo duro di coloro che, certamente, dichiarano il loro voto per il Pd, è del 18%. Dato che va aggiunto a quell'11% di chi, pur non sentendosi "fidelizzato", oggi voterebbe il partito di Veltroni. Totale: 29%. Poi c'è l'area degli indecisi. Quell'8% che raggruppa chi prende in considerazione l'ipotesi di votare il Pd, pur non essendo certo, oggi, di farlo. E che se, tradotto in preferenze, potrebbe far toccare al partito percentuali significative a livello elettorale. Un 37% che i dati indicano come il potenziale elettorale del Pd.

I flussi. Come ampiamente prevedibile il grosso dei voti per il Pd arriva dall'area dell'Ulivo. E' quello il serbatoio maggiore. Dal centrodestra e dall'estrema sinistra arrivano solo briciole: 3% da Forza Italia, 1% dai Comunisti italiani, ancora meno da Rifondazione e dall'Italia dei valori. Significativo, invece, quell'8% che uscirebbe dall'area dell'astensione per votare il Pd.

L'identikit dell'elettore. La prima distinzione che va fatta è tra gli elettori certi e quelli potenziali. Tra chi non ha dubbi e chi li ha, pur prendendo seriamente in considerazione l'ipotesi di dare la propria preferenza a Veltroni. L'identikit dei "certi" vede una percentuale di donne e uomini quasi simile (49% contro 51%), un'età che vede i giovani tra i 18 e i 34 anni al 20%, e gli elettori da 35 anni in avanti al 40%. Per quanto riguarda l'area di residenza in testa ci sono il centro e le isole (39%), poi il nord, area elettoralmente difficile per il centrosinistra (37%), infine il centro al 24%. Tra gli elettori potenziali cambiano alcune percentuali ma non il senso complessivo. Da notare l'aumento dei giovani da 18 a 34 anni (34%) e una percentuale maggiore di donne elettrici (53%). Ma forse il dato più interessante è quel 44% di elettori del nord che potrebbero votare il Pd. Un fatto non da poco viste le grandi difficoltà riscontrate dal centrosinistra in quella zona del Paese.

Come si posiziona. In questo caso ci aiuta il raffronto con un precedente sondaggio del 31 maggio 2007. La percezione del posizionamento del Pd è quello di una formazione di centrosinistra, che, però, tende al centro. La percentuale passa dal 37% al 46%. Cala invece la quota di chi vede il Pd orientato a sinistra (dal 14% al 10%), cresce, ma di poco, la percentuale di pensa ad un centrosinistra orientato a sinistra (dal 22% al 25%). In calo anche chi lo immagina come un partito di centro: dal 17% al 10%. Praticamente nulle le percentuali che lo associano al centrodestra. Solo il 5% infine non sa dire come collocarlo.

La fiducia. Sciolti i partiti, creatone uno nuovo, resta la questione del retaggio del passato. Tema che investe sia i Ds che la Margherita. In entrambi i casi la percetuale di fiducia che ispira il Pd è, nella maggioranza dei casi, la stessa che ispiravano la Quercia (53%) e la Margherita (46%). Da segnalare che se si limita la rilevazione agli elettori "certi", la percentale di chi avverte più fiducia nel Pd rispetto ai due disciolti partiti, sale fino a sfiorare il 70%.

Veltroni e gli scontri diretti. Le cifre parlano di un Walter Veltroni con un'indubbia capacità attrattiva. Stando al sondaggio nello scontro diretto tra Veltroni e i leader del centrodestra, il sindaco di Roma ne esce più che bene. L'unico a pareggiare (50% a 50%) è il leader di An Gianfranco Fini, mentre sia Silvio Berlusconi (52% a 48%) sia Pierferdinando Casini (55% a 45%) cedono il passo.

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