venerdì 5 ottobre 2007

"Riforme, la destra collabori: il Pd pronto a dimezzare ministri"

di Giancarlo Giannini
Veltroni: "Deve decidere Prodi, ma noi siamo pronti. Non ci sarà nessuna staffettaPer rafforzare il premier sono pronto a tutto. Troppa confusione politica
"Il governo sta facendo molto bene, e sarebbe ora che tutti gli alleati lo riconoscessero. Ma se dopo il 14 ottobre si vuole dare un segnale ulteriore, e dimezzare il numero dei ministri e sottosegretari, il Partito democratico è pronto a fare la sua parte. La scelta dipende solo dal presidente del Consiglio. Qualunque sarà la scelta di Prodi, noi la appoggeremo".
Alla vigilia del voto sulle primarie del Pd, che per lui deve essere "una grande festa della democrazia", Walter Veltroni lancia un duplice appello. Al centrosinistra, perché la smetta di litigare e capitalizzi i buoni risultati dell'azione di governo. Al centrodestra, perché dia il suo contributo all'approvazione della riforma istituzionale in votazione alla Camera, che finalmente "può sbloccare il Paese".
Sindaco Veltroni, partiamo dalle riforme. Alla Camera si sta sbloccando qualcosa. Lei che ne pensa?
"Lancio un appello a tutte le forze politiche. In otto mesi si può sbloccare il Paese, e superare la crisi del suo sistema democratico. La Commissione Affari Costituzionali ha approvato il Senato federale e la riduzione del numero dei parlamentari. Facciamo l'ultimo sforzo. Diamo un senso a questa legislatura, e approviamo l'intera riforma istituzionale. Con un'unica Camera legislativa, un Parlamento ridotto in quantità e più efficiente in qualità, una corsia preferenziale per i ddl del governo, la facoltà del premier di proporre la nomina e la revoca dei ministri, noi possiamo far uscire l'Italia dal tunnel, dal potere dei "veto-player", di quelli che dicono sempre no. Sarebbe il miglior servizio che il ceto politico italiano, in un momento di grande difficoltà, potrebbe rendere al Paese".
Il suo appello non arriva fuori tempo massimo? Il Polo vuole solo le elezioni, anche con questa legge elettorale.
"Sarebbe una follia per il Paese. Chiunque vinca. Perché la partita è aperta, e se alle prossime elezioni ci presenteremo con un programma di innovazione asciutto e uno schieramento coeso il Pd può arrivare al 37%".
Auguri. Ma finora il Pd non è bastato a stabilizzare il governo. E si parla sempre di staffetta Prodi-Veltroni.
"Noi lavoriamo per stabilizzare Prodi. Ma non possiamo essere soli. Se un giorno uno fa una conferenza stampa con il capo dell'opposizione, un altro fa la manifestazione contro, un altro ancora sbatte la porta, così non si regge. Quanto alla staffetta, non esiste. In questo momento io ho solo tre grandi obiettivi: accelerare sulle riforme istituzionali, celebrare con le primarie del Pd del 14 ottobre una grande festa della democrazia, e nel frattempo consolidare il governo Prodi, e far risaltare elementi di merito sulla confusione politica, che è troppa. Sono pronto a tutto, pur di rafforzare il governo".
Ma lei è favorevole al dimezzamento della squadra di governo, mettendo a disposizione, in nome del Pd, le poltrone ministeriali in quota a Ds e Margherita?
"Io penso che il futuro governo dovrà avere la metà dei ministri e sottosegretari di quello attuale. Per ciò che riguarda questo governo, è il presidente del Consiglio che deve dire la sua opinione. Nel Pd c'è una piena disponibilità su ciò che Prodi deciderà di fare. Se deciderà di ridurre drasticamente la squadra, il Pd sarà pronto a fare la sua parte. Se deciderà di restare così, il Pd lo sosterrà. Perché vede, questo è il mio cruccio: il governo di cose buone ne sta facendo moltissime, dalla finanza pubblica alla politica estera. Bisognerebbe esserne orgogliosi. E invece c'è questo "desencanto", che nasce dalla litigiosità e dalla rissosità tra gli alleati. Noi ci dobbiamo scuotere. Nasce un partito nuovo, dal basso, con centinaia di migliaia di persone che vanno a votare, con 60-70 mila scrutatori, con 35 mila candidati, con ragazzi di 16 anni che si presentano per la prima volta alle urne, con una partecipazione femminile che sfiora il 50%. Quando mai si è vista una cosa del genere in Italia? Eppure, dobbiamo sempre piangerci addosso, e seminare questo clima di autoflagellazione".
È la vecchia storia del "tafazzismo" della sinistra, no?
"Sa cosa le dico? Se c'è una dote che riconosco nella destra è la combattività. Una cosa è il senso critico, che è giusto esercitare e che fa difetto di là mentre è giusto che ci sia di qua. Ma un'altra cosa è non aver più voglia di fare battaglia politica, non avere più orgoglio di sé, proprio nel momento in cui stiamo per scrivere la pagina più bella della nostra storia recente. Perché una cosa è chiara a tutti: se avremo un grande successo alle primarie, stavolta può davvero cambiare la storia politica di questo Paese".
Come si spiega tutte queste polemiche velenose tra voi candidati?
"Le confesso che ho provato un certo dispiacere per i toni un po' troppo accesi che qualcuno ha usato. Come ha visto, da me non è mai venuta una parola polemica. Sono convinto che dopo il 14 ottobre ci sia bisogno di una leadership forte, quale che sia. E penso che al Paese occorrerà dare un'immagine di compattezza e di coesione. Basta messaggi di contrapposizione. Quel giorno deve essere una grande festa della democrazia".
Nel frattempo, però, basta un Grillo che con un "Vaffa" cavalca l'onda dell'antipolitica, e il Palazzo vacilla.
"Nel Paese c'è un diffuso malessere nei confronti della politica. Ma il "vaffa" non è la terapia. Semmai è solo il termometro. La soluzione del problema non è Grillo. La soluzione è la buona politica, anche se ripeterlo ora è come vendere i ghiaccioli in Alaska. Nei miei discorsi in giro per l'Italia faccio sentire le parole di Martin Luther King del '63, quando in una sorta di gospel dice "verrà un giorno in cui bambini bianchi e neri si daranno la mano".
Poi però faccio vedere anche il discorso di un americano nero di 46 anni, Obama, che si candida a fare il presidente degli Stati Uniti. Cosa c'è stato in mezzo? La politica, che ha cambiato in meglio il destino dell'umanità".
Perché avete privilegiato la nomenklatura di Ds e Margherita nelle liste, e avete lasciato poco spazio alla società civile?
"Come sa, io con gli apparati ho avuto sempre un rapporto molto complesso. Ma le confesso che, quando ho cominciato questa avventura, sulla composizione delle liste mi aspettavo molto peggio. Temevo che ci sarebbe stata meno disponibilità a fare strada a forze ed energie della società civile. Se ora guardiamo le liste delle città, c'è una quantità rilevante di persone comuni, ragazzi che vengono dal volontariato, imprenditori. Certo, si può fare di più. Anzi, aggiungo: si farà di più. Il Pd al quale penso è un partito con porte e finestre aperte, che ha la capacità di incarnare un modello di democrazia lieve, ma al tempo stesso capace di decidere nell'interesse comune. Quindi fuori i partiti dalla Rai e dai luoghi nei quali a gestire la cosa pubblica devono essere le competenze e non le appartenenze. Il Pd al quale penso è un partito che deve avere la forza di contaminarsi e il coraggio di proiettarsi molto oltre i suoi confini".
Ecco, appunto, c'è chi pensa che lei si stia proiettando un po' troppo "oltre", e che alla fine resti sul generico nelle grandi questioni, e magari parli chiaro e forte solo su Miss Italia. È così?
"Non mi pare proprio. In quattro mesi ho detto quello che deve essere il futuro del Paese. Sul fisco, sulle istituzioni, sull'ambiente, sul welfare, sul patto generazionale, sulla sicurezza, sulla Rai. Ho formulato una piattaforma programmatica fortemente innovativa. Poi ho aggiunto una cosa importante sul piano politico: il futuro del Pd non saranno più alleanza "contro", ma alleanze per un disegno di innovazione. Dunque alle prossime elezioni, quale che sia la legge elettorale, al centro ci sarà un programma di innovazione. Se su questo si riuscirà a ottenere le convergenze bene, se no il Pd esprimerà fino in fondo la sua vocazione maggioritaria. Il Pd nasce per questo. Le sembra messaggio generico o poco chiaro?".

D'accordo. Ma in questa ricerca di "vocazione maggioritaria", non si rischia di lanciare messaggi ambigui?

"Assolutamente no. Sono e resto convinto che serva un clima diverso tra maggioranza e opposizione. So che questo sembra blasfemo, in un paese in cui tutti insultano, tutti odiano, tutti sbattono le porte. Ma ho l'impressione che gli italiani siano sfibrati dalla coppia oppositoria Berlusconi-comunisti, cui è stata consacrata la storia italiana degli ultimi tredici anni. Il Pd è quello che rompe questo schema. Non ci si dovrà stupire del fatto che il Pd, dopo il 14 ottobre, uscirà sempre più spesso dai "recinti" tradizionali. La politica moderna è la risposta nuova a domande del tutto nuove".

È in nome di questo "nuovismo" che lei è arrivato al punto di ipotizzare la candidatura della signora Veronica Lario in Berlusconi?

"Io non ho ipotizzato proprio nulla. Come sa, chi fa un'intervista risponde delle cose che dice e non dei titoli. Mi è stata fatta una domanda sulle persone che stimo dall'altra parte dello schieramento, e io ho dato una risposta. Chi ha letto l'intervista sa che ho fatto solo un apprezzamento per una persona che, pur essendo collocata su un fronte diverso, ha preso posizioni coraggiose, sull'Iraq, sulla fecondazione. A me interessano sempre le persone che vanno oltre i loro confini, che dicono cose non usuali. Le faccio un altro esempio: il priore di Bose, con il quale a Bergamo ho fatto una discussione sulle beatitudini nella Bibbia. C'erano 2.500 persone ad ascoltarci, alle 9 di sera. Per come la vedo io, questa è una notizia più importante di Grillo. C'è un altro Paese che i nostri occhi non vedono, e che è carico di attese. Le parole di Enzo Bianchi, come quelle di monsignor Ravasi, mi interessano molto. Come mi interessano le tesi di Bernard Henry-Levy, o di Adriano Sofri".

Benissimo. Ma tutto questo sincretismo culturale non rischia di precipitare il nuovo partito in un indistinto "democratico", dove ci sei ma non sai più chi sei?

"No, questo rischio non c'è. Il Pd italiano sarà come il partito democratico americano e i laburisti inglesi. Questa è l'ispirazione politica, alla quale aggiungiamo la matrice culturale italiana, le nostre storie particolari. Non posso dimenticare che un giorno, nel '91, feci vedere a Scalfari, in anteprima, il nuovo simbolo del Pds. Eugenio mi disse: verrà il giorno in cui in questo Paese ci sarà un partito che si chiamerà solo Pd. Questo giorno è venuto. Viviamolo con intensità e allegria. E con la consapevolezza che da qui può nascere un cambiamento profondo della storia politica di questo Paese".

(da la Repubblica, 5 ottobre 2007)

giovedì 4 ottobre 2007

IMAGINE - John Lennon

IL TESTO:

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

TRADUZIONE:

Immagina che non esista il paradiso,
è facile se provi,
nessun inferno sotto di noi,
sopra di noi solo il cielo.
Immagina tutta la gente
vivere per il presente.
Immagina che non esistano frontiere,
non è difficile da fare,
nessuno per cui uccidere o morire
e nessuna religione.
Immagina tutta la gente
vivere una vita in pace.
Puoi darmi del sognatore,
ma non sono il solo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.
Immagina che non ci siano ricchezze,
mi meraviglierei se tu ci riuscissi,
né avidità né cupidigia,
una fratellanza di uomini.
Immagina che tutta la gente
si divida tutto il mondo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo vivrà unito.

AMERICAN IDIOT - Green Day

IL TESTO:

Don't wanna be an American idiot.
Don't want a nation under the new mania.
And can you hear the sound of hysteria?
The subliminal mind fuck America.

Welcome to a new kind of tension.
All across the alienation.
Everything isn't meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We're not the ones who're meant to follow.
For that's enough to argue.

Well maybe I'm the faggot America.
I'm not a part of a redneck agenda.
Now everybody do the propaganda.
And sing along in the age of paranoia.

Welcome to a new kind of tension.
All across the alienation.
Everything isn't meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We're not the ones who're meant to follow.
For that's enough to argue.

Don't wanna be an American idiot.
One nation controlled by the media.
Information age of hysteria.
It's calling out to idiot America.

Welcome to a new kind of tension.
All across the alienation.
Everything isn't meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We're not the ones who're meant to follow.
For that's enough to argue

TRADUZIONE:

IDIOTA AMERICANO

Non voglio essere un idiota americano
Non voglio una nazione così succube dei nuovi media
E lo senti il rumore dell’isteria?
E’ il suono subliminale che fotte i cervelli dell’America
Benvenuti in un nuovo tipo di pressione mentale
Che attraversa una nazione ormai diversa
Non tutto deve andare bene per forza
Sogni televisivi del futuro
Noi non dobbiamo per forza dargli retta
E convincerli a starci dietro
Beh forse io faccio parte dell’America gay
Non sono nella lista dei bigotti conservatori
Ora tutti fanno propaganda
E si uniscono al coro dei paranoici
Benvenuti in un nuovo tipo di pressione mentale
Che attraversa una nazione ormai diversa
Non tutto deve andare bene per forza
Sogni televisivi del futuro
Noi non dobbiamo per forza dargli retta
E convincerli a starci dietro
Non voglio essere un idiota americano
Una nazione controllata dai media
La nazione dell’informazione e dell’isteria
Che dilaga nell’America idiota
Benvenuti in un nuovo tipo di pressione mentale
Che attraversa una nazione ormai diversa
Non tutto deve andare bene per forza
Sogni televisivi del futuro
Noi non dobbiamo per forza dargli retta
E convincerli a starci dietro.

PRIDE (IN THE NAME OF LOVE) - U2

TESTO:

One man come in the name of love
One man come and go
One man come he to justify
One man to overthrow
In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more? In the name of love!

One man caught on a barbed wire fence
One man he resist
One man washed on an empty beach
One man betrayed with a kiss

In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more? In the name of love!

...nobody like you...there's nobody like you...

Mmm...mmm...mmm...
Early morning, April 4
Shot rings out in the Memphis sky
Free at last, they took your life
They could not take your pride

In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more in the name of love?
In the name of love!
What more in the name of love...
Mmm...mmm...mmm...

TRADUZIONE:

NEL NOME DELL'AMORE

Un uomo viene nel nome dell'amore
Un uomo viene e va
Un uomo viene per giustificare
Un uomo per cambiare le cose

Nel nome dell' amore
Cos'altro
Nel nome dell'amore
Nel nome dell'amore
Cos' altro
Nel nome dell'amore

Un uomo preso nel reticolato
Un uomo resiste
Un uomo sospinto su una spiaggia deserta
Un uomo tradito da un bacio

Nel nome dell'amore
Cos'altro
Nel nome dell'amore
Nel nome dell' amore
Un altro
Nel nome dell'amore

4 aprile mattino presto
Lo sparo un eco nel cielo di Memphis
Libero infine, ti han tolto la vita
Non sapevano come toglierti l'orgoglio

Nel nome dell'amore
Un altro
Nel nome dell' amore

ANOTHER BRICK IN THE WALL - Pink Floyd

I TESTI:
THE HAPPIEST DAYS OF OUR LIVES

When we grew up and went to school
There were certain teachers who would
Hurt the children any way they could
By pouring their derision
Upon anything we did
And exposing every weakness
However carefully hidden by the kids
But in the town it was well known
When they got home at night, their fat and
Psycopathic wives would thrash them
Within inches of their lives


ANOTHER BRICK IN THE WALL

We don't need no education
we don't need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave the kids alone
Hey teacher leaves the kids alone
All in all its just another brick in the wall
All in all you're just another brick in the wall

TRADUZIONI:

I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA

Quando crescemmo e andammo a scuola
C'erano certi insegnanti che avrebbero
Fatto del male ai bambini in ogni modo
Riversando il loro scherno
Su qualunque cosa noi facessimo
E smascherando i nostri punti deboli
Per quanto accuratamente nascosta dai ragazzi
Ma in città era ben noto
Che una volta tornati a casa la sera,le loro grasse
E psicopatiche mogli li avrebbero picchiati
Fino a ridurre la loro vita a pezzettini


UN ALTRO MATTONE SUL MURO

Non abbiamo bisogno di educazione
non abbiamo bisogno di essere
tenuti sotto controllo
né di oscuro sarcasmo in classe
professori lasciate in pace i ragazzi!
hey professore, lascia in pace noi ragazzi!
tutto sommato, è solo un altro mattone sul muro
tutto sommato, siete solo un altro mattone sul muro (x2)

VIVA LA VIDA, MUERA LA MUERTE - Modena city Rambles

Il testo:

Questo è il tuo tempo, non lo lasciare
Un vento che passa e che non tornerà mai
Corre veloce senza esitare
Non guarda indietro il tempo che se ne va
Questo è il tuo tempo, sta in fondo al cuore
Pulsa col sangue e corre forte nelle vene
E' il tuo respiro, non lo sprecare
Brucia in un rimpianto se ti perdi ad aspettare
Politicanti, gente che tace
Tempi di guerra, ma in un tempo di pace
Tempi moderni da consumare
Segui adesso il ritmo, questo è il tempo di saltare!
Testi Canzoni
Viva la vida, muera la muerte
Viva la vida, muera la muerte
Que viva, la vida
Non è più tempo di lamentarsi
E di chiamare pubblici gli affari privati
Non è più tempo dei moderati
Sempre fermi al centro senza voglia di cambiare
Politicanti, gente che tace
Tempi di guerra, ma in un tempo di pace
Sogni precari da consumare
Segui adesso il ritmo, questo è il tempo di saltare!
Viva la vida, muera la muerte
Viva la vida, muera la muerte
Que viva, la vida

HURRICANE - Bob Dylan

Il testo:

Pistol shots ring out in the barroom night
Enter Patty Valentine from the upper hall.
She sees the bartender in a pool of blood,
Cries out, "My God, they killed them all!"
Here comes the story of the Hurricane,
The man the authorities came to blame
For somethin' that he never done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.

Three bodies lyin' there does Patty see
And another man named Bello, movin' around mysteriously.
"I didn't do it," he says, and he throws up his hands
"I was only robbin' the register, I hope you understand.
I saw them leavin'," he says, and he stops
"One of us had better call up the cops."
And so Patty calls the cops
And they arrive on the scene with their red lights flashin'
In the hot New Jersey night.

Meanwhile, far away in another part of town
Rubin Carter and a couple of friends are drivin' around.
Number one contender for the middleweight crown
Had no idea what kinda shit was about to go down
When a cop pulled him over to the side of the road
Just like the time before and the time before that.
In Paterson that's just the way things go.
If you're black you might as well not show up on the street
'Less you wanna draw the heat.

Alfred Bello had a partner and he had a rap for the cops.
Him and Arthur Dexter Bradley were just out prowlin' around
He said, "I saw two men runnin' out, they looked like middleweights
They jumped into a white car with out-of-state plates."
And Miss Patty Valentine just nodded her head.
Cop said, "Wait a minute, boys, this one's not dead"
So they took him to the infirmary
And though this man could hardly see
They told him that he could identify the guilty men.

Four in the mornin' and they haul Rubin in,
Take him to the hospital and they bring him upstairs.
The wounded man looks up through his one dyin' eye
Says, "Wha'd you bring him in here for? He ain't the guy!"
Yes, here's the story of the Hurricane,
The man the authorities came to blame
For somethin' that he never done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.

Four months later, the ghettos are in flame,
Rubin's in South America, fightin' for his name
While Arthur Dexter Bradley's still in the robbery game
And the cops are puttin' the screws to him, lookin' for somebody to blame.
"Remember that murder that happened in a bar?"
"Remember you said you saw the getaway car?"
"You think you'd like to play ball with the law?"
"Think it might-a been that fighter that you saw runnin' that night?"
"Don't forget that you are white."

Arthur Dexter Bradley said, "I'm really not sure."
Cops said, "A poor boy like you could use a break
We got you for the motel job and we're talkin' to your friend Bello
Now you don't wanta have to go back to jail, be a nice fellow.
You'll be doin' society a favor.
That sonofabitch is brave and gettin' braver.
We want to put his ass in stir
We want to pin this triple murder on him
He ain't no Gentleman Jim."

Rubin could take a man out with just one punch
But he never did like to talk about it all that much.
It's my work, he'd say, and I do it for pay
And when it's over I'd just as soon go on my way
Up to some paradise
Where the trout streams flow and the air is nice
And ride a horse along a trail.
But then they took him to the jailhouse
Where they try to turn a man into a mouse.

All of Rubin's cards were marked in advance
The trial was a pig-circus, he never had a chance.
The judge made Rubin's witnesses drunkards from the slums
To the white folks who watched he was a revolutionary bum
And to the black folks he was just a crazy nigger.
No one doubted that he pulled the trigger.
And though they could not produce the gun,
The D.A. said he was the one who did the deed
And the all-white jury agreed.

Rubin Carter was falsely tried.
The crime was murder "one," guess who testified?
Bello and Bradley and they both baldly lied
And the newspapers, they all went along for the ride.
How can the life of such a man
Be in the palm of some fool's hand?
To see him obviously framed
Couldn't help but make me feel ashamed to live in a land
Where justice is a game.

Now all the criminals in their coats and their ties
Are free to drink martinis and watch the sun rise
While Rubin sits like Buddha in a ten-foot cell
An innocent man in a living hell.
That's the story of the Hurricane,
But it won't be over till they clear his name
And give him back the time he's done.
Put in a prison cell, but one time he could-a been
The champion of the world.


La traduzione:

Uragano


La pistola spara nel locale notturno,
entra Patty Valentine da una camera soprastante la sala
e vede il barista in una pozza di sangue
piange, "mio dio, li hanno uccisi tutti"
qui inizia la storia di Uragano
l'uomo che le autorità hanno accusato
per qualcosa che lui non ha mai fatto
l'hanno messo in prigione, ma un tempo lui avrebbe potuto essere
Il campione del mondo

Patty vede tre corpi stesi a terra
e un altro uomo chiamato Bello, che si muove furtivamente
"io non l'ho fatto" disse lui agitando le mani
"stavo solo derubando la cassa, spero che capisci
li ho visti uscire" disse, e si fermò
"uno di noi farebbe meglio a chiamare la polizia"
e cosi Patty chiamò la polizia
arrivarono sulla scena con le sirene lampeggianti
in quella calda notte nel New Jersey

Nel frattempo, lontano in un'altra parte della città
Rubin Carter e alcuni amici girano in auto
il primo contendente della corona per i pesi medi
non ha idea di che merda stava per succedere
quando un poliziotto lo fece accostare sulla strada
come tempo prima e tempo prima ancora
A Paterson questo é come le cose possono accadere
se sei nero non devi farti vedere per strada
a meno che non vuoi accettare la sfida

Alfred Bello aveva un partner che aveva una soffiata per la polizia
lui ed Arthur Dexter Bradley si aggiravano nella zona
Disse "ho visto due uomini correre fuori, sembravano pesi medi
sono saltati in un'auto bianca con targa di "fuori"
e Miss Patty Valentine semplicemente accennò con il capo
il poliziotto disse "aspettate un minuto, ragazzi, questo qui non é morto"
cosi lo portarono in infermeria
e pensarono che quest'uomo non ci vedeva bene
loro gli dissero che lui poteva idendificare il colpevole

alle 4 del mattino trascinarono Rubin dentro
lo portarono in ospedale e su per le scale
l'uomo ferito lo guardò attraverso il suo occhio morente
disse "perché l'avete portato qui? non é lui!"
si, ecco la storia di Uragano
l'uomo che le autorità hanno accusato
per qualcosa che lui non ha mai fatto
l'hanno messo in prigione, ma un tempo lui avrebbe potuto essere
Il campione del mondo

4 mesi dopo i ghetti erano in fiamme
Rubin é in Sud America che combatte per il suo nome
mentre Arthur Dexter Bradley é ancora nel giro di furti
e i poliziotti lo stanno torchiando cercando qualcuno da incolpare
"ricordi l'assassinio che successe in un bar"
"ricordi tu dicesti che hai visto l'auto in fuga"
"pensi di giocare con la legge?"
"pensi possa essere stato quel combattente che hai visto correre fuori quella notte?"
"non dimenticare che tu sei bianco"

Arthur Dexter Bradley disse "davvero non sono sicuro"
il poliziotto disse "un povero ragazzo come te deve darsi una possibilità
ti abbiamo preso per il colpo al motel e stiamo parlando con il tuo amico Bello
ora tu non vuoi tornare in cella vero? Fai il bravo ragazzo
faresti un favore alla società
quel figlio di puttana é coraggioso e diventa sempre piu coraggioso
vogliamo rompergli il culo
vogliamo addossargli questo triplo omicidio
lui non é Gentleman Jim*

Rubin puo stendere un uomo solo con un pugno
ma non gli ha mai fatto piacere parlarne
é il mio lavoro, disse, lo faccio perché mi pagano
e quando é finito l'incontro voglio solo al piu presto possibile tornare per la mia strada
Lassu in qualche paradiso
dove nei fiumi ci sono trote e l'aria é dolce
e cavalchi nel verde
ma poi loro lo misero in prigione
dove cercarono di trasformare un uomo in un topo

Tutte le carte di Rubin erano state marcate in anticipo
Il processo fù un circo di maiali, non aveva possibilità
Il giudice fece passare per alcolizzato e inaffidabile il testimone di Rubin
per la gente bianca che stava a guardare lui era un fannullone rivoluzionario
e per la gente nera lui era solo un pazzo negro
nessuno dubitò che fu lui a premere il grilletto
sebbene loro non avessero trovato l'arma
L'accusa disse che fu lui a compiere l'atto
e la giuria composta di bianchi fu d'accordo

Rubin Carter fu ingiustamente condannato
L'accusa fu omicidio, indovina chi ha testimoniato?
Bello e Bradley ed entrambi mentirono
e i giornali, tutti ci mangiarono sopra
Come puo la vita di un uomo
essere nelle mani di qualche pazzo?
Vederlo ovviamente incastrato
non può aiutarlo ma mi fa vergognare di vivere in un paese
dove la giustizia é un gioco

Ora tutti i criminali nei loro cappotti e con le loro cravatte
sono liberi di bere Martini e guardare il tramonto
mentre Rubin siede come Budda in una piccola cella
un innocente in una camera infernale
questa é la storia di Uragano
ma non é finita finchè loro non gli ridaranno il suo nome
e il tempo perso
messo in una prigione, ma un tempo lui avrebbe potuto essere
Il campione del mondo

WAKE ME UP WHEN SEPTEMBER ENDS - Green Day

Il testo:

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Like my fathers come to pass
Seven years has gone so fast
Wake me up when September ends

Here comes the rain again
Falling from the stars
Drenched in my pain again
Becoming who we are

As my memory rests
But never forgets what I lost
Wake me up when September ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Ring out the bells again
Like we did when spring began
Wake me up when September ends

Here comes the rain again
Falling from the stars
Drenched in my pain again
Becoming who we are

As my memory rests
But never forgets what I lost
Wake me up when September ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Like my father's come to pass
Twenty years has gone so fast
Wake me up when September ends
Wake me up when September ends
Wake me up when September ends



La traduzione:

Svegliami quando settembre è finito

L'estate è venuta ed è passata
L'innocente non può mai durare
Svegliami quando finisce settembre
Così come è venuto e passato mio padre
sette anni sono volati in fretta
Svegliami quando settembre è finito

Ecco di nuovo la pioggia
che cade dalle stelle
immerso di nuovo nel mio dolore
Diventando chi siamo

Come la mia memoria si riposa
Ma non dimentica mai quello che ho perso
Svegliami quando settembre è finito

Come la mia memoria si riposa
Ma non dimentica mai quello che ho perso
Svegliami quando settembre è finito

Le campane suonano ancora
come abbiamo fatto noi
quando è iniziata la primavera
Svegliami quando finisce settembre

Ecco di nuovo la pioggia
che cade dalle stelle
immerso di nuovo nel mio dolore
Diventando chi siamo

Come la mia memoria si riposa
Ma non dimentica mai quello che ho perso
Svegliami quando settembre è finito

Come la mia memoria si riposa
Ma non dimentica mai quello che ho perso
Svegliami quando settembre è finito

Così come è venuto e passato mio padre
venti anni sono volati in fretta
Svegliami quando settembre è finito

Svegliami quando settembre è finito
Svegliami quando settembre è finito
Svegliami quando settembre è finito

I CENTO PASSI - Modena City Ramblers

Il testo:

"Sei andato a scuola?Sai contare?""Come contare?""Come contare?1,2,3,4,sai contare?""Si,so contare""Sai camminare?""So camminare""E contare e camminare insieme lo sai fare?""Si!Penso di si!""Allora forza!Conta e cammina!dai... 1,2,3,4,5,6,7,8...""Dove stiamo andando?""Forza!Conta e cammina!9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!""Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!"
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)

E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore..
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura
contando cento passi lungo la tua strada"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!

"Noi ci dobbiamo ribellare" (dal film)

Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare..
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato..
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato..
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato..
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

"E' solo un mafioso, uno dei tanti"
"E' nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese!Io voglio fottermene!Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!" (dal film)

TUTTO E' POSSIBILE - Finley

Testo:

7,30 la sveglia suona già
dopo notti di coca e havana club
mi risveglio dentro a un incubo
Sembra quasi una follia
questa vita non è mia
è come un pugno nello stomaco
Guarda il cielo per un attimo
e vedrai cambierà

Se lo vuoi
tutto è possibile
nulla è inafferrabile
senza un limite
Se lo vuoi
tu potrai vivere
un sogno irrealizzabile
senza un limite

Salto in auto e scappo via,
in un film, in una fotografia
verso il mondo delle favole
Ma una strana melodia
da una scossa alla realtà
ora è tutta un'altra musica
Guarda il cielo per un attimo
e vedrai cambierà

Se lo vuoi
tutto è possibile
nulla è inafferrabile
senza un limite
Se lo vuoi
tu potrai vivere
un sogno irrealizzabile
senza un limite

IL MIO NOME E' MAI PIU' - LigaJovaPelù

Io non lo so chi c'ha ragione e chi no
se è una questione di etnia, di economia,
oppure solo pazzia: difficile saperlo.
Quello che so è che non è fantasia
e che nessuno c'ha ragione e così sia,
e pochi mesi ad un giro di boa
per voi così moderno

C'era una volta la mia vita
c'era una volta la mia casa
c'era una volta e voglio che sia ancora.
E voglio il nome di chi si impegna
a fare i conti con la propria vergogna.
Dormite pure voi che avete ancora sogni, sogni, sogni

Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più...

Eccomi qua, seguivo gli ordini che ricevevo
c'è stato un tempo in cui io credevo
che arruolandomi in aviazione
avrei girato il mondo
e fatto bene alla mia gente
(e) fatto qualcosa di importante.
In fondo a me, a me piaceva volare...

C'era una volta un aeroplano
un militare americano
c'era una volta il gioco di un bambino.
E voglio i nomi di chi ha mentito
di chi ha parlato di una guerra giusta
io non le lancio più le vostre sante bombe,
bombe, bombe, bombe, BOMBE!

Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più...

Io dico si dico si può
sapere convivere è dura già, lo so.
Ma per questo il compromesso
è la strada del mio crescere.
E dico si al dialogo
perchè la pace è l'unica vittoria
l'unico gesto in ogni senso
che dà un peso al nostro vivere,
vivere, vivere.
Io dico si dico si può
cercare pace è l'unica vittoria
l'unico gesto in ogni senso
che darà forza al nostro vivere.

Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più, mai più, mai più
Il mio nome è mai più...

EBANO - Modena City Ramblers

IL TESTO:

Sono nata dove la pioggia porta ancora il profumo dell'ebano
Una terra là dove il cemento ancora non strangola il sole
Tutti dicevano che ero bella come la grande notte africana
E nei miei occhi splendeva la luna, mi chiamavano la Perla Nera...

A sedici anni mi hanno venduta, un bacio a mia madre e non mi sono voltata
Nella città con le sue mille luci per un attimo mi sono smarrita...
Così laggiù ho ben presto imparato che i miei sogni eran solo illusioni
E se volevo cercare fortuna dovevo lasciare ogni cosa

Ebano...
Jack O's bar, Parade hotel, from me une
Ebano...

Spesi tutto quello che avevo per il viaggio e per i miei documenti
A palermo nel '94 eravamo più di cento giù al porto...
Raccoglievo le arance e i limoni in un grande campo in collina
Lavoravo fino a notte inoltrata per due soldi e una stanza nascosta

Ebano...

It's a long long night
It's a long long time
It's a long long road
Ebano...

Poi un giorno sono scappata verso Bologna con poca speranza
Da un'amica mi sono fermata, in cerca di nuova fortuna
Ora porto stivali coi tacchi e la pelliccia leopardata
E tutti sanno che la Perla Nera rende felici con poco...

Ebano...
Jack O's bar, Parade hotel, for me une
Ebano...
Ebano...
It's a long long night
It's a long long time
It's a long long road
Ebano...

Perciò se passate a Bologna, ricordate qual è la mia storia
Lungo i viali verso la sera, ai miei sogni non chiedo più nulla
Ebano...

LA CANZONE POPOLARE - Ivano Fossati

IL TESTO:

Alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora ce lo dirà
se c'è qualcosa da imparare ancora
ce lo dirà.
Sono io oppure sei tu
che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno
sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu
chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo tra le braccia
ci si è trovato anche la morte
sono io oppure sei tu ma sono io oppure sei tu.
Alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
se c'è qualcosa da fare
alzati che si sta alzando la canzone popolare
se c'è qualcosa da capire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora
ce lo dirà.
Sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io, lo vedi da te
arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora
e poi ti cerco le mani
sono io, lo vedi da te
mi riconosci, lo vedi da te.
Alzati che sta passando la canzone popolare.
Sono io sono proprio io
che non mi guardo più allo specchio
per non vedere le mie mani più veloci
né il mio vestito più vecchio
e prendiamola tra le braccia questa vita danzante
questi pezzi di amore caro
quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu
che sono io e che sei anche tu.
Alzati che si sta alzando la canzone popolare.
Alzati che sta passando la canzone popolare
se c'è qualcosa da dire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da chiarire ancora
ce lo dirà
se c'è qualcosa da cantare ancora si capirà.

L'UOMO COL MEGAFONO - Daniele Silvestri

L'uomo col megafono parlava parlava parlava di cose importanti, purtroppo i passanti, passando distratti, a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo, ma l'uomo col megafono credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti, ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per matto... però il fatto è che lui... soffriva... lui soffriva... davvero L'uomo col megafono cercava, sperava, tentava di bucare il cemento e gridava nel vento parole di avvertimento e di lotta, ma intanto la voce era rotta e la tosse allungava i silenzi, sembrava che fosse questione di pochi momenti, ma invece di nuovo la voce tornava, la voce tornava... Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso! L'uomo e il suo megafono sembravano staccati dal mondo, lui così magro, profondo e ridicolo insieme, lo sguardo di un uomo a cui preme davvero qualcosa, e che grida un tormento reale, non per un esaurimento privato e banale, ma proprio per l'odio e l'amore, che danno colore e calore, colore e calore ma lui... soffriva... lui soffriva... davvero Compagni! Amici! Uniamo le voci! Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!

VIVA L'ITALIA - Francesco De Gregori

IL TESTO:

Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l'Italia, l'Italia che resiste.

ALTRI MONDI - Modena City Ramblers



IL TESTO:

Quanto dolore, quante tensioni Nascoste tra noi nei nostri pensieri Troppi nemici, troppi veleni Nascono tra noi, nei nostri desideri Molto lontani dalla realtà Troppo lontani dalle verità Noncuranti dei bisogni Delle nostre paure Paura di volare, paura di morire La paura di non sapere più da che parte stare Non riuscire più a distinguere cos'è il bene ed il male Another world is possible Un otro mundo es posible Un altro mondo è possibile Un autre monde est possible Di nascosto nei palazzi delle nostre città Si sezionano le sorti dell'umanità Noncuranti dei bisogni, dei nostri desideri Delle nostre paure, paura di morire Segnali ribelli, voci pirata Nel nostro medioevo frequenze illegali Corrono veloci le comunicazioni Rimbalzando tra i satelliti ultraplanetari Arrivano, colpiscono, confondono e cancellano Riscrivono di colpo tutto ciò che è stato Ma non è troppo tardi ancora, non è tardi per cambiare Per sognare altri mondi non è mai troppo tardi Another world is possible...! Di nascosto nei palazzi delle nostre città Si sezionano le sorti dell'umanità Noncuranti dei bisogni, dei nostri desideri Delle nostre paure, paura di morire Cambiare!

Ma il cielo è sempre più blu

Si parte da Rino Gaetano:
Ma il cielo è sempre più blù



Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh..

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Devono rappresentare, insomma, virtù o limiti della nostra società, del nostro paese, del nostro periodo.



Ma il cielo è sempre più blu (Rino Gaetano)

Il mio nome è mai più (LigaJovaPelù)

I cento passi (Modena City Ramblers)

Tutto è possibile (Finley)

Wake me up when september ends (Green Day)

Cirano (Francesco Guccini)

Altri Mondi (Modena City Ramblers)

L'uomo col megafono (Daniele Silvestri)

Hurricane (Bob Dylan)

Viva l'Italia (Francesco De Gregori)

Viva la vida, muera la muerte (Modena City Ramblers)

Another brick in the wall (Pink Floyd)

La canzone popolare (Ivano Fossati)

Ebano (Modena City Ramblers)

Pride. In the name of love (U2)

Imagine (John Lennon)

American Idiot (Green Day)


Con il Sud per rompere il silenzio

“Il Mezzogiorno non deve marcire nell’assistenzialismo che mortifica l’uomo e crea spazi per la violenza e per la camorra. Il vostro servizio a favore delle popolazioni, la vostra onestà e competenza, il vostro culto per la verità, la giustizia e la libertà saranno di sprone e di sostegno nella lotta contro la camorra ed alimenteranno la speranza fondata in un domani migliore e non troppo remoto. Le nostre genti ve ne saranno grate più di quanto possa essere grata la camorra verso i disonesti uomini pubblici”. Con queste parole Don Peppino Diana, nella Chiesa di Casal di Principe, si rivolse alle autorità pubbliche sedici anni fa, nel giorno di Natale. Parole chiare, che indicano ancora oggi il percorso da seguire per vincere la battaglia a difesa delle regole e per il rispetto della legalità. Parole che voglio portare con me a Napoli, dove oggi sarò a confrontarmi sui temi della legalità e della lotta contro la camorra con chi in questa città lavora, studia, fa volontariato. A raccontarmi Napoli, a dirmi dei suoi problemi e delle sue risorse, delle sue speranze, saranno i rappresentanti dell’associazionismo, i giovani, le donne e gli uomini che ogni giorno vivono questa città in maniera onesta e con grande forza d’animo. Sono loro che riescono, in questo modo, a sferrare i colpi più duri a chi vorrebbe distruggere la fiducia dei cittadini con l’imposizione di un codice distorto, fatto di violenza e di illegalità. Con loro vorrei parlare di cosa intendo per legalità e di come il Partito democratico si impegnerà nel contrasto alla criminalità organizzata. Le ultime inchieste della magistratura confermano che le mafie inquinano sempre di più settori sani dell’economia, condizionando lo sviluppo di intere aree del Paese. Per contrastarle e colpirle bisogna innanzitutto predisporre strumenti e politiche di controllo più efficaci. Troppe opere pubbliche non vengono completate o vedono tempi eccessivamente lunghi di costruzione. Vuol dire che molte cose non vanno. Non basta aumentare i finanziamenti per accelerare i lavori: si devono potenziare i controlli per capire cosa frena e chi se ne avvantaggia. Di certo non i cittadini, piuttosto i gruppi criminali che riescono a gestire alcuni appalti e il mercato delle forniture. Bisogna essere chiari e netti: non si può permettere che ogni appalto si spezzetti in più subappalti. La proposta che ho già lanciato è quella di arrivare ad una stazione unica appaltante e di aumentare i controlli, a partire da un imperativo per le amministrazioni pubbliche: allontanare tutti quei funzionari corrotti che hanno favorito clan e cosche criminali nelle gare. Si devono favorire e premiare quelle imprese virtuose che decidono di lavorare nel rispetto della legge. Come pure vanno tutelati tutti quegli imprenditori onesti che intraprendono una durissima battaglia per dire di no a chi chiede loro il pizzo. La politica non deve lasciarli soli, deve essere vicina alle associazioni antiracket che fanno un lavoro prezioso e faticoso. Molto è stato fatto in questi ultimi tempi dal Ministero dell’Interno, ma non ci si deve fermare, se è vero che i dati ci dicono che in alcune città la quasi totalità dei commercianti paga e solo una minoranza denuncia, per paura o peggio perché è la normalità. Ma deve essere chiaro che la sfida non è solo del Sud e nel Sud. Bisogna guardare anche agli interessi e alle attività che le mafie gestiscono nel resto del Paese e fuori dall’Italia. Per questo si devono attivare tutti quegli strumenti che riescano ad intercettare le operazioni finanziarie e quella fitta rete di intermediari e prestanome che costituiscono un’inquietante zona grigia di difficile identificazione. Si devono potenziare le collaborazioni con organi d’indagine e di polizia su tutto il territorio nazionale, oltre che con gli altri paesi europei, per rendere la sfida alla criminalità organizzata un obiettivo globale, come globale sono diventati i suoi interessi. E poi i mezzi, tutti gli strumenti necessari: non si può più accettare che in un paese civile che vuole sconfiggere la mafia, un procuratore della repubblica minacciato debba girare con una macchina vecchia che rischia di lasciarlo a piedi. Per colpire la criminalità organizzata si deve far sentire la presenza forte di uno Stato che le toglie ciò che ha ottenuto con la violenza e con il sopruso e lo restituisce alla collettività. Penso ai beni confiscati, al grande lavoro che associazioni, comitati e amministratori locali, spesso ostacolati da una eccessiva burocrazia, portano avanti per trasformare palazzi, ville, terreni appartenuti a boss della mafia in luoghi di studio, di assistenza e di cultura per i cittadini. Per questo sono d’accordo con la richiesta di costituire un’agenzia unica dei beni confiscati che garantisca che il bene sequestrato non torni mai più nelle mani della criminalità, ma diventi rapidamente un patrimonio e un’occasione di lavoro e arricchimento civile per tutti. La lotta contro la disoccupazione e il lavoro nero deve diventare un altro tassello importante in questa battaglia. Troppi ragazzi sono costretti a lasciare la loro terra per costruirsi un futuro onesto altrove. Dobbiamo ricostruire le garanzie affinché un ragazzo che è nato e cresciuto a Casal di Principe possa studiare e realizzarsi nel suo paese come uno che è nato e cresciuto in un’altra provincia d’Italia. Per questo bisogna potenziare le offerte formative e tutti i canali di accesso al mondo del lavoro. Abbattendo la morsa del clientelismo che troppo spesso fa credere ai giovani che si va avanti solo se si conosce il potente di turno e non grazie al merito e all’impegno. Troppi, poi, sono coloro che per sopravvivere sono costretti ad accettare lavori senza contratto, senza garanzie e rispetto dei diritti. Quella contro il lavoro nero è una lotta da potenziare, con l’aiuto delle forze sociali. La camorra non può e non deve diventare l’unica alternativa per garantirsi il futuro. Giancarlo Siani descriveva in uno dei suoi vivi ritratti della società napoletana, i “moschilli” i bambini che la camorra utilizzava per spacciare la droga: non possiamo permetterci che si continuino a considerare le energie migliori della nostra società manovalanza per la criminalità organizzata. Sin dalle scuole elementari si deve inserire l’educazione alla legalità nei programmi di studio, affinché si aiutino le nuove generazioni a crescere nel rispetto di regole condivise di convivenza civile. E poi il territorio deve essere valorizzato anche da un punto di vista ambientale: la lotta contro gli scempi che la criminalità organizzata compie su queste splendide coste deve vederci in prima linea con strumenti di controllo e contrasto all’abusivismo edilizio. Anche in questo campo ci sono associazioni che hanno fatto molto, con battaglie che dobbiamo continuare a sostenere. Non possiamo più far finta che i problemi non esistano se non quando avvengono eventi eclatanti come la strage di Duisburg. Un bambino che spaccia la droga o un commerciante che è costretto a pagare il pizzo per lavorare sono anch’essi fatti eclatanti. Non possono mai diventare qualcosa di “normale”. Le vittime della criminalità non possono essere vittime due volte, prima dei loro aggressori, poi dell’indifferenza. Nel silenzio la mafia vive e cresce. In un altro tempo, un uomo con un’altra storia e un’altra grande sfida da vincere, disse un giorno: “Ciò che mi impressiona non è il rumore dei malvagi, ma il silenzio degli onesti”. Quell’uomo si chiamava Martin Luther King, e la sua sfida, quella del suo popolo, l’ha vinta. Noi dobbiamo avere la stessa fiducia, la stessa determinazione nel rompere il silenzio, nel contrastare concretamente il male e nel costruire pazientemente una cultura della legalità. Abbiamo le risorse per farlo. Le ha il nostro Paese. Le ha il nostro popolo, gli italiani per bene, gli italiani onesti, che sono la grande maggioranza. Le hanno le istituzioni e gli uomini dello Stato. A sconfiggere la camorra e le mafie saremo tutti noi, insieme.
Walter Veltroni
(da il Mattino, 3 ottobre 2007)

Veltroni ai più giovani: Partecipate, scegliete, costruite il Pd

La lettera di Walter Veltroni ai sedicenni

Care ragazze, cari ragazzi,
il prossimo 14 ottobre è una data che mi piacerebbe segnaste sul vostro diario. Sarà una domenica speciale, perché nascerà una forza politica nuova, nascerà il Partito democratico. Non pensate che trattandosi di un appuntamento che ha a che fare con la politica sia qualcosa che non vi riguarda, qualcosa di lontano dalla vostra vita, dalle vostre speranze, dai vostri sogni. Sì, lo so, oggi l’immagine della politica è molto consumata e per questo capisco la poca voglia e la fatica di avvicinarsi ad essa. Ma pensate un attimo: cos’è sempre stata nella storia degli uomini, e cosa continua ad essere, la politica? La politica è una possibilità. E’ la possibilità di immaginare un mondo diverso e di provare a costruirlo. La politica è anche condivisione di intenti, lo sforzo di una comunità di individui che ha voglia e la felicità di ritrovarsi assieme. Un agire comune, un pensare comune. Per la prima volta un partito che nasce chiede alle nuove generazioni, a chi ha compiuto sedici anni, di partecipare alla sua costruzione, a questa nuova avventura. Il Partito democratico non vuole rappresentare i giovani, vuole che i giovani siano i primi rappresentanti dei nuovi bisogni e dei nuovi ideali da costruire. Vuole che siano la vostra voce e le vostre idee a cambiare le cose. A fare in modo che la scuola diventi davvero un luogo dalle mille attività e opportunità, dove si incrociano i diversi saperi e dove crescere insieme. A moltiplicare le occasioni per fare sport, per aprire anche ai vostri gusti gli eventi culturali e creare le condizioni perché possiate sperimentare in prima persona le vostre qualità. A far sentire sin d’ora quali sono le vostre aspirazioni, per contribuire a rendere più semplice e vicino a voi il mondo del lavoro, perché vi troviate opportunità e diritti, quando sarà il momento. Per la prima volta nella storia di questo Paese, il 14 ottobre chi ha sedici anni potrà andare a votare. Speriamo che presto possa avvenire anche per le elezioni amministrative, perché è giusto che un ragazzo possa decidere chi si occuperà della sua città, del suo quartiere, della sua scuola. Intanto, fra pochi giorni, voterete per dar vita ad un partito, al Partito democratico.
Cogliete quest’opportunità, partecipate, scegliete, costruitelo insieme a tanti altri e fatelo vostro.

Walter Veltroni

mercoledì 3 ottobre 2007

I vostri diritti sono i miei diritti

Cara Paola, Caro Andrea,
vi ringrazio di cuore per la fiducia che mi avete espresso, insieme ad altre e ad altri esponenti del movimento per i diritti degli omosessuali, presentandovi nelle liste per la Costituente del Partito democratico, apparentate alla mia candidatura a segretario. Ancora di più vi ringrazio per le ragioni con le quali avete voluto motivare questa scelta. Nella lettera che mi avete indirizzato, scrivete che la vostra non è una firma in bianco, ma la scommessa sul progetto di un’Italia nuova, moderna. Un’Italia che riconosca i vostri diritti, non solo perché ciò è giusto e doveroso nei vostri confronti, ma perché li comprende come diritti di tutti e come condizione culturale e civile per la stessa modernizzazione sociale ed economica del Paese.
Cinque anni fa, in una ricerca diventata famosa, un brillante studioso americano, Richard Florida, documentava come le città economicamente e socialmente più dinamiche degli Stati Uniti fossero quelle meglio valutate sulla base di tre parametri: gli investimenti nell’innovazione tecnologica, la valorizzazione dei talenti individuali e la tolleranza per le diversità, a cominciare da quella di orientamento sessuale. Le tre “t” (tecnologia, talento e tolleranza) sono, secondo l’analisi empirica di Florida, fattori di sviluppo ugualmente essenziali.
Allo stesso modo, è importante ricordare che Florida rifiutava la identificazione tra tolleranza per la diversità e ostilità per i valori familiari. Questo modo divisivo di pensare, scriveva, non solo è pericoloso, perché mina alle fondamenta l’unità culturale e morale della Nazione, ma è anche inappropriato e non accurato sul piano descrittivo. Dalla sua ricerca emergeva infatti che le città americane più tolleranti, e anche per questo più dinamiche, sono anche le città più “family- and child-friendly”, più a misura di famiglia e di bambino. Vale ovviamente non solo per gli Stati Uniti. Lo stesso si può dire per l’Italia, anche grazie agli studi e alle analisi effettuate da una sua giovane collaboratrice, Irene Tinagli, che mi fa molto piacere abbia accettato di presentarsi alle primarie a Milano, in una delle liste che sostengono la mia candidatura.Sono pienamente d’accordo con le tesi di Florida, anche sulla base della mia esperienza di Sindaco di Roma. Anche per questo condivido il vostro rifiuto di quella che definite giustamente “cattiva politica”: la politica che pensa di poter affrontare le questioni relative alla vita, agli affetti e ai diritti delle persone omosessuali, guardandole con la lente deformante dell’ideologia. Come se fossimo di fronte ad una domanda di trasgressione e non, come voi dite, ad una domanda di famiglia, di stabilità, di sicurezza, di legame sociale. In una parola: di “normalità”.
E’ per questo, ritengo, che avete deciso di dare il vostro contributo alla nascita del Partito democratico. Perché ci accomuna, noi democratici, la consapevolezza che è finito il tempo della rappresentanza per frammenti: come se ogni sfumatura ideologica e ogni singola questione sociale potesse e dovesse rappresentarsi sulla scena politica in proprio e in solitudine, inevitabilmente contro tutti. Questa è la cattiva politica che dobbiamo lasciarci alle spalle. La politica buona, quella che stiamo cercando di rilanciare col Partito democratico, è la politica del dialogo e dell’incontro, della condivisione di punti di vista e di partenza differenti e di un comune itinerario di ricerca verso soluzioni migliori, proprio perché frutto dell’apporto di tanti, tutti tra loro diversi. E’ la politica che rifiuta la logica dell’”aut-aut”, perché fa propria quella dell’”et-et”.
Solo così si sconfigge, in radice, la logica dell’intolleranza, della discriminazione, della violenza. Armi cattive, che fanno male, che producono sofferenza, umiliazione, emarginazione. Armi che hanno ripreso ad offendere, mai come negli ultimi tempi, donne e uomini, ragazze e ragazzi, colpevoli solo di essere diversi nel loro orientamento sessuale. Mi chiedete un impegno chiaro e parole nette. Ebbene: se sarò eletto segretario, con voi il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione. E il primo impegno sarà il sostegno in Parlamento al disegno di legge del governo contro la violenza sessuale.Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Perché non c’è contraddizione fra sostenere il valore della famiglia tradizionale e riconoscere i diritti di chi si ama e convive. In Senato sono all’esame della Commissione Giustizia numerose proposte. Il Partito democratico lavorerà per coagulare il consenso più ampio possibile attorno ad un testo che segni un passo in avanti inequivocabile. Sono convinto che non solo il Partito democratico, ma una larga maggioranza del Paese, indipendentemente dalla collocazione politica, dall’orientamento culturale o dal credo religioso di ciascuno, possa riconoscersi in una posizione di equilibrio e di saggezza. Per quel che mi riguarda, intendo lavorare insieme a voi perché questa possibilità possa realizzarsi.
Walter Veltroni
(da l'Unità, 2 ottobre 2007)

COME SI VOTA

CHI PUO' VOTARE
    • Tutti i cittadini italiani e dell'Unione Europea
    • Tutti i cittadini stranieri con permesso ddi soggiorno
    • Ragazze e ragazzi di almeno 16 anni
    • Lavoratori e studenti fuori sede

COME SI VOTA

    • Si vota su due schede, una per l'Assemblea Nazionale, l'altra per quella Regionale
    • Si esprime un voto per ciasuna scheda scegliendo la lista che sostiene il tuo candidato
    • E' necessario presentarsi con un documento d'identità (oppure la tessere elettorale)
    • Per partecipare basta un contributo di solo 1 euro

DOVE SI VOTA a Fucecchio: i SEGGI

Sono in totale 7 i seggi a Fucecchio in occasione delle elezioni primarie del Partito Democratico del 14 ottobre:


FUCECCHIO CAPOLUOGO 1: Piazza XX Settembre, ex scuole Landini Marchiani

FUCECCHIO CAPOLUOGO 2: Via I Settembre, Fondazione "I Care"

BOTTEGHE: Via Provinciale Pistoiese, Circolo ARCI

MASSARELLA: Piazza 7 Martiri, ex scuola elementare

Ponte a Cappiano: Piazza Giani, Circolo ARCI

San Pierino: Piazza F.lli Cervi, sede contrada

Querce: Loc. Ferretto, locale adiacente Poste

martedì 2 ottobre 2007

Lunedì 8 ottobre: il Pd spiegato ai più giovani

I candidati delle liste che sostengono Veltroni davanti alle scuole per sensibilizzare i ragazzi
Una giornata di mobilitazione generale per stimolare i giovani, soprattutto i sedicenni, a partecipare alla costruzione del Partito democratico andando a votare alle elezioni primarie del 14 ottobre. Lunedì prossimo, 8 ottobre, i candidati delle 1181 liste che nel Paese appoggiano la candidatura di Walter Veltroni per la segreteria del Partito democratico si recheranno davanti alle scuole superiori di tutta Italia per spiegare ai ragazzi l’importanza della creazione del Partito democratico. “Per la prima volta nella storia – ha detto Veltroni - il 14 ottobre potranno esprimere il loro voto anche i sedicenni. E’ un altro segnale del vento di novità che comincia a soffiare in Italia grazie alla nascita del Pd e mi sembra molto giusto che chi crede in questo progetto si impegni di persona per mettersi in rapporto con i più giovani e spiegare loro l’importanza di questo evento per il futuro che attende le nuove generazioni. La mobilitazione davanti alle scuole mi sembra un’ottima iniziativa che coglie in pieno il senso del nuovo che il Partito democratico ha il dovere di trasmettere agli italiani. Come testimoniano i tanti ragazzi presenti nelle liste, il Pd nasce per cambiare la politica del nostro Paese anche e soprattutto attraverso un profondo ricambio generazionale”.

E' il Mediterraneo il nuovo crocevia mondiale del secolo, il Sud ne deve approfittare

Egregio Direttore,
ho scelto con convinzione Bari come il luogo più adatto per accogliere domani la riflessione che con Dario Franceschini e Massimo D’Alema dedicheremo alla politica internazionale del Partito Democratico.
Il Mediterraneo è oggi, fuori da ogni retorica, una chiave di lettura per capire le sfide politiche, economiche e culturali che attendono l’Italia, poiché gli straordinari fatti che qui stanno accadendo ci offrono un’occasione storica per far diventare questo mare il nuovo hub mondiale del secolo e l’Italia il perno e il centro di questo nuovo equilibrio. Il mare nostrum - come lo chiamavano i romani - è il più grande mare "chiuso" del mondo: 2,5 milioni di kmq, poco meno dell’1% delle acque del pianeta sulle quali però passa il 15% dei traffici marittimi globali, grazie alla rinata centralità di Suez e alla crescita impetuosa delle economie orientali. Vi si affacciano ventitre Paesi con una popolazione di circa 430 milioni di persone, un numero che si è triplicato in meno di un secolo e, nonostante le crisi in Iraq, Libano e Palestina, il Pil di questa regione cresce nel 2007 ad una media del 6,3%, il tasso più elevato degli ultimi dieci anni, pur con disparità enormi; sui 4.000 miliardi di dollari di ricchezza prodotta, la quota dei cinque Paesi dell’Unione Europea è oltre il 90%, con un differenziale procapite da 1 a 30 fra il Paese più ricco e quello più povero. Il Mediterraneo è marcato da forti differenze e diviso tuttora da molti conflitti: è la principale zona di smistamento dell’immigrazione clandestina, una piaga per la quale, solo nello scorso agosto, il mare ha restituito 243 corpi di migranti che hanno cercato di raggiungere l'Europa, 161 dei quali annegati nel canale di Sicilia; da qui transitano nuove minacce come il terrorismo di matrice islamica che si annida e cresce nella regione del Maghreb; infine, l’accesso alle risorse idriche continua a dividere un Paese dall’altro e se prospera il commercio fra l’Europa e ciascun Paese della sponda sud, non esiste una vera integrazione dei Paesi africani fra loro. Mediterranea è l’acqua che bagna le coste di zone non ancora pacificate, i Balcani, Cipro, Siria, Libano. Non è dunque tutto facile. Anche Pavel Matvejevic ci ammonisce quando dice “i parametri con i quali al Nord si osservano il presente e l’avvenire del Mediterraneo non concordano con quelli del Sud. Le griglie di lettura sono diverse. La costa settentrionale del Mare Interno ha una percezione e una coscienza differenti da quelle della costa che sta di fronte. Il mare stesso assomiglia sempre di più a una frontiera che si estende dal Levante al Ponente per separare l’Europa dall’Africa e dall’Asia Minore”.
La nostra politica così ha davanti due alternative: considerare il Mediterraneo una questione di sicurezza, la frontiera meridionale dell'Unione sulla quale attestarsi per difendersi dai flussi migratori, dal terrorismo internazionale, dalle attività illecite; oppure pensare il Mediterraneo come una nuova area di cooperazione in cui stabilire relazioni speciali, una politica regionale che coinvolga tutte le regioni dal Maghreb alla Turchia. L’Italia è forte e sicura se esiste un circuito euro-mediterraneo di cui noi siamo parte e perno. E’ debole e insicura se il Mediterraneo diventa solo una faglia fra civiltà. La prima sfida è dunque di ordine culturale. Se il Mediterraneo è il luogo dove si incontrano Europa e Islam, agire affinché questo incontro non divenga scontro è la nostra priorità. L’Islam che noi italiani incontriamo è primariamente mediterraneo: una parte di quei musulmani che oggi sono europei hanno ottenuto il passaporto del Paese di accoglienza, ma nazionalizzazione formale non significa di per sé integrazione. Ricostruire uno spazio mediterraneo ci permetterà di imbrigliare l’immigrazione selvaggia da sud, di sottrarre le giovani generazioni di musulmani dalla fascinazione dei predicatori d’odio, di trovare una nuova funzione geopolitica dell’Italia nell’Unione Europea come alfiere dell’integrazione. E’ decisivo proseguire con il dialogo religioso, perché il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo e non ha conosciuto la laicità in tutti i suoi bordi. E’ importante il rafforzamento del circuito delle Università delle due sponde per formare una classe dirigente dai valori comuni.
Per dare solidità a questa politica occorre anche una diversa struttura istituzionale. L’Italia deve promuovere una Comunità Euro-Mediterranea, sviluppando la dimensione dei diritti umani e la promozione della democrazia, affiancare la recente iniziativa francese - magari assieme alla Spagna - per integrare meglio le nazioni nordafricane e mediorientali in una politica regionale, promuovere da subito all’interno dell’UE una cooperazione rafforzata in materia di immigrazione con gli altri Paesi rivieraschi. Anche l’impegno dei nostri 2.500 uomini impegnati nella missione Unifil in Libano, il costante dialogo con i governi arabi moderati e l’amicizia verso il popolo israeliano e il popolo palestinese sono il segno di un’attenzione al Mediterraneo e il marchio più riconoscibile di una politica estera fortemente cambiata sotto la guida di Romano Prodi e Massimo D’Alema.
Negli ultimi dieci anni, il commercio euro-mediterraneo è più che raddoppiato e le esportazioni mediterranee verso l’Europa sono addirittura triplicate. L’Italia realizza oltre 50 miliardi di interscambio commerciale, ospita più di mezzo milione di lavoratori mediterranei e ha visto nascere circa 30.000 nuove aziende che hanno come titolare un ex immigrato dai Paesi della sponda sud. Per potenziare gli investimenti diretti, per aggredire una disoccupazione ancora troppo alta che spinge a emigrare, per diffondere un ceto medio che dia stabilità a quei Paesi, occorre rilanciare con convinzione il progetto di una Banca di sviluppo euro-mediterranea con la missione di sostenere le piccole e medie imprese, facilitare l’accesso al mercato dei capitali internazionali ed arrivare ben strutturati al traguardo della zona di libero scambio euro-mediterranea (ZLS), prevista a partire dal 2010. Secondo un recente studio, la ZLS determinerà una crescita del traffico globale di oltre il 16%, con valori compresi fra il 10% per la riva nord (Spagna, Francia e Italia) e il 20% per la riva sud.Lanciare il Mediterraneo come crocevia, hub mondiale del nuovo secolo, richiede infine investimenti industriali e infrastrutturali coraggiosi sui porti, sulla logistica, sull’intermodalità, sulla realizzazione di corridoi nord-sud che si leghino ai corridoi est-ovest progettati dall’Unione Europea. Ci sono potenzialità straordinarie nei servizi, nel traffico delle merci, nella difesa dell’ambiente, nelle rotte dell’energia.Strabone, geografo greco del I secolo a.C scriveva che “di solito è il mare che disegna la terra, e alla terra dà una forma”. Il Mediterraneo può dunque disegnare una nuova politica per il futuro dell’Italia nel mondo nuovo e il Partito Democratico si impegnerà affinché questa occasione venga giocata fino in fondo.
Walter Veltroni
(da la Gazzette del Mezzogiorno, 1 ottobre 2007)

lunedì 1 ottobre 2007

Ecco tutte le liste nazionali nel Collegio Empoli

Liste nel collegio Empoli, Circoscrizione Toscana

A sinistra per Veltroni

Allori Donatella
Matteini Tommaso
Bagnoli Denise
Carcapede Franco
Campinoti Veronica
Matteoli Massimo
Guggino Giuseppina

Alleanza Riformista - Socialisti, repubblicani, liberaldemocratici per Veltroni
Guerrieri Marcella
Fusco Alessandro
Olma Iwona
Magnolfi Massimo
Bartalesi Fernanda
Giani Carlo

Democratica Mente per Veltroni
Morelli Damasco
Vagnoli Lucia
Arditi Flavio
Tosi Clara
Billeri Claudio
Marconcini Sabrina
Maestrelli Mauro
Gori Grazia
Democratici con Veltroni

Cantini Laura
Micheli Enrico
Galgani Paola
Nencioni Alessandro
Rigoli Diletta
Sabatini Alessio
Pucci Vania
Mangani Giulio
I democratici per Enrico Letta
Sani Filippo
Nucci Stefania in Cinquini
Guarna Mario
Giglioli Federica
Cilia Bartolo
Lastrucci Anna
Nesi Daniele
Pietroni Annalisa
Con Rosy Bindi democratici, davvero.

Genuino Vincenzo
Tognetti Elena
Vannini Filippo
Baruffa Alessandra
Bartolini Gianfranco
Vannini Emilia

Le liste nazionali e regionali in Toscana

Firenze, 25 settembre 2007 - Si è concluso il lavoro di verifica delle liste presentate per le elezioni primarie del Partito Democratico del 14 ottobre. Lo rende noto Maurizio Gazzarri, Direttore dell'Ufficio Tecnico Amministrativo Regionale. In Toscana sono state presentate complessivamente - specifica Gazzarri - 157 liste per la Assemblea Costituente Nazionale e 125 per quella Regionale. E rispettivamente si sono presentati 943 e 1466 candidati, di cui la metà donne.
Tutte le liste presentate sono state ammesse.

Ecco il quadro completo delle liste.

Per l’Assemblea nazionale.
A sostegno di Walter Veltroni: “Democratici con Veltroni”(in tutti e 29 i collegi della Toscana), “A sinistra per Veltroni” (in 24 collegi), “Con Veltroni. Ambiente, innovazione, lavoro” (in 15 collegi), “Alleanza Riformista” (in 14 collegi), “Democraticamente per Veltroni” (in 6 collegi), “Energie solidali” (in 2 collegi).
A sostegno di Rosy Bindi: “ Con Rosy Bindi democratici, davvero”(in tutti e 29 i collegi).
A sostegno di Enrico Letta: “I Democratici per Enrico Letta” (in tutti e 29 i collegi).
A sostegno di Jacopo Gavazzoli Schettini: “Noi per il Partito Democratico” (in 6 collegi).
A sostegno di Mario Adinolfi: “Generazione U”(in 3 collegi).

Per l’ Assemblea regionale.
A sostegno di Andrea Manciulli: “Democratici con Veltroni” (in tutti e 29 i collegi della Toscana), “I Democratici per Enrico Letta” (in tutti e 29 i collegi), “A sinistra per Veltroni” (in 24 collegi), “Democraticamente per Veltroni” (in 6 collegi), “Con Veltroni. Ambiente, innovazione, lavoro” (in 5 collegi), “Alleanza Riformista” (in 2 collegi), “Cittadini in movimento” (in 1 collegio). A sostegno di Cristina Bandinelli: “Con Bandinelli e Bindi democratici, davvero” (in tutti e 29 i collegi).
(da www.partitodemocraticotoscana.it)

LISTE PER L'ELEZIONE ALL'ASSEMBLEA COSTITUENTE NAZIONALE

Sono giunti all’Ufficio Tecnico Amministrativo Nazionale di piazza Ss.Apostoli i dati riguardanti le liste presentate sul territorio per l’elezione dell’Assemblea Costituente Nazionale del Partito Democratico.

Le liste presentate nei 475 collegi delle primarie sono un totale di 2227.

Le liste a sostegno di Walter Veltroni sono un totale di 1181
Le liste Democratici con Veltroni sono presenti in 474 collegi
Le liste Con Veltroni. Ambiente, Innovazione e lavoro sono presenti in 285 collegi
Le liste A sinistra per Veltroni sono presenti in 245 collegi
Fanno inoltre riferimento a Walter Veltroni altre 177 liste presentate con denominazioni diverse a seconda del territorio.

Le liste a sostegno di Rosy Bindi, Con Rosy Bindi. Democratici, davvero, sono presenti in 471 collegi.

A sostegno di Enrico Letta sono state presentate 476 liste con la denominazione I Democratici per Letta.

Sostiene Mario Adinolfi la lista Generazione U presente in 55 collegi.

Pier Giorgio Gawronski ha presentato la lista Gawronski. Il coraggio di cambiare in 28 collegi.

Infine Jacopo Gavazzoli Schettini ha presentato la lista Noi per il Partito Democratico in 16 collegi.

Gli Uffici Tecnici Regionali stanno completando la trasmissione dei dati, anche per quanto riguarda le liste per l’elezione delle Assemblee Costituenti Regionali, i cui numeri verranno resi disponibili non appena completate le operazioni necessarie.

In seguito l’elenco definitivo delle liste, nazionali e regionali, con i nomi dei candidati, sarà pubblicato sul nostro sito.

Il PD farà scudo alla Costituzione

Il Partito democratico che nasce avrà nella Costituzione repubblicana, nei suoi principi fondamentali, nella tavola dei diritti e dei doveri dei cittadini e nei lineamenti architettonici dell’ordinamento della Repubblica, la costellazione che orienterà il suo cammino. Chiunque sia il segretario chiamato a guidarlo. Non possono esserci e non ci sono dubbi al riguardo.
La fedeltà del Partito democratico alla Costituzione del 1948 non solo non contraddice, ma dovrà ispirare il suo impegno per l’adeguamento della seconda parte della Carta, attraverso un definito e limitato, ma coraggioso, programma di riforme costituzionali, da realizzare in Parlamento attraverso la più ampia convergenza politica possibile. Essere fedeli ai valori costituzionali e in particolare a quell’attualissimo, programmatico secondo comma dell’articolo 3, che definisce “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, significa infatti nutrire un’idea alta e forte della politica, che è chiamata non a prendere atto della realtà sociale così com’è, con le sue ingiustizie e i suoi squilibri, ma ad operare per creare effettive condizioni di pari opportunità per tutti i cittadini.
Perché ciò sia possibile
, come ho avuto modo di dire più volte in queste settimane di confronto in vista della Costituente del Partito democratico, è necessario conferire al nostro sistema politico capacità di decisione: superando l’attuale bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, riformando la legge elettorale, prevedendo tempi certi per l’approvazione o la bocciatura delle proposte di legge, rivedendo tutte le norme dei regolamenti parlamentari che incoraggiano la frammentazione dei partiti e dei gruppi, rafforzando i poteri del presidente del Consiglio sul modello europeo del governo del primo ministro e, contestualmente, il sistema di garanzie contro qualunque rischio di dittatura della maggioranza o di deriva plebiscitaria, anche prevedendo quorum qualificati per la modifica della prima parte della Costituzione. La nostra è una crisi democratica profonda, per molti versi senza precedenti. L’Italia ha bisogno, per uscirne, di una democrazia che decida.
Fa poi parte delle garanzie a presidio di una società che vogliamo aperta e libera, la netta distinzione tra la sfera politica e quella economica e sociale. Una distinzione che va tutelata attraverso una normativa contro il conflitto di interessi, che va sollecitamente approvata in Parlamento, ma anche attraverso un rigoroso codice etico che il Partito democratico dovrà darsi, prevedendolo esplicitamente nel suo Statuto, insieme ad un’autorità interna che vigili sulla sua applicazione. Difendere la Costituzione repubblicana significa anche rimuovere le cause di discredito della politica: quelle che hanno a che fare col suo scarso rendimento, ma anche quelle che derivano dall’eccesso di costi e dalla selva di privilegi e rendite di posizione, anacronistici e intollerabili per un Paese civile. E come dice il documento, occorrerà fissare i paletti che presidiano la sfera della politica e separano la funzione della regolazione e dell’indirizzo, che le appartiene, da quella della gestione, che deve essere esclusivamente dell’autonoma responsabilità della competenza.

Walter Veltroni
(da la Repubblica, 1 ottobre 2007)

Ai lettori dico: non perdete la fiducia

Caro Padellaro,
è vero: delle lettere inviate a l'Unità non ne perdo una. Succedeva anni fa, quando dirigevo il giornale e avevo modo di leggere anche quelle poi non pubblicate, e accade così oggi. Quelle che avete scelto per rappresentare i tremila messaggi arrivati dopo il tuo appello perché cessino litigi e divisioni all'interno del nostro schieramento confermano, una volta di più, quanto siano grandi la saggezza e la voglia di unità del popolo di centrosinistra. Ma anche, e certo non possiamo nascondercelo, quanto sia forte il malessere che lo attraversa, e come crescano le preoccupazioni dopo tante attese e tante speranze. Sai bene che ho ben chiari questi sentimenti e questa situazione. Lo sai perché mi conosci, e anche perché, a proposito di lettere, ricorderai le mie, di qualche settimana fa, indirizzate ai gruppi dirigenti di Ds e Margherita e poi ai candidati alla segreteria del Partito democratico. Alla fine di entrambe esortavo, in buona sostanza, a non sciupare tutto proprio ora, a non ricadere nei vecchi vizi tipici della sinistra, in quella speciale capacità di farci male da soli, e spesso proprio nei momenti più ricchi di opportunità. Scrivevo anche che il Partito democratico potrà essere, se saremo all'altezza del compito, la terapia giusta, un modo per guarire da questa malattia. Io di questo resto convinto, e anzi, girando l'Italia in lungo e in largo, e toccando con mano quanta passione e quanto impegno animino la nostra gente, lo sono ancora di più, e proverò in poche righe ad accennare al perché.
Tu scrivi, all'inizio dell'editoriale di ieri, che il problema di fondo sollevato dal giornale e dai lettori non si risolve nemmeno se a parlare sono i fatti, se poi il messaggio che arriva agli italiani è quello delle divisioni, degli sgambetti tra i partiti che devono sostenere il governo. Hai ragione, ma inviterei al tempo stesso a non far caso sempre e solo alle cose negative - anche questo è un nostro antico vizio - e ad apprezzare di più quel che riusciamo a fare, anche se costa fatica, anche se porta via tempo e fa perdere un po' dello slancio iniziale. Vale per il governo, che certo è penalizzato da troppe polemiche e contrasti che ne appannano l'immagine, ma ha appena raggiunto l'accordo su una finanziaria che prosegue il percorso di risanamento dei conti pubblici, che ridistribuisce e sostiene i più deboli, che incentiva le imprese e lo sviluppo, e in quest'anno e mezzo ha portato avanti un'opera di risanamento finanziario che oggi fa rispettare all'Italia i parametri europei, ha rotto un lungo immobilismo con le liberalizzazioni e l'apertura dei mercati, ha restituito credibilità all'Italia sia in sede politico-istituzionale che in sede economica. E vale, cosa che mi riguarda direttamente, per il cammino del Partito democratico.
Se c'è una cosa che i lettori di questo giornale hanno sempre avuto a cuore, quella cosa, l'abbiamo appena detto, è l'unità. Bene: quando mai è successo nella nostra storia, e mi riferisco all'intera storia italiana, che un partito nascesse non per scissione, non dopo una spaccatura, ma per unione, per una volontà d'incontro sancita per giunta da centinaia di migliaia di persone? Il Pd nasce così. Nasce unendo, e nasce per unire. Culture, organizzazioni, uomini e donne, giovani. Le loro storie, le loro idee sulle questioni nuove, sul futuro. Perché non apprezzarlo pienamente e come si deve? Perché non farne un valore, un fattore di fiducia, un elemento concreto di unità? E poi, l'ho detto e lo ripeto: il Pd, per sua natura, sarà sinonimo di pluralità, di democrazia interna, di partecipazione responsabile. Ma per come lo intendo io, e per come lo costruiremo se toccherà a me il compito di farlo insieme agli altri, al suo interno non avranno cittadinanza logiche vecchie e piccole, improntate a personalismo, protagonismo e correntismo. Cominceremo da noi stessi. Il Pd sarà l'esempio di come diverse ispirazioni possono convergere in obiettivi chiari, in una politica condivisa. Diversità che non diventano divisione. E ancora: per la vocazione maggioritaria con cui nasce, io credo toccherà al Partito democratico, quando sarà il momento, essere il baricentro di uno schieramento che dovrà, e lì si vedranno i suoi confini, costruirsi attorno a cinque-dieci idee forza. Punti netti e qualificanti, con cui presentarsi di fronte agli italiani, per convincerli e per governare cinque anni, non «contro» qualcosa o peggio ancora qualcuno, ma «per» il Paese e in nome delle idee in cui si crede, senza continue divisioni, senza mediazioni estenuanti. Omogeneità dei programmi e coesione dello schieramento, perché sarà stabilito prima e con chiarezza chi ci sta e chi no. E allora, mi auguro, non ci sarà più bisogno di appelli all'unità.
Prima di allora, certo, il Pd dovrà essere protagonista anche del cambiamento della legge elettorale, nel segno del bipolarismo, del potere di scelta ai cittadini, e per l'appunto della stabilità. Anche qui, caro Antonio, i fatti potranno non bastare se non cambia lo spirito, se la politica non sarà in grado di ripensare e di riformare se stessa, però è evidente che una legge come l'attuale è fatta apposta per moltiplicare la frantumazione, per favorire i veti e le rendite di posizione nemmeno di piccoli partiti e movimenti, ma di singoli individui, nel caso attuale di singoli senatori. E per allargare, anche in questo modo, il divario che sempre più sta separando i cittadini dai partiti e dalla politica. Insomma, se io dovessi rispondere alla tua esortazione e alle preoccupazioni dei lettori de l'Unità, direi: non perdete la fiducia, i problemi ci sono e li vediamo, ma come sempre è nelle mani degli uomini la possibilità sia di danneggiare e compromettere il loro stesso cammino, sia di aprirlo a possibilità nuove, a soluzioni che guardano non ai singoli interessi ma al bene comune. Perché per noi e per il nostro Paese sia questa seconda ipotesi a realizzarsi, e non la prima, la cosa da fare è contribuire a far nascere nel modo migliore e più forte, il 14 ottobre, il Partito democratico.
Walter Veltroni
(da l'Unità, 1 ottobre 2007)