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domenica 30 settembre 2007

Le liste nazionali collegate a Veltroni




www.lanuovastagione.it

Maria Falcone, Ennio Morricone, Eva Cantarella, Amos Luzzatto. Con Piero Fassino, Francesco Rutelli, Massimo D’Alema, Beppe Fioroni, Linda Lanzillotta, Barbara Pollastrini, Vittoria Franco. Ecco la lista Democratici con Veltroni, lista che riassume nello slogan "E’ tempo di buona politica" l’impegno ad arricchire la migliore esperienza politica italiana con i più innovativi contributi della società civile.“Una lista di grande apertura e respiro – dicono i promotori -, che porterà nell’Assemblea Costituente un gran numero forze vive ed energie trainanti della società italiana”.
Accanto ai nomi dei ministri Bersani, Chiti e Gentiloni, ci sono rappresentanti del mondo della cultura, come Massimiliano Fuksas, Francesca Sanvitale, Aldo Schiavone, Enzo Cheli e Salvatore Veca, dello spettacolo, come Pamela Villoresi e Neri Marcorè, dell’impresa, come Marina Salomon e Massimo Carraro, nomi della Resistenza e dell’impegno come l’ex deportato Piero Terracina. La lista, come dicono i promotori, “nasce dalla confluenza delle culture politiche del riformismo italiano, fondative dell’Ulivo, che hanno dato avvio alla costituente del Partito Democratico, e dall’incontro fecondo con l’associazionismo, il mondo del lavoro, delle professioni, della cultura, dell’impegno civile”.
Ecco quindi il significato di una lista che ha tra i propri candidati non solo i coordinatori di Ds e Margherita Maurizio Migliavacca e Antonello Soro, e i vicepresidenti dei deputati e dei senatori dell’Ulivo Marina Sereni, Gianclaudio Bressa e Nicola Latorre, ma anche l’architetto Vittorio Gregotti e lo scrittore Marco Lodoli. Non solo il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, i senatori Marco Follini e Goffredo Bettini, e il presidente della Commissione Sanità del Senato Ignazio Marino, ma anche il regista Giuliano Montaldo e lo scrittore Valerio Massimo Manfredi.La lista, che sostiene la candidatura di Walter Veltroni a segretario nazionale del Partito Democratico, si riconosce “nel profilo ideale e programmatico indicato da Veltroni a Torino. Vogliamo fare del Partito Democratico – si legge nella dichiarazione di intenti - il grande campo sociale e politico dell’innovazione e del cambiamento, capace di ridare speranza e voglia di impegnarsi a tanta parte della popolazione italiana”.“Vogliamo costruire – è infine il messaggio dei Democratici con Veltroni - un Partito Democratico forte e popolare, dove ognuno conta davvero e le decisioni sono trasparenti, capace di dare voce alle speranze delle nuove generazioni”.








www.lanuovastagione.it/conveltroni/

Il Manifesto


Il partito di chi vuole bene all’Italia e crede nel suo futuro.Il partito dell'interesse generale, della coesione sociale, dello sviluppo sostenibile.
Il partito delle città e dei territori decisi a coltivare le loro diverse vocazioni ma orgogliosi del loro essere italiani e consapevoli che questa comune appartenenza, come quella più ampia alla casa europea, sono un patrimonio irrinunciabile e un insostituibile valore aggiunto, nonché la base di un moderno federalismo solidale.
Il partito della presa di coscienza che neutralizzare i cambiamenti climatici è la prima missione di un moderno e credibile riformismo.
Il partito dell’ambiente, dell’innovazione, della qualità italiana. Questo deve essere per noi il partito democratico.
Leggi il manifesto completo






www.asinistraperveltroni.it

Leggi il Documento programmatico della lista

I temi che solleviamo e le proposte che avanziamo costituiscono oggi il nostro contributo alla riscrittura del “Manifesto del partito democratico”. Sono un contributo ed una piattaforma politica per le liste della Sinistra riformista per Veltroni, che concorreranno alle elezioni dell’Assemblea Costituente del Partito democratico. Le liste di donne e di uomini, che nasceranno nelle circoscrizioni sulla base di convergenze e di scelte legate ai diversi territori, avranno in comune un nucleo di idee e programmi, espressione della sinistra riformista, della sua storia, della sua capacità di rappresentare i ceti popolari e la parte più avanzata dell’intellettualità italiana.


Leggi i 7 punti



Su tali presupposti vi chiediamo di aderire e sostenere la Lista “A Sinistra per Veltroni"

mercoledì 19 settembre 2007

Veltroni in Toscana

Venerdì 21 settembre il candidato alla segreteria del Partito Democratico Walter Veltroni sarà in Toscana per una serie di iniziative che lo porteranno in diverse città della regione.
Alle ore 13.30 a Firenze dove Veltroni incontrerà gli studenti universitari fuori sede dell’Istituto Calamandrei in Viale Morgagni.
Alle 15:00 Veltroni parteciperà a Firenze nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio al Forum sull'Immigrazione.
Alle 18:00 spostamento ad Empoli per un incontro con gruppi di teatro e musicali toscani nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo Avane.
Alle 20:00 appuntamento a Livorno per una cena di sottoscrizione alla Stazione Marittima.
La giornata toscana di Veltroni si concluderà a Pisa alle 21,30 per una manifestazione nell’Area Expo di Ospedaletto.

martedì 7 agosto 2007

I candidati nazionali alla segreteria del PD


Mario Adinolfi, Comitato "Si Può Fare"
http://www.marioadinolfi.it/




Rosy Bindi, Comitato Rosy Bindi
http://www.scelgorosy.it/




Jacopo Gavazzoli Schettini, Comitato Jacopo Gavazzoli Schettini
http://www.jacopo-g-schettini.eu/storia.html




Pier Giorgio Gawronski, Comitato Pier Giorgio Gawronski
www.gawronski.it/piergiorgio




Enrico Letta, Comitato elettorale Enrico Letta
http://www.enricoletta.it/





Walter Veltroni, Comitato per Walter Veltroni
http://www.lanuovastagione.it/


lunedì 6 agosto 2007

Enrico Letta - "Vorrei che il partito democratico riconquistasse la parola libertà"

(Dichiarazione di intenti)

Vorrei che il partito democratico riconquistasse la parola libertà. Libertà è una parola fondamentale della vita dell’uomo. Ed è la parola fondamentale dei democratici. E’ la parola che è stata scippata, la parola che è stata cambiata. Ed io penso che anche candidarsi sia un’espressione di libertà. Secondo me l’unico modo per evitare l’effetto calderone è la chiarezza e la trasparenza. Quello che ci chiedono di più in assoluto è una politica che decida: fatti precisi, concreti, scelte. Un paese che non fa figli è un paese che non vuole futuro. E se l’Italia è arrivata al punto di essere insieme al Giappone il Paese con il più basso tasso di natalità al mondo, abbiamo un problema. La nostra forza è proprio la voglia di protagonismo delle persone. C’è questa strana idea che la competizione crei disastri. Quando mai. La competizione porta avanti. La competizione spinge ognuno a dare il meglio di sé. E’ che in Italia forse siamo abituati poco a questo. L’idea di partecipare alla creazione di un nuovo grande partito è uno di quegli stimoli per cui vale la pena fare politica. L’appuntamento di metà settembre che vorrei proporre al quale vorrei che partecipassimo insieme, è un appuntamento in cui parleremo di contenuti, perché fare il partito democratico vuol dire discutere insieme anche sui grandi temi nuovi che abbiamo di fronte e che non c’erano qualche anno fa. Penso seriamente che la mia candidatura possa spostare di un metro in avanti la riflessione, le idee, la partecipazione del partito democratico. Siccome credo nel partito democratico, è bellissimo che ci arriviamo, ma non dobbiamo sbagliare adesso. Dobbiamo farlo bene.
Enrico Letta si candida alle primarie del Partito Democratico. Il viaggio comincia. Seguici su www.enricoletta.it
Ci vediamo a Piacenza il 14 settembre.

Pier Giorgio Gawronski - "Ti chiedo di fermarti un attimo"

(Dichiarazione di intenti)

Caro amico/a, forse ci siamo già incontrati, abbiamo chiesto insieme il rispetto della legalità, la fine degli abusi “legalizzati” dei politici, del mobbing contro le persone migliori. Ti chiedo di fermarti un attimo a leggere questa riflessione sul nostro destino comune, e la proposta che ne segue. Sono un po' deluso da molti protagonisti del nascente Partito Democratico. Non è che non ci siano brave persone fra loro. È che i nostri attuali leaders non sembrano avere un progetto istituzionale per fermare la corruzione politica, che corrode la nostra democrazia, il bilancio dello Stato, e l'etica pubblica. Non c'è da sorprendersi: i nostri politici migliori devono la loro carriera a questo sistema, ai rapporti che con esso hanno stabilito: è difficile sperare che si pongano alla guida di un cambiamento profondo. Avendo lavorato alcuni anni all'estero (come economista, sulla povertà globale), mi è particolarmente difficile subire passivamente questa situazione. Certo, anche negli altri paesi europei ci sono corruzione e abusi: ma essi non sono elevati a sistema. Perché da noi non può essere lo stesso? Le elezioni primarie del Partito Democratico rappresentano uno spiraglio straordinario per arricchire di idee e forze fresche il sistema politico, e provare a cambiarlo. Ho cercato, nei mesi scorsi, personaggi della società civile più autorevoli di me, disposti a candidarsi alla guida del P.D., che si facessero alfieri di un progetto di profonda riforma e consolidamento delle regole e delle istituzioni che ci governano. Non ne ho trovati. Ho pertanto deciso di fare il possibile per offrire agli elettori una alternativa alla "continuità” rappresentata dai candidati provenienti dai partiti all’origine del P.D., mettendo in campo una sfida forse impossibile (dipende anche da te). Ho deciso di candidarmi a Segretario nazionale del nascente Partito Democratico. E di proporre così il progetto di riqualificazione etico-istituzionale in cui credo ci riconosciamo in molti, essendo stati i suoi elementi ampiamente discussi negli anni scorsi, fuori dai circuiti politico-mediatici dominanti, nelle nostre associazioni e, in realtà, in modo magari meno “colto”, però anche negli uffici, nelle piazze, e nei bar del nostro paese. Il senso di questa scelta è, in primo luogo, quello di una provocazione politica, un richiamo alla dignità democratica, rivolto a tutti i cittadini. Ma non è una sfida solitaria: esiste solo se la lanciamo insieme. Se lo facciamo, potremmo scoprire che siamo in tanti. Ma per verificarlo dobbiamo cominciare a metterci in cammino. Perché le istituzioni devono essere al centro della strategia riformatrice del PD? Perché sono dietro a tutti i problemi del paese. Quando esse vengono abusate da una classe politica largamente fuori controllo, esse cessano di funzionare: i problemi socio-economici diventano allora difficilmente gestibili. Anche la Costituzione: ha bisogno di ritocchi? Certamente: piccoli, mirati, precisi. Ma in genere, il problema è piuttosto quello di applicarla e rispettarla. Per esempio: l’art. 49 prevede che i partiti politici debbano funzionare “con metodo democratico”. Ma non c’è mai stata una legge attuativa. Questa carenza sta alla base delle attuali difficoltà di liberarci della “casta” dei politici intoccabili e dei relativi scandalosi privilegi. Politici spesso eletti solo in apparenza, in realtà “nominati” dalle segreterie dei partiti. L’art. 81 vieta la promulgazione di leggi senza copertura finanziaria. Inserito dai costituenti per evitare l’insorgere del debito pubblico, dagli anni “60 è stato aggirato intendendo per copertura finanziaria anche “il ricorso all’indebitamento”. L’art. 97 c.3 recita: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. E’ evidente che i costituenti intendevano questo “casi” come eccezioni. Oggi invece l’eccezione è diventata la norma: con grave danno per la qualità della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini. La Cdl ha cercato soluzioni che si allontanavano dalla Costituzione. Anche Walter Veltroni ha riproposto l’idea di una “Costituente”: niente di più sbagliato! Una Costituente si fa per rifondare una nazione, magari dopo una grande guerra. A noi occorre invece riunirci tutti intorno alla nostra Costituzione, magari aggiornata sui nuovi problemi (pluralismo TV, Autorità garanti, ecc.). Un rinnovato “patriottismo della costituzione” (nel senso di Pietro Scoppola) è il faro che deve guidare il futuro Partito Democratico. La lotta ai privilegi e agli abusi legalizzati equivale dunque alla difesa delle istituzioni, della buona amministrazione, della democrazia. A vantaggio di tutte le vittime della prevaricazione: dai giovani (che si trovano di fronte un angosciante sistema chiuso) alle vittime del mobbing, fino ai cittadini che soffrono per la scarsa qualità dei servizi pubblici. Spero di avere la possibilità nelle prossime settimane, attraversi i mass-media, di comunicarvi i numerosi dettagli della visione programmatica e ideale che invoco per il P.D.. Intanto, vi dico le mie parole d’ordine: democrazia, libertà, trasparenza, partecipazione, merito, etica pubblica, Costituzione. Ed ora prepariamoci ad eleggere alla guida del P.D. un Segretario Nazionale di tipo del tutto nuovo. Uno che non è legato dalle amicizie politiche, che non deve la sua carriera alla “casta”, che non ha interessi propri da difendere, profondamente motivato a riformare radicalmente il sistema. Uno che conosce a menadito i meccanismi istituzionali, che abbia studiato i problemi e sappia indirizzare lo sforzo di cambiamento. Chiedo il vostro aiuto e la vostra partecipazione; a cominciare dalla formazione delle liste in tutta Italia, entro metà Settembre, per le elezioni primarie di Ottobre. Se scendiamo in campo tutti assieme (chi non ha mai fatto politica e i giovani inclusi) possiamo provare a dare insieme una spallata al sistema di abusi e privilegi che soffoca l'Italia. Lavoriamo insieme per un centro-sinistra “radicale, nella sua moderazione”.

Jacopo Gavazzoli Schettini - "Alle primarie del Partito Democratico"

(Dichiarazione di intenti)

L’efficacia e l’efficienza di una democrazia si fondano su un apparato che favorisca la governabilità di un paese adeguandosi ai mutamenti storici e tecnologici. Non necessariamente questo implica la modifica delle tradizioni e delle regole democratiche, che spesso sono solide espressioni di civiltà. Lo stesso sistema politico si fonda su una classe dirigente la cui esistenza è garanzia di continuità democratica.Azioni correttive di tipo organizzativo possono però produrre grandi impatti nell’efficienza del sistema. Questo è il caso delle dimensioni delle assemblee elettive e del numero (e tipo) degli incarichi politici (“posti di potere”) che fu pensato in passato per rappresentare e dirigere un paese che ora è profondamente mutato.Per avere una dirigenza politica adeguata agli impegni richiesti, occorre ridurre il numero di coloro che fanno politica, ciò per diminuire i casi in cui non vengono rappresentati effettivamente o efficacemente gli interessi e le aspettative della società e delle sue espressioni. Tenuto conto dei nuovi mezzi di comunicazione, degli strumenti di indagine, dei media per raggiungere e “sentire” il “Paese”, si è convinti che il numero degli eletti e degli incarichi “politici” possa essere ridotto in tutte le sue espressioni: dalle Circoscrizioni al Parlamento. Ovviamente, con i giusti strumenti di legge, nel caso del Parlamento, con una circoscritta e mirata modifica costituzionale che non intaccchi in nessun caso il bilanciamento dei poteri, la struttura costituzionale e le funzioni dei suoi organi, e quindi effettuabile anche a maggioranza in caso di attrito da parte di forze politiche intenzionate a difendere i propri privilegi.In termini più generarli, oltre a riconsiderare l’impianto delle Regioni a Statuto Speciale (nell’interesse di una maggiore armonizzazione del trattamento del personale politico regionale) si ritiene indispensabile procedere alla soppressione delle Province le cui funzioni e personale potranno passare alle Regioni ed ai Comuni riducendo costi e burocrazia. Occorre inoltre favorire l’unione dei piccoli comuni garantendo ai cittadini la diffusione dei servizi sul territorio.Sempre nell’ambito della riduzione dei costi del sistema, si ritiene che il Partito Democratico debba essere a vocazione maggioritaria ed attivarsi per una legge elettorale che favorisca la costituzione di due partiti o due blocchi: riformista e moderato. Due schieramenti o partiti, divisi dagli obbiettivi di governo e dalle scelte strategiche, ma uniti dai valori fondanti la Repubblica.La riduzione del numero degli eletti e l’adozione di una legge elettorale che assicuri al paese una maggioranza stabile, non rispondono solo all’esigenza di semplificazione dell’apparato costituzionale e di riduzione dei costi della politica ma anche al principio di democrazia. La riduzione del debito pubblico è uno degli obbiettivi primari di questo programma perché si ritiene sia la premessa per dare sviluppo sostenibile e responsabile al Paese. Nessuna famiglia o impresa pesantemente indebitata può pianificare serenamente il proprio futuro e fare investimenti su di esso. Questo ancoraggio forzato tiene in porto un Paese ancora giovane e vigoroso.Una classe politica di sinistra non deve nascondere ai cittadini che il cammino da percorrere sulla strada del contenimento della spesa e dell’abbattimento del debito pubblico è lunga, ma è nell’interesse dei molti, e dei più deboli, raggiungere l’obbiettivo consapevolmente e secondo il principio di uguaglianza nelle opportunità.La giusta fiscalità è un obiettivo primario e riguarda le famiglie, le imprese, i dipendenti, i liberi professionisti, i nuovi italiani che sono immigrati nel nostro paese da altre nazioni. In caso di un gettito regolare e proporzionato al PIL crescono le risorse da distribuire ai cittadini, da destinarsi alle infrastrutture ed alla riduzione del deficit e delle imposte. In questo senso è doveroso incoraggiare ed incentivare il pagamento di quanto dovuto alla comunità e rendere meno “conveniente” ignorare questo obbligo – anche morale. Qui noi pensiamo si saldi la frattura tra la giusta fiscalità ed una politica sociale sostenibile. La deducibilità delle spese delle famiglie, in relazione al reddito e proporzionalmente all’incremento del gettito derivante dal recupero dell’evasione è un punto nodale di questo disegno.Spetterà al governo indicare un obbiettivo di extra-gettito a cui ambire e stabilire la percentuale da dedicare alla deducibilità delle spese delle famiglie e quanto usare per l’abbattimento del debito (metà e metà sembrerebbe ragionevole). Nel corso del tempo la parte dedicata al debito potrebbe essere ridotta incrementando quella destinata alla deducibilità delle famiglie.Entrando nello specifico riteniamo debbano essere deducibili tutte le spese documentate non voluttuarie, quali a esempio: farmaci, omogeneizzati, pannolini, badanti e collaboratori, spese relative al mantenimento di malati cronici, scuola e asili, libri, occhiali, lavori di manutenzioni casalinga, spese dentistiche, acquisti elettrodomestici (eco-compatibili), mezzi di trasporto (eco-compatibili), e così via.Il risultato dell’operazione, che richiederà un importante sforzo programmatico e legislativo da parte dei Ministeri economici e dell’intero Governo, avrà il sostegno, oltre che delle famiglie, anche del mondo produttivo, porterà anche benefici alla sanità ed all’assistenza ai malati ed anziani, creerà maggiori opportunità per i nuovi italiani di mettersi in regola. Allo stesso modo, le attività economiche legate alle produzioni voluttuarie potranno giovarsi di potenziali e maggiori risorse delle famiglie derivanti dai minori costi per la mera sussistenza. In questo contesto, anche le attività atipiche, casomai con profili problematici, dovranno trovare una loro collocazione fiscale. Occorre spezzare la maledizione del conte Ugolino che affligge questo paese con giovani-vecchi certi di esser destinati a lavorare per sempre e/o a ricevere pensioni notevolmente inferiori a quelle dei loro padri.Un nuovo patto generazionale deve comprendere misure a favore dei gruppi sociali più deboli ma anche un ripensamento sui diritti acquisiti che se non sono estendibili alle generazioni più giovani vanno chiamati per quello che sono diventati: privilegi.L’età pensionabile, compatibilmente alla sostenibilità del lavoro che il cittadino sta effettuando dovrebbe poter essere ritardata su base esclusivamente volontaria dall’interessato, senza perdita dei diritti acquisiti. In accordo poi al provvedimento sulla deducibilità delle spese di famiglia, ed in concomitanza con provvedimenti per la parità tra uomo e donna, si ritiene di puntare alla equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini, sollecitata anche a livello europeo. Le risorse che ne deriveranno, potranno essere dedicate alle pensioni minime, tali da assicurare un’esistenza realmente dignitosa.I servizi dello Stato sono percepiti come inefficienze di mercato da molti cittadini, quando essi sono l’ossatura di ogni stato democratico moderno. Gli stessi impiegati statali percepiscono una condizione di difficoltà gestionale e di carenza organizzativa.In questo ambito s’innesta un disegno generale che mira da un lato a ridurre la burocrazia ed il peso della carta bollata nella vita dei cittadini per circoscrivere alla sfera del necessario le funzioni statali, dall’altro a rendere possibile una funzione pubblica efficace ed autorevole, misurabile nel suo valore aggiunto.L’istruzione è la prima priorità tra le funzioni pubbliche in quanto un settore strategico per lo sviluppo economico e civile di un Paese.Nell’ambito di una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse, si ritiene che esse debbano essere distribuite incentivando la meritocrazia ed i risultati, ovvero con criteri di valutazione di tipo qualitativo, principalmente in base al tasso di occupazione dei diplomati e laureati comparando istituti e facoltà della stessa regione e della stessa tipologia di diploma e laurea. Ciò dovrebbe avere l’effetto di stimolare un percorso scolastico ed universitario formativo ed impegnativo, incentivando i più volenterosi e capaci, sia nel caso degli studenti, che nel caso dei docenti. E’ lecito anche introdurre criteri valutativi predeterminati di efficacia e di efficienza del corpo docente da parte degli iscritti. Nel caso della valutazione degli studenti universitari, si ritiene che, dal secondo anno di corso, possano ricevere sensibili alleggerimenti delle tasse annuali in ragione dei loro risultati. La virtuosità delle singole esperienze verrebbe premiata da classifiche ministeriali elaborate su indicatori condivisi e verificabili e da una opportuna distribuzione dei fondi.Per garantire l’efficienza, la trasparenza, una reale libera concorrenza del sistema economico proponiamo l’obbligatorietà, per le società quotate, di consiglieri indipendenti in ragione del 100 % per le banche e del 60% per le altre società, nonché il divieto di cumulare più incarichi (sempre nell’ambito di società quotate).E’ una misura squisitamente tecnica che a nostro avviso, se attuata nei termini corretti, avrà un impatto enorme nella conduzione dell’intero sistema economico italiano decretando una drastica riduzione dei casi di conflitti di interesse, aumentando l’efficienza della gestione aziendale,promuovendo maggiore e più sana concorrenza e ridando prestigio internazionale all’intero sistema finanziario italiano, con benefici della borsa, dei lavoratori, e dei risparmiatori.Inoltre, il miglioramento della trasparenza nella gestione di grandi gruppi dovrebbe consentire la riduzione di zone d’ombra nelle ramificazioni interne al sistema politico, e auspicabilmente favorire politiche economiche, industriali, energetiche, più vicine alle esigenze dei consumatori ed allo spirito ambientale e salutare che viene dalla società.Altro argomento centrale nel programma in via di proposizione saranno gli ordini professionali, visti non necessariamente come elementi ostativi allo sviluppo economico se condotti nel rispetto della concorrenza e con imparzialità nelle valutazioni disciplinari. Probabilmente l’indipendenza degli organi di controllo e di deontologia (con membri non appartenenti all’ordine) ridarebbero ad essi quella efficienza, autorevolezza e garanzia perduta agli occhi dei cittadini. Si eviterebbero il perdurare di gravi casi di ignavia verso appartenenti agli ordini che abbiano violato la legge ed i più elementari principi deontologici.Ordine pubblico ed amministrazione della giustizia vanno di pari passo. Siamo certi che una giustizia efficace ed efficiente, rapida e certa contribuisca di per sè a ridurre il tasso di criminalità di un paese. In Italia, statistiche alla mano, la maggior parte dei reati rimane inpunito. Quindi, nell’ambito di un generale rafforzamento del sistema investigativo e di intelligence della magistratura e delle forze dell’ordine, anche con nuovi sistemi di reclutamento dei giovani migliori dalla società civile, si ritiene prioritario promuovere un sistema di pene alternative più adeguato ad una società moderna, che offra maggiore efficacia nella redenzione del condannato e che permetta di ristrutturare il sistema carcerario dedicandolo alle pene più gravi. E’ utile ribadire che le carceri debbano essere luoghi di reclusione e non di umiliazione e devono assicurare degli standard igienici e di dignità adeguati.Le pene alternative avranno ovviamente una componente rieducativa diversa e saranno articolate a seconda del tipo di reati e del destinatario. Esse andranno dall’attività di pulizia e manutenzione del bene pubblico, alle attività sociali, sino ad un sistema di riqualificazione professionale, magari in affiancamento all’attività artigianale.Il nostro paese è afflitto dalla piaga delle morti bianche. Gli incidenti sul lavoro sono spesso una conseguenza del lavoro nero: un lavoratore irregolare è un lavoratore sfruttato. Colpendo il lavoro nero si combatte l’evasione fiscale e lo sfruttamento del lavoratore.L’inosservanza delle norme di sicurezza da parte del datore di lavoro deve essere accertata con rapidità: le sanzioni economiche e giuridiche saranno proporzionate. In caso di inosservanza delle norme, i costi economici e sociali derivanti da infortuni sul lavoro dovrebbero interamente essere a carico delle aziende che dovranno provvedere ad un’adeguata copertura assicurativa. In assenza di infortuni professionali, per le aziende di maggiori dimensioni, dove è più compiuta la tutela del lavoratore, potrebbero essere ipotizzabili sgravi fiscali.La formazione dei lavoratori deve essere reale, troppo spesso le vittime degli incidenti sono giovani neo-assunti o lavoratori stranieri. I turni devono essere rispettati soprattutto nei lavori usuranti.Poteri effettivi dei soggetti dell’amministrazione dello stato centrale e decentrata e degli enti locali, devono essere aumentati.Infine, tenuto conto delle nuove garanzie democratiche offerte anche dall’Unione Europea, si propone la cancellazione dell’immunità parlamentare.
Argomento specifico nel programma finale sarà quello sui crimini che investono minori.
Il nostro spirito di governo in due parole: responsabilità e futuroIl programma di un partito politico rappresenta l’impegno che questo assume nei confronti del suo elettorato attraverso i progetti che esso si impegna a realizzare nel caso di vittoria elettorale, ma è anche e soprattutto l’impegno che una classe politica responsabile assume nei confronti dell’intero paese.Per realizzare i programmi occorrono risorse economiche che sono messe a disposizione dai cittadini mediante il pagamento delle tasse: tali risorse sono scarse ed il loro impiego in un determinato settore della vita civile preclude necessariamente che siano destinate ad un altro. Chi governa spiega al cittadino come impiegherà il suo denaro, quali sono le priorità e perché oggi alcune esigenze debbano essere rimandate al domani.Concertazione e condivisione tra governanti e governati degli obiettivi da realizzare, assunzione della responsabilità da parte dei governanti nel realizzarli, questo è il metodo della democrazia che il Partito Democratico deve fare proprio.Siamo convinti che dei leader responsabili possano far comprendere ai cittadini che vale la pena sacrificarsi se i vantaggi che da questi scaturiranno in termini di equità, uguaglianza ed efficienza saranno maggiori rispetto ai costi sostenuti. Il rigore economico ed una politica sociale sostenibile sono compatibili, perché sono l’essenza e l’anima della nostra sinistra.Perché è di sinistra parlare di responsabilità per richiamare i propri cittadini ad una visione sostenibile e giusta del futuro.Perché è di sinistra partecipare alla costruzione di una Europa più forte e di un mondo più sicuro nel rispetto dei valori delle Nazioni Unite.Perché è di sinistra parlare di equità per fornire al paese pari opportunità, senza distinzione di sesso, razza, censo, gusti sessuali, ideali politici, religione.
Perché è di sinistra realizzare ideali e andare dove mai nessuno è andato prima.

Rosy Bindi - "Per un'Italia più libera, più ricca, più giusta"

(Dichiarazione di intenti)

Il nostro cantiere democratico
Oggi presento la mia candidatura alla guida del Partito democratico. Lo faccio con grande senso di responsabilità chiedendo a tanti di collaborare a questo entusiasmante compito.
Non ho voluto offrire qui un programma né un manifesto, ma brevi riflessioni lasciate volutamente aperte, perché a sostegno della mia candidatura non chiedo soltanto una firma, ma contributi, esperienze e idee che arricchiscano questa fase del nostro lavoro comune.
Nelle prossime settimane, attraverso incontri, convegni, siti internet e i laboratori che si apriranno nei 475 collegi elettorali, potremo liberare le energie di una vera fase costituente e portare, tutti insieme, a compimento il programma per il Partito democratico.

Un partito nuovo
Abbiamo una grande ambizione: restituire dignità e autorevolezza alla politica. Vogliamo farlo attraverso la costruzione di un partito nuovo.
Proprio nel momento in cui il sistema dei partiti appare screditato e i cittadini sentono la politica distante, noi scommettiamo su un’idea nuova di partito e di politica.
La società italiana è ferita, sono aumentate le disuguaglianze e si è allargata la distanza fra i cittadini e le istituzioni. Qualcuno pensa che la risposta sia l’antipolitica e l’alimenta attraverso un populismo mediatico e un nuovo corporativismo sociale e geografico. È invece solo la politica, rimotivata e adeguata alle nuove situazioni, che può davvero aiutare a risolvere i problemi e restituire la voglia di futuro al Paese.

Un partito plurale
Il Partito democratico non sarà la semplice fusione dei partiti fondatori. Già ora l’Ulivo è qualcosa di più. Per dar vita a un partito nuovo è necessario unire le culture politiche della liberaldemocrazia, del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica, ma anche accogliere i tanti fermenti nati nel nuovo secolo attorno ai temi della pace, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile e dei diritti.
Mentre quelli del Novecento erano partiti identitari perché rispondevano a società culturalmente omogenee, oggi noi siamo chiamati a costruire un partito plurale perché viviamo in una società caratterizzata dalla frammentazione etica e culturale. Una frammentazione che si trasferisce nelle istituzioni, crea conflitto al loro interno, paralizza le decisioni, e rischia di inibire l’azione di governo.
Il partito plurale che dobbiamo costruire insieme deve quindi assumersi la fatica e la responsabilità della sintesi, in modo da rendere le istituzioni libere dai conflitti e capaci di decidere.
Un partito davvero plurale non è un partito che include una parte in un’altra, non giustappone le diversità, non oscura le differenze. E’ invece capace di affermare una forte identità in virtù di una sintesi autentica tra culture e punti di vista diversi che devono continuare a vivere.
Un partito davvero plurale trova nella sintesi tra le tante tonalità presenti la condizione indispensabile per essere unito e fare le scelte necessarie. E quanto più quelle scelte appaiono innovative e coraggiose, tanto più è necessario l’apporto di tutti.
Tutti hanno pari dignità, tutti hanno la responsabilità di offrire un contributo che peserà e conterà in una decisione comune frutto di una sintesi più avanzata e convincente del proprio punto di vista
Per questo motivo la collocazione internazionale del nuovo partito è una questione fondamentale. Il Pd italiano ha l’ambizione di creare a livello europeo una casa politica nuova per tutte le culture democratiche che devono attrezzarsi a rispondere alle domande nuove di questo secolo: domande di giustizia, nuove questioni poste dalla scienza, nuovi interrogativi etici e nuove sfide antropologiche.
Nessuno disconosce il valore dell’esperienza socialdemocratica europea ma il mondo è incalzato da nuove domande di democrazia, di libertà e di giustizia sociale alle quali solo l’unità delle culture riformiste può dare a livello mondiale risposte, portando ad unità percorsi e storie che hanno interpretato i valori democratici in tutti i continenti. Noi non ci arrendiamo allo schema oramai ingessato del Parlamento europeo.

Un partito democratico
A differenza di altre Costituzioni, (quella francese affida ai partiti un semplice ruolo elettorale, quella tedesca li limita a strumenti di manifestazione della volontà politica del popolo) l’originalità della nostra Costituzione è quella di individuare nei partiti lo strumento a disposizione dei cittadini per determinare la politica nazionale con metodo democratico. Questo strumento che negli ultimi due decenni è stato depotenziato, fino ad essere delegittimato dall’ultima legge elettorale fondata sull’idea implicita che l’unica relazione tra potere politico e cittadini sia la tele-comunicazione, deve essere rinnovato.
I partiti sono una palestra insostituibile di democrazia per un Paese. Se fallisce il metodo democratico dentro i partiti è a rischio anche la democrazia nella società. Ciascuno di noi è chiamato ad un’innovazione radicale del proprio modo di concepire il partito, la militanza, la responsabilità politica.
Il Partito democratico non nasce per azzerare le storie, personali e collettive, le biografie, le radici di ognuno di noi. Ma non nasce neppure per garantire il nostro passato e il nostro presente con la rassicurante continuità di un’organizzazione e di una forma partito che non corrispondono più né alle aspettative dei cittadini né agli obiettivi che ci siamo dati.
Il percorso che stiamo sperimentando in vista dell’appuntamento del 14 ottobre, dovrà essere il frutto di una larga consultazione, del coinvolgimento di tutti, di ascolto paziente e vero. Anche se il regolamento elettorale che è stato approvato favorisce chi può contare su una forte organizzazione, siamo certi che saranno in moltissimi, donne e uomini, e soprattutto giovani ad essere i protagonisti di questa nuova stagione.
Fin d’ora possiamo impegnarci su alcuni punti. Un partito che contrastando radicalmente le patologie del passato sia costruito sulla base della partecipazione vera e democrazia interna. Un partito aperto ma anche con una militanza e un radicamento nel territorio. Capace di rappresentare la ricchezza e la diversità che caratterizza il popolo italiano. Un partito nazionale e federale che riconosce il valore dell’autonomia delle sue espressioni locali.
Il carattere Nazionale e unitario del Pd dovrà essere assicurato da una leadership rappresentativa e plurale: il nostro non sarà mai il partito del leader.

Per una nuova laicità
Se il Pd è pensato e progettato al servizio del bene del nostro Paese, capace cioè di guidare il rinnovamento della democrazia e superare in una nuova sintesi le vecchie appartenenze, dovrà anche diventare la casa e la scuola di una nuova laicità, il luogo in cui tutti i cittadini possano sentirsi rappresentati, a qualunque fede, etica e cultura appartengano.
Oggi si può guardare a una nuova laicità che si faccia carico delle diversità etiche, culturali e religiose, all’interno delle quali viviamo quotidianamente. Mentre si avverte una crescente insofferenza per il conflitto continuo e la demonizzazione reciproca, è maturata la consapevolezza che la laicità non è il laicismo, non è negazione o indifferenza sui valori, ma confronto persuasivo e faticosa ricerca di un bene condiviso e storicamente realizzabile.
Il pluralismo etico, religioso e culturale che caratterizza la società italiana, e che va ulteriormente arricchendosi per la presenza di nuovi cittadini stranieri, impone non solo un civile confronto tra i credenti di diverse appartenenze religiose, e un dialogo tra credenti e non credenti, ma ci spinge alla ricerca di una sintesi più avanzata di dialogo e collaborazione, nel quadro delle linee tracciate dalla nostra Costituzione.

Per un bipolarismo maturo
Il Partito democratico ha la funzione di portare a compimento una lunga transizione politica, realizzando una matura democrazia dell’alternanza, in grado di assicurare governabilità e stabilità.
All’Italia serve un bipolarismo fondato su chiari rapporti istituzionali, in cui chi vince governa e chi perde le elezioni sta all’opposizione fino al termine della legislatura o fino a nuove elezioni.
Il Pd è un partito che investe nel valore di una democrazia governante e si mette al servizio dell’interesse generale. Un partito collocato al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo, senza ambiguità e tatticismi nella politica delle alleanze e non invece un partito che all’interno del centro sinistra si pensa come parte contrapposta ad altre parti, aperta ad un confronto autonomo con tutto o parti del centro destra.
Per questo è indispensabile cambiare questa legge elettorale e realizzare un nuovo assetto istituzionale, muovendoci con equilibrio, senza tradire la Carta costituzionale che la destra italiana voleva stravolgere e che ci è stata restituita con un referendum popolare.
Il Paese ha bisogno di completare l’attuazione del nuovo Titolo V della Costituzione, riconoscendo alle regioni e ai governi locali una autonomia fiscale pur nel rispetto della solidarietà nazionale. Ma è anche necessario rafforzare le responsabilità e i poteri dell’esecutivo dando ai cittadini la possibilità di scegliere senza tuttavia prevedere l’elezione diretta del capo del governo.

Il Pd e il governo dell’Italia
L’orizzonte temporale di un partito è ben più ampio dei cinque anni di una legislatura, cui è legata l’attività di un governo.
E mentre la funzione di un partito è quella di costruire il consenso, affezionare alla democrazia, alimentare partecipazione e condivisione nel Paese, il governo attua il proprio mandato di legislatura, esercitando e costruendo le necessarie mediazioni nella coalizione.
Per questo un programma di un partito si colloca in un orizzonte diverso da quello di un programma di governo. Esprime una visione del Paese, indica una prospettiva di lungo periodo che si offre come linfa vitale ma non unica dell’azione di governo.
Oggi il programma del Partito democratico parte da un sostegno forte e convinto al Governo guidato da Romano Prodi, senza ambiguità e tatticismi nel rispetto del patto solennemente sottoscritto da tutti i partiti dell’Unione di fronte agli elettori per un governo di legislatura. E disegna una prospettiva per il futuro.

Per uno sviluppo sostenibile
L’Italia è stata a lungo un paese fermo, che deve affrontare tanti problemi: le disuguaglianze tra Nord e Sud, le poche risorse destinate all’innovazione a alla ricerca, le carenze nelle infrastrutture, la bassa competitività del nostro sistema produttivo, la scarsa mobilità sociale.
L’Italia deve fare scelte forti e impegnative per i giovani, i poveri, i fragili e i bambini, e può farlo se la politica torna ad essere credibile. È questo il compito di un partito nuovo, che in primo luogo restituisce autorevolezza alla politica perché la politica possa risvegliare il senso di responsabilità e lo spirito di collaborazione in ogni parte della società.
Queste scelte sono possibili solo se c’è condivisione e solidarietà.
Nessuno pensi di risolvere separatamente la questione settentrionale dalla questione meridionale.
Nessuno pensi di risolvere il conflitto tra le generazione mettendo i padri contro i figli.
Queste scelte sono possibili se insomma tutti, le istituzioni, le imprese, i sindacati, la cultura, la comunicazione, le famiglie faranno la propria parte.
L’Italia sarà più libera, più ricca e più giusta se il Pd assumerà il riformismo come una costante attitudine al cambiamento.
Rimuovere i vincoli strutturali allo sviluppo a cominciare da quelli di finanza pubblica, far crescere la dotazione infrastrutturale e la rete dei servizi per le imprese, agevolare l’accesso al credito, riqualificare il sistema di istruzione e formazione, combattere le posizioni di rendita e monopolio, rappresentano gli assi di una politica economica in grado di far recuperare all’Italia il divario rispetto ai partners europei.
Il Pd è chiamato inoltre a comporre le istanze, che hanno talora portato all’immobilismo, provenienti dal mondo dell’industria con le istanze ambientali fatte proprie dai cittadini.
Il conflitto si può ridurre se affianchiamo ad un grande sforzo di investimenti in tecnologia, un forte impegno nelle politiche che incentivano la qualità ambientale.
Qualità e sostenibilità sono le caratteristiche dello sviluppo del paese che il Pd si impegna promuovere anche attraverso la tutela dei beni pubblici come l’acqua, l’aria e il patrimonio culturale e naturale.

Equità ed efficienza nei servizi pubblici
L’esperienza europea insegna che l’attenzione alle esigenze delle persone, il perseguimento della giustizia nell’economia ha costituito un fattore decisivo di successo del nostro modello di sviluppo.
Garantire le opportunità a tutti i cittadini è una ricchezza per tutti.
Allo stesso tempo è necessario adeguare il ruolo dello Stato alle mutate esigenze del Paese.
Un’efficace rete di protezione sociale rende la società più libera e permette di affrontare le sfide della competizione globale.
Innovazione è oggi una parola cruciale nell’azione pubblica, se vogliamo – come noi vogliamo - assicurare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare.
È il nodo principale da affrontare, il servizio migliore che la politica può rendere ai propri cittadini. La qualità dei servizi e l’efficienza della gestione sono il pilastro dell’azione politica.
Una migliore efficienza e la capacità di innovare della pubblica amministrazione costituiscono il presupposto per chiedere ai cittadini di adempiere il dovere fiscale.
Ci sono troppi segnali di frattura nel Paese. Affrontare il problema di una gestione ottimale delle risorse pubbliche è l’unica opportunità per rinsaldare il patto sociale tra chi chiede, giustamente, una pressione fiscale meno soffocante e chi auspica il potenziamento degli standard delle prestazioni. Innovare la pubblica amministrazione significa anche liberare le imprese dal fardello della burocrazia, freno che il sistema paese non può più permettersi nel contesto della competizione globale.
La promozione dell’universalità dei servizi pubblici, accanto ad un fisco più equo, è un passo essenziale per scongiurare il miraggio di una risposta individualistica alla gestione dei rischi.

Un welfare di lungo periodo
È necessario che il Partito democratico pensi il Paese nel lungo periodo.
In questo senso il rigore dei conti pubblici e il controllo della dinamica del debito pubblico sono la condizione necessaria per garantire la tenuta del nostro Stato sociale anche in futuro.
L’invecchiamento della popolazione è una delle sfide più importanti dei prossimi anni. Se il Partito democratico saprà mettere al centro le esigenze reali delle persone e della famiglia, se saprà scommettere sull’immigrazione regolare come una bella e grande risorsa per il nuovo Paese, i mutamenti in corso costituiranno non più solo un problema ma anche un’importante occasione di rinnovamento.
L’allungamento della vita cambierà il modo di pensare agli anziani e al rapporto tra età lavorativa e età pensionabile. Fra qualche anno il dibattito di questi giorni sull’innalzamento dell’età pensionabile risulterà drammaticamente sorpassato.
È bene pensare oggi ai diritti dei lavoratori anziani del futuro, mettendo a punto percorsi di uscita graduale dal mondo del lavoro.
Allo stesso tempo oggi dobbiamo pensare e avviare una rete di servizi integrati, socio sanitari e assistenziali per le persone non autosufficienti, vera emergenza sociale che affrontano le nostre famiglie.

Welfare e mercato del lavoro
È necessario ripensare il nostro modello welfare anche alla luce dei cambiamenti che investono il mondo del lavoro. Il sistema degli ammortizzatori sociali, attualmente disegnato su un mercato del lavoro profondamente mutato nel tempo, deve essere al centro di una riforma strutturale, con l’obiettivo dell’inclusione dei giovani che rischiano di rimanere intrappolati in una precarietà senza prospettive.
Allo stesso tempo è necessario correggere le distorsioni nella spesa e la scarsissima attenzione alle funzioni dell’assistenza sociale e di tutela della famiglia. In questo settore è urgente affrontare il problema del sostegno alle famiglie con figli e alle famiglie in condizioni di povertà.
Investire nella crescita è anche investire nel capitale umano delle donne, sviluppando quei servizi che, alleviando il carico del lavoro di cura familiare, permettono di incrementare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro.

Uguaglianza e opportunità
È necessario che questo progetto abbia la forza necessaria per essere realizzato. Una condizione di successo è che il Partito democratico possa contare sul contributo delle forze democratiche e tutti gli italiani che hanno interesse nella giustizia sociale ed economica del nostro Paese.
L’Italia non può più permettersi di pagare il prezzo di vecchi privilegi e nuove precarietà, di nuove disuguaglianze e vecchie rendite.
Si tratta di impegnarsi su molti fronti: dalla tutela del lavoratore che è anche consumatore, alla lotta all’evasione - uno degli elementi innovativi dell’azione di questo governo -, al pieno riconoscimento del merito nel mondo del lavoro.
La vera uguaglianza delle opportunità è quella che non lascia indietro nessuno e promuove le qualità di ciascuno.

La Legalità
Il Partito democratico è chiamato ad essere, e con estremo rigore, il partito della legalità, e la legalità si identifica anche con la sicurezza per tutti.
Proprio per il suo essere il bene collettivo forse più direttamente contrapposto al primato dell’interesse individuale, la legalità va intesa sia come lotta alla criminalità, alla corruzione politica e alle mafie, sia come paziente opera di formazione di una nuova coscienza civile.
In questo senso anche la sicurezza acquista nel Partito democratico un senso più autentico e proprio: non viene dal rinchiudersi dei forti nelle loro cittadelle protette, ma cresce e si consolida con la diffusione dei diritti e delle opportunità.
Il Partito democratico si colloca entro la storia della lunga lotta dei popoli per la riduzione delle disuguaglianze e per l’affermazione delle libertà personali.
Occorre prendere atto che la crisi della democrazia, accanto alle sue specificità italiane, mostra anche una dimensione internazionale. Essa non si affronta attraverso la pretesa di esportare democrazia con la forza ma lavorando ad una prospettiva di sviluppo equo e sostenibile per tutti, rinunciando a sostenere regimi dittatoriali, con un maggior controllo del commercio delle armi, con la cooperazione e il multilateralismo.
La globalizzazione è fenomeno positivo solo se sottoposta ad un governo aperto alla partecipazione di tutte le nazioni e accompagnata da un rafforzamento dell’autonomia e della democrazia dei territori.
L’art. 11 della Costituzione rappresenta il caposaldo della politica internazionale del partito nuovo.
Il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti è per noi un’opzione ideale irrinunciabile. Questa opzione è però possibile solo entro un governo internazionale dei conflitti, e dunque attraverso organismi internazionali e sopranazionali e al loro interno con l’attiva condivisione di responsabilità per la difesa della stabilità e della sicurezza internazionali.
Europa e ONU sono le forme concrete che è andata assumendo nel secolo scorso questa opzione di politica internazionale, pur fra difficoltà, contraddizioni e ritardi, caratterizzando la politica internazionale della Repubblica e le sue alleanze. E’ tale politica che va sviluppata nel contesto nuovo della fine della guerra fredda, dei nuovi problemi posti dalla globalizzazione, dalla criminalità internazionale, dal terrorismo, dalla questione ambientale, che un Partito democratico è chiamato a far divenire coscienza comune della società italiana e di quanti in essa vogliono integrarsi.

Più donne, più democrazia
Le donne italiane devono assumere la leadership delle risposte alla crisi della democrazia.
Hanno segnato la storia della Repubblica nei suoi equilibri politici, a partire dalla Resistenza e dalla Costituzione, e nelle spinte alla modernizzazione della società italiana. Dalle storiche battaglie per la parità e i diritti, con la scolarizzazione e il lavoro, con la nuova creatività e imprenditorialità.
Sono oggi le prime interessate ad una forte reinvenzione della pratica democratica e partecipativa. La loro sistematica esclusione dal potere è molto più di un simbolo delle prassi oligarchiche, della qualità della selezione politica, che umilia insieme le iscritte ai partiti e le donne fuori dei partiti, ma non solo le donne.
Sono le prime ad essere interessate sia a una politica capace di decidere, sia a riscrivere l’agenda politica in modo da privilegiare le grandi questioni irrisolte del mondo che pesano sulla vita quotidiana: dagli squilibri nell’uso delle risorse alla formazione delle nuove generazioni, dal governo pacifico dei conflitti anche etnici e regionali alla lotta alle disuguaglianze, dalla cura dei deboli e degli esclusi al rapporto etica-politica; dal rinnovamento senza tradimenti delle grandi culture storiche; alla battaglia per la legalità e la riduzione dei costi della politica.
I temi della agenda politica delle donne non sono, come pensa qualcuno, un punto debole dell’incontro fra le diverse culture dell’Ulivo. Sono invece la conferma della sua necessità e della sua possibilità. Pur venendo da esperienze e riferimenti etici diversi, convergono nell’affrontare le questioni etiche del nostro tempo più attraverso la costruzione condivisa delle condizioni, anche materiali, per l’esercizio delle responsabilità personali, che attraverso la contrapposizione ideologica dei divieti e dei permessi.
Le donne conoscono dissensi di partenza, ma non li temono e non se ne fanno paralizzare. Sanno bene, infatti, che sui temi che le riguardano direttamente non possono permettersi strumentalizzazioni ideologiche e posizioni di rendita che bloccano le soluzioni. Siamo sicuri che questo è un obiettivo nel quale tutti, donne e uomini, possono riconoscersi per il bene del Paese.

Mario Adinolfi - "In nome di quel che verrà"

(Dichiarazione di intenti)
Ventotto milioni di italiani hanno meno di quarant'anni. Su oltre trecento eletti in Parlamento, l'Ulivo non ha in rappresentanza di questi 28 milioni di cittadini neanche un eletto. A questo "genocidio politico" generazionale, non si può rispondere con un tentativo di cooptazione, come quello di fantomatiche liste under 30 in appoggio agli esponenti più in vista del futuro Partito democratico. Ora è il momento di correre il rischio. Altrimenti ogni trattativa sulle pensioni, ogni mancata trattativa su ammortizzatori sociali e nuove garanzie nel mondo del lavoro, ogni nuova elezione, saranno luoghi dove un intero segmento del tessuto sociale (non "i giovani", ma le energie migliori di questo paese) verrà sistematicamente ignorato, imbrogliato, umiliato. Mi candido da outsider alle primarie del 14 ottobre 2007. Da outsider vero: non sono né ministro, né sindaco, né senatore, né sottosegretario. Non posso contare sui denari del finanziamento pubblico alla politica, né sul potere derivante da posizioni di rilievo. Mi metto nudo davanti al carroarmato, perché l'ho già visto fare ai miei coetanei che combattevano per la democrazia in un paese che democrazia non ne ha. Per questo sono grato a chi ha scelto di aprire questa finestra di opportunità democratica. Sono grato, sì, anche ai partiti che si mettono in gioco per costruire qualcosa di davvero nuovo: a Ds e Margherita, ai loro dirigenti, cui ho rivolto assai spesso parole anche più che polemiche, va in questo senso un ringraziamento sincero. Alle persone che sfido candidandomi va la mia stima: sono onorato di poter incrociare le lame con personalità del calibro e con la storia di Walter Veltroni, Rosy Bindi, Furio Colombo e spero anche Enrico Letta. Mi candido per batterli, però, in nome di quel che sarà della politica. Spero sia molto più di quello che è. E quel che sarà è l'irruzione di internet nella scena sociale, l'esplosione del fenomeno dei blog, il formarsi di un popolo prevalentemente composto di under 40 che usa la rete come modello di vita. Io credo che sia anche un modello politico ed è certamente il modello a cui ispirerò il partito democratico se dovessi vincere la competizione del 14 ottobre: un modello reticolare, orizzontale, senza vantaggi di posizione per i notabili, con un confronto continuo e aperto, capace di portare dentro il sistema politico rappresentativo in decomposizione, la ventata di novità rappresentata dalle forme della democrazia diretta, primarie e referendum in primis. Per questo e non solo per questo, il primo atto che compierò sarà chiedere a chiunque firmerà per la mia candidatura di firmare contestualmente anche il referendum sulla riforma elettorale. Ora, in strada. E speriamo che conduca ad un posto migliore. Il partito democratico può esserlo, noi daremo una mano affinché lo diventi.

sabato 4 agosto 2007

Presentate due liste nazionali per Veltroni

Nasce la lista "A sinistra per Veltroni"Ambiente, giovani, diritti, conoscenza: le parole-chiave della seconda lista per Veltroni
Il primato del lavoro, la laicità delle leggi e dello Stato, un legame "organico" con il Partito socialista europeo, l'uguaglianza delle opportunità e la lotta ai privilegi: sono questi i punti chiave della lista "A sinistra per Veltroni", presentata oggi nella sede nazionale dei Ds.Più di 150 i firmatari della lista che è stata promossa dal senatore Massimo Brutti, vice presidente del Copaco, e da Vincenzo Vita, assessore alla Cultura della Provincia di Roma.
Come dicono i promotori, la lista ha l’obiettivo di lasciare "la porta aperta a tutti": a Furio Colombo, ex direttore de L'Unità, a cui Brutti ha rivolto un invito esplicito, ma anche alla Sinistra Democratica di Fabio Mussi e ai socialisti di Enrico Boselli. Tante le adesioni alla lista, da Renato Nicolini a Fausto Raciti, segretario della sinistra giovanile, a Gianni Borgna, Gianni Di Cagno, commissario dell'Authority sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, a Sergio Gentili, della sinistra ecologista, al sindaco di Giugliano Francesco Taglialatela, a Beppe Giulietti di 'Articolo 21'. Ci sono poi Marida Bolognesi , Mauro Calamante, assessore al Comune di Roma, Augusto Battaglia, assessore alla Regione Lazio, il presidente della fondazione Di Vittorio Carlo Ghezzi."La lista vuole soprattutto - ha detto Vita - rilanciare il dialogo con pezzi di sinistra che in questo momento non credono al nostro progetto, la nostra lista può diventare uno strumento utile per allargare il giro delle forze che sostengono la candidatura di Veltroni". "Alle diverse domande di democrazia e giustizia sociale che vengono da tutta Italia - ha concluso Brutti - dobbiamo rispondere con una democrazia capace di 'sburocratizzare' i rapporti tra Stato e cittadini, con una lotta senza tregua contro il crimine, la mafia e gli alleati della mafia". Il documento della lista “A sinistra per Veltroni” raccoglie inoltre diverse adesioni nella società civile (associazionismo, volontariato, terzo settore) e si propone di uniformare l'azione riformatrice della sinistra, senza dover necessariamente escludere il dialogo con la cosiddetta sinistra radicale.


Ambiente, diritti, conoscenza e soprattutto giovani sono le parole chiave della seconda lista per Veltroni, presentata oggi aMontecitorio in vista delle primarie del 14 ottobre. Il nome ancora non è stato scelto, arriverà a fine agosto, ma i promotori prendono da subito l'impegno di portare tanti giovani all'assemblea costituente del Pd, inserendoli in testa alle liste dei collegi. Nella seconda lista convergono sensibilità ambientaliste, mondo del lavoro, esperienze di cittadinanza attiva e i giovani dei Ds e della Margherita. Testimonial della seconda lista per Veltroni, due ministri. Oltre a Giovanna Melandri, ministro per le Politiche Giovanili e Sport, aderisce anche il ministro per le Riforme e l'Innovazione nella pubblica amministrazione, Luigi Nicolais. Secondo Giovanna Melandri "le primarie sono un inedito per la storia del Paese e questa lista raccoglie in pieno lo spirito innovativo della candidatura di Veltroni". E punta sui giovani "che sono la sintesi dell'innovazione". L'iniziativa- sottolinea il ministro - ha uno "spirito cooperativo e non competitivo" e affida i temi a lei cari non solo alla leadership di Veltroni, ma "li carica sulle spalle dei ragazzi e delle ragazze che saranno eletti nell'assemblea costituente". Oltre all'impegno già assunto per il 50% di donne, la lista si assume "un altro impegno- evidenzia il ministro - ossia l'apertura a chi non ha tessere e alle nuove generazioni".Il ministro Nicolais ha affermato che se il Pd "è un'opportunità per aprire oltre i due partiti", i temi della seconda lista sono "elementi essenziali per un rapporto con i cittadini". E’ quindi necessario "un'innovazione radicale" della quale devono essere protagonisti appunto i giovani.L'anima ambientalista è stata rappresentata da Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, per il quale la lista non è "in contrapposizione, ma di complemento" alle altre e da Edo Ronchi (senatore DS) che segnala che "la richiesta di Veltroni ci ha convinti perché serve un'acquisizione vera dell'ambientalismo". Per Andrea Ranieri, responsabile Saperi dei Ds, al centro della sfida del Pd c'è la questione generazionale, oltre alla rappresentanza femminile sono "decisivi per valutare se l'operazione riesce", cosa che "verificherete il 14 settembre sul numero di giovani in testa alle liste".Un invito alla partecipazione a chi "è rimasto fuori" arriva da Marco Simoni, portavoce del movimento iMille, secondo cui "merito e uguaglianza vanno coniugati insieme". Aderisce alla lista anche l'associazione Giovani per la Costituzione, rappresentata dal presidente Mattia Stella.

da http://www.lanuovastagione.it/, 3 agosto 2007

venerdì 3 agosto 2007

Nominati i presidenti dei Comitati Regionali per Veltroni, più della metà sono donne

Walter Veltroni ha indicato i nomi dei coordinatori dei Comitati per Veltroni che in ogni Regione d’Italia sosterranno la sua candidatura a leader del Partito Democratico affiancando l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che nei giorni scorsi aveva accettato la guida del Comitato di Roma e del Lazio.

Questi i nomi:
Val d’Aosta: Giuliana Ferrero, assessore Servizi Sociali comune di Aosta
Lombardia: Alessandra Kustermann, ginecologa
Piemonte: Sergio Chiamparino, sindaco di Torino
Veneto: Massimo Cacciari, sindaco di Venezia
Trentino: Alberto Pacher, sindaco di Trento
Alto Adige: Giovanni Polignoli, sindaco Laives
Friuli Venezia Giulia: Sergio Balzanello, sindaco Pordenone
Liguria: Marta Vincenzi, sindaco di Genova
Emilia Romagna: Livia Zaccagnini, presidente Istituzione Biblioteca Classense
Toscana: Sandra Bonsanti, giornalista
Umbria: Clara Sereni, presidente associazione Città del Sole
Marche: Maria Paola Merloni, imprenditrice e parlamentare
Lazio: Oscar Luigi Scalfaro
Campania: Teresa Armato, assessore regionale Università e ricerca
Abruzzo: Stefania Pezzopane, presidente provincia L’Aquila
Molise: Danilo Leva, consigliere regionale
Sardegna: Paolo Fresu, musicista
Calabria: Rosa Villecco Calipari, parlamentare
Basilicata: Mohamed Amadid, mediatore interculturale
Puglia: Salvatore Marzano, rettore Politecnico Bari
Sicilia: Simona Mafai, giornalista

“Voglio ringraziare davvero di cuore queste persone – ha detto Walter Veltroni - per aver accettato di impegnarsi in prima persona guidando i comitati regionali che sosteranno la mia candidatura alla segreteria del Partito Democratico. Ognuna di loro sarà un punto di riferimento importante nella costruzione di un partito veramente nuovo che sappia valorizzare le forze migliori del nostro territorio. Uomini e donne delle istituzioni, professionisti, imprenditori, esponenti della società civile e della cultura: i ventuno coordinatori dei comitati sono tutte persone che conoscono bene le singole realtà locali, e rappresentano per me la garanzia che il processo che si sta mettendo in moto sarà davvero un momento di vera apertura della politica verso tutti quelli che guardano a questa grande avventura con speranza ed entusiasmo.Mi sembra inoltre un risultato importante – ha concluso Veltroni - che più della metà dei coordinatori sia rappresentata da donne. Si tratta, come avevamo annunciato, di un primo, importante segnale della grande spinta innovativa che il partito democratico vuole e deve dare al nostro Paese”.
da www.lanuovastagione.it

giovedì 2 agosto 2007

Rosy Bindi: la biografia

Rosaria Bindi, detta Rosy (Sinalunga, 12 febbraio 1951) è una politica italiana, esponente della Margherita.
Laureata in scienze politiche, ricercatore universitario in Diritto Amministrativo, era accanto a Vittorio Bachelet nel momento del suo assassinio il 12 febbraio 1980. Lungamente impegnata nell'Azione Cattolica, dopo l'impegno nel settore giovanile è stata vicepresidente nazionale dell'associazione dal 1984 al 1989, anno in cui inizia la sua carriera politica iscrivendosi alla Democrazia Cristiana: in quell'anno si candida alle elezioni europee con lo Scudo Crociato nella circoscrizione nord-est ottenendo 211.000 preferenze e venendo eletta; a Strasburgo ricopre l'incarico di vicepresidente della commissione cooperazione e sviluppo e, successivamente, di presidente della commissione petizioni e diritti dei cittadini.
Dopo la fine della DC, aderisce al Partito Popolare Italiano con cui diviene deputato nazionale nel 1994 ed è favorevole alla nascita della coalizione di centro-sinistra, denominata L'Ulivo, che ha come leader Romano Prodi.
Nel 1996, infatti, in seguito alla vittoria elettorale dell'Ulivo, la Bindi viene nominata ministro della Sanità, incarico che mantiene per circa quattro anni (riconfermato, dopo il Governo Prodi I, anche dal primo e secondo governo D'Alema): in questa veste, con il decreto legislativo 229, vara nel 1999 la riforma del Servizio sanitario nazionale.
Alle successive elezioni politiche del 2001 viene rieletta alla Camera dei Deputati per la terza volta nel collegio uninominale di Cortona (Toscana). Aderisce al gruppo della Margherita ed è componente della Commissione affari sociali.
All'interno della Margherita (di cui, dopo essere entrata nell'esecutivo nazionale, è responsabile delle politiche sociali e della salute) è sempre stata vicina a Romano Prodi, senza mai aderire, però, alla corrente di minoranza di Arturo Parisi. In occasione dell'assemblea nazionale del partito in cui si doveva decidere l'adesione alla lista unitaria de L'Ulivo per le politiche 2006, la Bindi aderì al gruppo di Pierluigi Castagnetti (detto dei «pontieri»). Con l'assemblea di Chianciano Terme dell'Associazione I Popolari, si è schierata con l'omonima corrente interna, seppur su posizioni d'autonomia.
Rieletta alla Camera dopo le elezioni politiche del 2006 nella circoscrizione della Toscana dopo essersi candidata anche in Veneto e nella provincia di Torino, è stata nominata nel secondo governo Prodi ministro della famiglia.
Il suo nome è legato anche al disegno di legge sui Dico, i diritti e doveri delle convivenze, per il quale ha ricevuto aspre critiche dalla maggior parte del mondo ecclesiale e da molte associazioni cattoliche.
Si batte da sempre per la formazione di un nuovo soggetto politico che raccolga le diverse anime riformiste presenti all'interno dello schieramento di centro-sinistra, ed è tra le più accese promotrici della nascita del Partito Democratico del quale, dal 23 maggio 2007, è uno dei 45 membri del Comitato promotore nazionale che riunisce i leader delle componenti del futuro PD.
Il 16 luglio del 2007 annuncia la sua candidatura alle primarie che stabiliranno il leader del PD.

da www.wikipedia.it

Un partito post-socialista, nuova forza

di Walter Veltroni

CARO direttore, la grandezza della sinistra, nel corso della storia, è stata sempre quella di saper cambiare, di trovare un senso alla società in cui viveva, di definire la sua dimensione etica, i suoi valori, le sue politiche, per poter "star dentro" il proprio tempo e perseguire i suoi obiettivi di fondo. Fu così nel XIX secolo per la sinistra liberale e repubblicana figlia della rivoluzione francese. Fu così in quella svolta epocale che gradualmente, negli ultimi decenni di quello stesso secolo e agli inizi del successivo, vide nascere le organizzazioni del movimento operaio e il sostituirsi, nel cuore della sinistra, dei partiti socialisti e laburisti a quelli liberal-democratici e radicali. La sinistra cambiò perché era cambiato il mondo, perché si erano profondamente modificate le condizioni economiche e sociali. L'industrializzazione di massa, la fatica e lo sfruttamento di milioni di persone, la spinsero a cercare nuove teorie, a porsi nuovi obiettivi - dai diritti civili e politici a quelli sociali, "materiali", per restare nel campo del riformismo - e a dar vita a nuove organizzazioni. Le stesse grandi esperienze riformiste del Novecento sono state quelle che hanno saputo interpretare il mondo che cambiava, dal New Deal di Roosevelt alla nuova frontiera di pace e di prosperità indicata da Kennedy alla sua generazione fino al multilateralismo, alla crescita economica e agli investimenti pubblici nell'istruzione e nelle alte tecnologie di Clinton; da Willy Brandt a Olof Palme, al loro aggiornamento dei modelli di welfare state, all'Ostpolitik, all'impegno per il disarmo nucleare. Obiettivi da raggiungere attraverso il governo e le riforme, ma obiettivi radicali, nati dalla capacità di condividere aspettative di popolo.

Oggi siamo chiamati a compiti altrettanto grandi, perché altrettanto grandi sono i cambiamenti che ci coinvolgono. E' il momento, non contingente, ma storico, di dar vita in Italia al Partito Democratico. Che non è affatto la fine della storia della sinistra, ma al contrario la sua nuova dimensione. Che non è il venir meno di una visione, di un'idea di società, del perseguimento di grandi obiettivi, ma è la ricerca di strumenti nuovi e concreti per rispondere ai compiti che sono della sinistra: accompagnare alla crescita economica coesione e giustizia sociale, ridurre le disuguaglianze, creare le condizioni perché vi siano le stesse chances per ognuno, sostenere chi da solo non ce la fa e offrire opportunità a chi ha talento e vuole riuscire, far sì che la libertà sia di tutti e non di pochi. La sinistra è questo, non qualcosa di astratto, non un luogo geografico, e nemmeno può essere l'angelo di Paul Klee che sa procedere solo volgendo lo sguardo indietro. Quasi dieci anni fa, nell'introduzione a un mio libro pubblicato nel pieno dell'esperienza del primo governo dell'Ulivo, scrissi che "il centrosinistra è la nuova sinistra del Duemila". Oggi non ho meno motivi per pensare sia così. Ne ho semmai di più. La storia del socialismo, del socialismo democratico, è segnata da grandi conquiste, da un cammino che ha migliorato le condizioni dell'uomo in rapporto alla produzione e ha diffuso possibilità di partecipazione prima inesistenti. Ma la tavola dei valori del Partito Democratico, il suo inedito "alfabeto", non potranno venire solo da quella storia, e nemmeno semplicemente dal suo aggiornamento. Ha ragione Lloyd: la visione da dare a chi ancora chiede valori in cui credere è necessariamente pluralista, perché plurali sono le nostre società, le società delle nuove tecnologie, dell'economia globale, degli individui e non più delle classi, dei "consumatori" e non solo dei "produttori". La visione del Partito Democratico potrà venire solo dalla fusione, e non dal semplice accostamento, del pensiero della sinistra democratica e liberale, del personalismo cristiano, del comunitarismo, dell'ambientalismo, di una parte di quella critica radicale della società che non è più ideologica e che si può ritrovare in un contenitore ampio e aperto, dei nuovi apporti culturali che il nostro tempo così veloce produce, dei linguaggi e dalle forme di partecipazione che arrivano dalla Rete. Verrà, questa visione, se queste culture, e le forze che ad esse si richiamano, comprenderanno che per andare avanti dovranno superare alla radice la loro parzialità, la loro separatezza, la loro insufficienza, scegliendo quel "libero scambio delle idee" che per Giddens è condizione indispensabile di ogni innovazione politica. Quello delle differenze interne al nuovo Partito è un falso problema. La cosa peggiore da fare, ora, è evocare tutti i possibili elementi di divisione, dalle questioni etiche alla futura collocazione nelle organizzazioni sovranazionali. "I nostri passi inventano il sentiero a mano a mano che si va avanti", ha scritto Tahar Ben Jelloun. Una saggezza che dovremo far nostra, anche perché a ben vedere le differenze non sarebbero così grandi sui temi economico-sociali e sul piano internazionale, mentre quelle sulle questioni "eticamente sensibili" sarebbero non solo normali, ma rappresenterebbero un arricchimento, un esercizio paziente di sintesi da portare nella vita pubblica, contro ogni rischio di bipolarismo etico. "Sintesi" è forse la parola chiave che dovrà guidare, in senso più ampio, il cammino del Partito Democratico. Quando sarà nato, perché dovrà funzionare e assumere decisioni rispettando peso della maggioranza e diritti della minoranza. E già nei primi passi, quelli che faranno incontrare fino a "confondersi", come ha scritto Giuliano Amato, le diverse identità e le culture del centrosinistra, che saranno giustamente orgogliose di ciò che sono state, ma che dovranno avere la saggezza di cercare la loro unità più che in un percorso condiviso del passato, in una visione comune del futuro. L'esigenza storica del Partito Democratico non nasce da astrattezze politologiche. Non è una questione di etichette e formule politiche. Se le lasciamo da parte, ci accorgiamo che il Partito democratico già c'è. E' formato da milioni di persone, da chi spende il suo impegno civile nei partiti, dal popolo delle primarie, da una coscienza diffusa, da tutti quei cittadini che in ogni occasione hanno detto di preferire un campo largo e vario rispetto alle dimensioni più limitate di un partito, come ogni elezione dal '96 ad oggi ha dimostrato. E' questo che i Ds, la Margherita e spero tutte le forze riformiste sembrano aver capito. Il Partito Democratico non può nascere né solo dall'incontro di ciò che esiste né senza ciò che esiste. E', oggi, la sfida più alta per la capacità di innovazione, il coraggio, la generosità di tutti. Fare il nuovo, non cercare le mille ragioni per non farlo. Si può dar vita al primo partito italiano, per voti e per unità e coerenza programmatica. Condizione è che nasca con un programma riformista ma non moderato, realista ma in grado di immaginare programmi e valori carichi di "radicalità" del cambiamento. Una forza di popolo, non un'assemblea di stati maggiori. Il nuovo Partito nascerà davvero se risponderà alle esigenze del Paese in questo determinato momento della nostra vicenda nazionale, se interpreterà le domande, i bisogni e le aspettative degli italiani, assumendo le tensioni della società e offrendo una sintesi, una prospettiva. Nascerà, e si consoliderà, se avrà e indicherà una visione, un sistema di valori. Se saprà cambiare atteggiamento culturale di fronte alle nuove tecnologie, se farà fino in fondo propria l'idea che il mercato regolato è il terreno su cui si possono esprimere le energie e le potenzialità che l'Italia possiede, se renderà sempre più concreta l'idea di welfare community che muove dalla convinzione che lo stato sociale è una grande conquista, che nessuna concessione va fatta al darwinismo sociale, che la chiave è rafforzare la rete di tutela e promozione formata da volontari e associazioni, dalle stesse famiglie. Nascerà, il Partito Democratico, se trasmetterà passione, emozione, sentimenti. Fiducia nel futuro. Per tutti quei ragazzi che possono entrare nel mondo del lavoro grazie a contratti meno rigidi di una volta, ma che resteranno prigionieri della precarietà se non troveranno diritti e tutele sul piano della formazione nel passaggio da un posto all'altro, della solidità delle indennità di disoccupazione, della continuità previdenziale. Fiducia e futuro per i tre milioni di immigrati regolari che sono una risorsa economica e sociale, e che meritano di essere integrati pienamente, di partecipare attivamente alla vita pubblica. Per i nostri giovani ricercatori, che devono avere a disposizione strumenti e risorse per non essere costretti o a lasciare l'Italia o a restare tra mille difficoltà. Riuscire a fare tutto questo, farlo inserendo il concreto governo delle cose dentro una visione più ampia, anche con la necessaria radicalità di principi e ideali, è il modo non per abdicare, ma per scrivere pagine nuove nella storia della sinistra.

da la Repubblica, 2 settembre 2006

PD: Rosy Bindi in corsa per le primarie

di Francesco Bellini

Rosy Bindi scende in campo e si candida come leader del PD: "Sono ormai convinta che la scelta piu' giusta e piu' utile sia quella di presentare la mia autonoma candidatura alla segreteria del nuovo partito". "L'appuntamento del 14 ottobre ha risvegliato nel popolo dell'Ulivo nuove attese e una grande speranza nel Partito democratico -sottolinea- queste attese e queste speranze non possono andare deluse. Anch'io, come tanti, sento la responsabilita' di un impegno in prima persona". Dopo aver riflettuto "a lungo sul contributo che avrei potuto dare a questa straordinaria opportunita' per la politica e il paese", Bindi ha ritenuto cosi' che questa fosse la scelta "piu' giusta e utile".In una lunga nota, Bindi indica le ragioni della sua scelta. E spiega che ha deciso di candidarsi ''per una vera competizione'', perche' ''e' il momento delle donne'', per concorrere a costruire un partito ''per il bipolarismo e la laicita''', per ''un'Italia piu' libera e giusta'', perche' ''le persone sono piu' forti delle regole''.
Ecco le ''motivazioni'' della decisione del ministro della Famiglia:
PER UNA VERA COMPETIZIONE - ''Un partito che nel suo atto fondativo segna con coraggio una radicale discontinuita' rispetto al passato e sceglie la nuova classe dirigente con una consultazione popolare - osserva Rosy Bindi - ha bisogno di una competizione vera. Una competizione che favorisca il confronto delle idee e porti alla luce le differenze e la ricchezza culturale del partito nuovo. Il Pd sara' davvero quel soggetto politico aperto e plurale che abbiamo sempre voluto, se saremo capaci di andare oltre il recinto dei partiti fondatori e mescolare, insieme ai vecchi iscritti, nuovi nomi, nuove storie e nuove biografie. E chiunque vincera' le primarie avra' una vittoria piu' forte e limpida se gli elettori non si limiteranno alla ratifica di un solo nome''.
E' IL MOMENTO DELLE DONNE - ''Sono convinta che le donne non possano piu' aspettare - afferma l'esponente della Margherita - Sono maturi i tempi per lasciarci alle spalle gli schemi e i pregiudizi culturali che hanno finora tagliato fuori o posto ai margini della politica le donne italiane. Spero che la mia candidatura serva da incoraggiamento per tutte le donne che vogliono mettersi al servizio, in prima persona, della democrazia italiana e per tutti gli uomini che in questo obiettivo si riconoscono. E' il momento di far contare il peso e l'autorevolezza di straordinarie energie femminili presenti nella vita sociale, economica, culturale del Paese''.
UN PARTITO PER IL BIPOLARISMO E LA LAICITA' - ''Il Pd deve avere soprattutto l'ambizione di restituire autorevolezza alla politica e qualita' alla nostra democrazia. C'e' bisogno di dar vita ad un bipolarismo finalmente maturo, senza ambiguita' e tatticismi nella politica delle alleanze. Anche per questo e' necessario cogliere fino in fondo la sfida di una nuova laicita'. Il pluralismo etico, religioso e culturale che caratterizza la societa' italiana, e che va ulteriormente arricchendosi grazie al contributo offerto dai nuovi cittadini stranieri che insieme a noi stanno gia' costruendo l'Italia nuova, impone non solo un civile confronto tra credenti e credenti cosi' come tra credenti e non credenti ma ci spinge alla ricerca di un orizzonte piu' avanzato di dialogo e collaborazione per il bene comune, nel quadro delle linee tracciate dalla nostra Costituzione''.
UN'ITALIA PIU' LIBERA E GIUSTA - ''L'Italia sta tornando a crescere. Il Partito democratico deve sostenere e accompagnare l'operato del governo Prodi per superare le tante disuguaglianze - tra il Nord e il Sud, tra giovani e anziani, occupati e disoccupati - che frenano uno sviluppo di qualita'. Vogliamo un'Italia piu' ricca ma anche piu' libera e piu' giusta''.
LE PERSONE SONO PIU' FORTI DELLE REGOLE - ''Il Comitato dei 45 ha approvato un regolamento elettorale che favorisce chi puo' contare su una forte organizzazione. Ds e Margherita, attraverso i loro piu' autorevoli esponenti, hanno gia' dichiarato di appoggiare la candidatura di Walter Veltroni. Nonostante questi limiti sono convinta che in tantissimi, donne e uomini e soprattutto giovani e giovanissimi, che gia' si sentono democratici pur non militando nei partiti esistenti o sentendosi estranei ai loro apparati organizzativi, si aspettano e vogliono essere protagonisti di questa nuova stagione''.
L'APPELLO - ''Faccio appello a tutti coloro che guardano con speranza al partito nuovo e non vogliono essere esclusi dal percorso che abbiamo avviato. Entro una settimana devono essere raccolte e presentate 3.000 firme. Fin d'ora - sottolinea Bindi - chiedo la vostra disponibilita'. Non abbiamo molto tempo e abbiamo bisogno di ognuno di voi''.
SE SARO' ELETTA, RINUNCERO' A OGNI ALTRO INCARICO - ''Con questa candidatura assumo una responsabilita' nuova ma non solitaria. E' un percorso che richiedera' molte energie, passione e dedizione. Sara' un impegno quotidiano, a tempo pieno. E se saro' eletta - conclude il ministro per la Famiglia - rinuncero' a qualunque altro incarico. Consapevole del rilievo di questo impegno per la nostra democrazia e il futuro del Paese mi dedichero' esclusivamente a questo compito entusiasmante che corrisponde ad una grande domanda di cambiamento della politica''.
mercoledì 18 luglio 2007

mercoledì 1 agosto 2007

Walter Veltroni: la biografia

Walter Veltroni (Roma, 3 luglio 1955) è l'attuale sindaco di Roma, essendo stato eletto una prima volta nel 2001 e riconfermato nelle elezioni comunali del 2006. Dal 1998 al 2001 è stato segretario dei Democratici di Sinistra.
Il 27 giugno 2007 si è candidato come segretario del costituendo Partito Democratico.
Walter è figlio di Vittorio Veltroni, noto dirigente della RAI degli anni cinquanta, prematuramente scomparso quando Walter aveva solo un anno.

La carriera politica
Walter Veltroni quando era responsabile della comunicazione del PCI.Iniziò la sua carriera politica iscrivendosi alla FGCI, ovvero la Federazione Giovanile Comunista Italiana. Nel 1976 fu eletto consigliere comunale di Roma nelle liste del PCI, mantenendo questa carica fino al 1981. Nel 1987 divenne per la prima volta deputato nazionale. Un anno dopo entrò nel comitato centrale del Partito Comunista Italiano, ed in questa veste egli fu favorevole alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto e alla nascita del Partito Democratico della Sinistra.
Veltroni, che dopo la maturità era diventato un giornalista professionista, fu scelto nel 1992 come direttore "di compromesso" de L'Unità, lo storico quotidiano della sinistra italiana divenuto da qualche tempo organo ufficiale del PDS (e successivamente dei Democratici di Sinistra). Sotto la sua direzione la testata continuò quel processo di modernizzazione avviato fin dal 1982: con la riorganizzazione in due parti (con un inserto giornaliero di cultura, informazione scientifica, ambiente, spettacolo e sport chiamato "Unità 2"), coincise anche un'offerta di vari supplementi settimanali, tra cui le repliche degli album delle figurine Panini, e film in videocassetta.
Sempre nel 1996 Romano Prodi lo chiamò a condividere la leadership de l'Ulivo e, dopo la vittoria della coalizione del Centrosinistra, divenne vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali e ambientali con l'incarico per lo spettacolo e lo sport. Nel 1998, dopo la caduta del governo Prodi, tornò a concentrarsi sul partito, che lo aveva eletto da poco segretario nazionale. Durante la sua segreteria il PDS, in seguito alla confluenza nel partito di formazioni di varia ispirazione, laiche e cattoliche (Sinistra repubblicana, Cristiano Sociali, Comunisti unitari, Laburisti) si trasformò (all'indomani del congresso di Napoli) in DS, ovvero Democratici di Sinistra.
I risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali gli sono stati riconosciuti anche all’estero: la Francia ha voluto insignirlo, nel maggio 2000, della Legion d'Onore.
Nel 2001 venne scelto dal centrosinistra come candidato a sindaco di Roma in risposta alla Casa delle Libertà che aveva indicato Antonio Tajani di Forza Italia. Veltroni fu eletto sindaco con il 53% dei voti.
Walter Veltroni con Pier Paolo Pasolini e Ferdinando Adornato negli anni Settanta.Nel maggio 2003 ha conseguito la laurea honoris causa in “Public services” da parte della John Cabot University di Roma.
Nel 2004 inaugura con gli studenti delle scuole romane una serie di viaggi in paesi dell'Africa volti a sensibilizzare gli studenti sul tema della povertà nel Terzo Mondo e per donare, con i soldi raccolti dagli studenti, nuove strutture, specialmente scuole, ai paesi visitati. Il primo viaggio, svoltosi nel 2004, ha avuto come meta il Mozambico, il secondo, del 2005, si è svolto in Rwanda, il terzo, del 2007, è stato in Malawi. Per il 2008 è previsto un viaggio in Senegal.
Nel gennaio 2006 il Presidente della Repubblica Ciampi lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce.
Il 29 maggio 2006 è stato riconfermato sindaco della capitale con il 61,45% dei voti, raggiungendo così il più ampio risultato elettorale della storia delle elezioni comunali di Roma con l'elezione diretta del Sindaco che gli ha consentito di battere il candidato sindaco della Casa delle libertà Gianni Alemanno, ex ministro delle Politiche Agricole e Forestali, che si è fermato al 37,07%.
Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD, la cui nascita è prevista per il 14 Ottobre 2007 con le primarie che sceglieranno il leader preposto al vertice del partito.
Il 20 giugno 2007, Piero Fassino e Massimo D'Alema si sono dichiarati favorevoli a candidare Veltroni come segretario del PD.
Il 27 giugno, al Lingotto di Torino ha pubblicamente presentato la propria candidatura per la guida del Partito Democratico. (per leggere il discorso integrale vedi collegamenti esterni a fondo pagina)

Note biografiche
È sposato con Flavia Prisco e ha due figlie, Martina e Vittoria.
Nel 1994 la "base" del PDS lo candidò come segretario nazionale. Fu però sconfitto, in maniera abbastanza clamorosa da Massimo D'Alema per 249 (voti dei componenti del consiglio nazionale) a 173.
Pur essendo non-credente ("credo di non credere"), ha allegato ad un'edizione dell'Unità il Vangelo: per la prima volta il quotidiano che fu di Antonio Gramsci favoriva la diffusione di un testo sacro. Da sindaco di Roma ha anche dato la cittadinanza onoraria a Papa Giovanni Paolo II e gli ha intitolato, subito dopo la sua morte, la stazione Termini, il più importante scalo ferroviario della capitale (e d'Italia).

Curiosità
Grande appassionato di sport, e in particolare di pallacanestro, il 7 novembre 2006 è stato nominato Presidente Onorario della Lega Basket italiana. Veltroni si è anche fatto promotore della candidatura di Roma per le Olimpiadi estive del 2016.
Sempre nel 2006 Veltroni, grande cinefilo, si è fatto promotore di CINEMA. Festa Internazionale di Roma, festival cinematografico della capitale la cui prima edizione si è tenuta a ottobre.
Nel 2005 Veltroni ha doppiato un personaggio del film d'animazione della Disney Chicken Little - Amici per le penne; il personaggio, Rino Tacchino, è il sindaco della comunità degli uccelli. Veltroni ha devoluto il compenso ricevuto (10.000 €) in beneficenza ai bambini disabili.
Nel 2007 Veltroni ha scritto il soggetto di un corto per il programma ScreenSaver di Rai Tre che è stato sviluppato con i ragazzi della sua ex-scuola media. E' la storia di un ragazzo che si sveglia quando manca la corrente e, senza la tv e il computer, riscopre il dialogo con la propria famiglia: il protagonista è interpretato da Adolfo Mazzeo, 12 anni.

Bibliografia
Walter Veltroni ha scritto diversi libri, su argomenti che riflettono i principali interessi del loro autore: dalla politica alla musica, dalla storia allo sport, dalla religione alla biografia, dall'autobiografia alla televisione. Ecco la bibliografia completa di Veltroni:
1977 - Il PCI e la questione giovanile
1978 - A dieci anni dal ’68. Intervista con Achille Occhetto
1981 - Il sogno degli anni sessanta
1982 - Il calcio è una scienza da amare
1990 - Io e Berlusconi (e la Rai)
1992 - I programmi che hanno cambiato l’Italia
1992 - Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy
1992 - La sfida interrotta. Le idee di Enrico Berlinguer
1994 - Certi piccoli amori
1995 - La bella politica (libro intervista)
1997 - Certi piccoli amori 2
1997 - Governare da sinistra
2000 - I care
2000 - Forse Dio è malato. Diario di un viaggio africano
2003 - Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista
2004 - Senza Patricio
2006 - La scoperta dell'alba (romanzo)
2007 - Aspetta te stesso - Corriere della Sera - (Corti di carta, racconto)
da www.wikipedia.it

martedì 31 luglio 2007

Bettini:”Scalfaro presidente del Comitato per Veltroni è una straordinaria opportunità“

Per i Democratici di Roma e del Lazio è una straordinaria opportunità ed un vero onore avere alla guida del Comitato promotore che sosterrà Walter Veltroni a segretario del Pd una figura come Oscar Luigi Scalfaro.
Da Scalfaro in questi anni è venuta una lezione, energica e vitale, di rispetto dei principi di libertà delle istituzioni democratiche e soprattutto della costituzione italiana. Questi sono i valori a fondamento della nuova formazione politica che stiamo costruendo insieme a tanto popolo italiano
da http://www.democraticiinrete.it/

"La democrazia italiana è malata. Ecco le dieci riforme per cambiare"

Veltroni: sistema in crisi, il Partito democratico nasce per fermare la deriva
Tra i punti riduzione dei parlamentari, una nuova legge elettorale, il federalismo e una corsia preferenziale per i testi del governo
(Ansa)ROMA - Se abbiamo voluto chiamare «democratico» il partito nuovo che stiamo costruendo, è anche e soprattutto perché è la democrazia la questione cruciale del nostro tempo. Siamo entrati nel ventunesimo secolo sull'onda delle speranze suscitate dalla vittoria della democrazia sui totalitarismi che avevano insanguinato il Novecento. Ma oggi quella corrente calda ha perso buona parte della sua forza, frenata dall'attrito con questioni dure, come il divario tra il carattere globale dei nuovi problemi (e dei nuovi poteri) e la dimensione ancora prevalentemente nazionale delle istituzioni politiche, la persistente debolezza delle istituzioni internazionali, la fatica con la quale avanzano i processi di integrazione sopranazionale e post-statuale, a cominciare dall'Unione Europea.
E se perfino le grandi democrazie appaiono troppo piccole, è inevitabile che sia messo in dubbio il fondamento più profondo della democrazia stessa: quella visione umanistica della storia che ritiene possibile, per la coscienza e l'intelligenza delle donne e degli uomini, orientare il corso degli eventi. Perché ritiene che la storia non sia determinata meccanicisticamente dalla sola legge della necessità, ma possa essere influenzata dal responsabile esercizio della libertà. Dirsi «democratici», oggi significa dunque anzitutto lavorare per aprire alla democrazia orizzonti più ampi: a cominciare dal multilateralismo efficace nelle relazioni internazionali e da una visione politica e non solo mercantilistica dell'integrazione europea. E tuttavia, anche per contribuire ad aprire un nuovo ciclo, un ciclo sopranazionale, nella storia della democrazia, dopo quelli delle città antiche e degli stati moderni, è necessario disporre di istituzioni nazionali forti, perché efficaci e legittimate, di un sistema politico capace di pensare in grande e di agire con rapidità e di un efficace e trasparente governo di prossimità. Il nostro Paese non dispone oggi di istituzioni nazionali e di un sistema politico adeguati a questi fini. La democrazia italiana è malata, per così dire, su entrambi i lati del suo nome composto: quello della «crazia», ovvero dell'autorevolezza e della forza delle istituzioni; e quello del «demos», ovvero della legittimazione popolare della politica.
Non è necessario dilungarsi nella descrizione: è sotto gli occhi di tutti la crisi di autorità di un sistema istituzionale e politico, qualunque sia il colore del governo del momento, allo stesso tempo costoso e improduttivo, tanto invadente nell'occupazione del potere e nell'ostentazione dei suoi segni esteriori, quanto impotente nell'esercitare il potere vero, quello che serve ad affrontare i problemi del paese; tanto capace di frammentarsi inseguendo e cavalcando la degenerazione corporativa della società, quanto inadeguato al bisogno, che pure il paese esprime, di unità, solidarietà, coesione attorno a obiettivi di bene comune. La democrazia italiana sta andando in crisi per assenza di capacità di decisione, per la prevalenza della logica dei veti delle minoranze sulle decisioni delle maggioranze. La democrazia non può essere un'assemblea permanente che si conclude con la convocazione di un'altra assemblea. La democrazia è ascolto, partecipazione, condivisione. Ma, alla fine, è decisione. Lo disse Calamandrei durante i lavori della Costituente: «La democrazia per funzionare deve avere un governo stabile: questo è il problema fondamentale della democrazia. Se un regime democratico non riesce a darsi un governo che governi, esso è condannato… Le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dalla impossibilità di governare dei governi democratici».
Il Partito democratico nasce per porre un argine a questa deriva, nella quale la politica stessa finisce per alimentare l'antipolitica, e per avviare, con la sua stessa costituzione, un'inversione di tendenza: dalla divisione all'unità, dall'invadenza alla sobrietà, dall'arroganza inconcludente alla forza dell'efficienza e della produttività. Per dare concretezza a questa linea di lavoro, il Partito democratico al quale penso si impegnerà seriamente a fare dieci cose concrete.
Primo: superare l'attuale bicameralismo perfetto, assegnando alla Camera la titolarità dell'indirizzo politico, della fiducia al governo e della funzione legislativa e facendo del Senato la sede della collaborazione tra lo Stato e le autonomie regionali e locali. Senato e Camera manterrebbero potestà legislativa paritaria nei procedimenti di revisione costituzionale.
Secondo: operare una drastica riduzione del numero dei parlamentari, coerente con la specializzazione delle due camere: 470 deputati e 100 senatori porterebbero l'Italia al livello delle altre grandi democrazie europee come quella francese alla quale sempre di più dobbiamo saper guardare.
Terzo: riformare la legge elettorale, in modo da ridurre la assurda frammentazione e favorire un bipolarismo basato su competitori coesi programmaticamente e politicamente. Il governo sarebbe così capace di assicurare l'attuazione del programma per il quale è stato scelto dagli elettori, come in tutte le grandi democrazie europee. E, infine, la ricostruzione di un rapporto fiduciario tra elettori ed eletti, mediante la previsione per legge di elezioni primarie per la selezione dei candidati. Tutto questo è ora reso ancora più necessario dalla positiva sfida del referendum.
Quarto: rafforzare decisamente la figura del Presidente del Consiglio, sul modello tipicamente europeo del governo del primo mini-stro, in modo da garantire unitarietà e coerenza all'azione di governo e coesione alla maggioranza parlamentare, attribuendogli, ad esempio, il potere di proporre nomina e revoca dei ministri al Presidente della Repubblica.
Quinto: rafforzare il sistema di garanzie nel sistema maggioritario e bipolare, in modo da scongiurare qualunque rischio di dittatura della maggioranza o di deriva plebiscitaria, prevedendo quorum rafforzati per la modifica della prima parte della Costituzione e per l'elezione delle cariche indipendenti, uno Statuto dell'opposizione, l'attribuzione alla Corte costituzionale delle controversie in materia elettorale, norme rigorose contro il conflitto d'interessi.
Sesto: previsione di una corsia preferenziale, con tempi certi, per l'approvazione dei disegni di legge governativi e voto unico della Camera sulla legge finanziaria nel testo predisposto dalla Commissione Bilancio, sulla falsariga dell'esperienza inglese.
Settimo: escludere nei regolamenti parlamentari la costituzione di gruppi che non corrispondano alle liste presentate alle elezioni e rivedere le norme finanziarie che oggi premiano la frammentazione, comprese quelle sul finanziamento pubblico dei partiti e della stampa di partito.
Ottavo: completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle forme particolari di autonomia che possono avvicinare le regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali, con uno sguardo particolare alle grandi aree metropolitane.
Nono: attuare l'articolo 51 della Costituzione, prevedendo almeno il 40 per cento di candidati donne e di capilista donne a pena di inammissibilità delle liste. Il Partito democratico applicherà alle proprie liste la quota del 50 per cento.
Decimo: riconoscere il voto ai sedicenni per le elezioni amministrative, valorizzandone l'apporto di freschezza e di entusiasmo essenziale per la rivitalizzazione della democrazia e al tempo stesso la funzione di responsabilizzazione, di socializzazione e di apertura, essenziale nel delicato percorso dall'adolescenza alla maturità. Si tratta, come è ovvio, di proposte aperte, che implicano un iter non semplice di revisione costituzionale e legislativa, che a sua volta presuppone la convergenza di un ampio schieramento di forze. Molte legislature sono trascorse invano, da quando il tema della riforma della politica, delle sue regole, delle sue istituzioni, è entrata nell'agenda del paese. Ora la crisi di autorità della politica sta diventando un'emergenza democratica. Il Partito democratico al quale penso nasce per riportare l'Italia tra le grandi democrazie d'Europa. È una urgenza assoluta. Se non vogliamo che si avveri la lucida profezia di Calamandrei.
Walter Veltroni
da il Corriere della Sera, 24 luglio 2007